ETF, i migliori e i peggiori di marzo

Criptovalute e società minerarie le migliori scelte del mese. Male, invece, gas naturale, banche americane e, ovviamente, i bond AT1.

Valerio Baselli 03/04/2023 | 10:02
Facebook Twitter LinkedIn

ETF

Secondo i dati Morningstar, a marzo, tra il miglior Exchange traded product (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono circa 67 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o inversi).

Questi strumenti, essendo prodotti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo.

I Top
La Top 12 di marzo dei fondi passivi quotati in Borsa, cioè gli Exchange traded products (ETP), vede al primo posto il CoinShares Physical XRP (XRPL), strumento esposto alle fluttuazioni del token della blockchain Ripple. Bene anche altre valute digitali, tra cui lo stesso Bitcoin, spinte tra l’altro dalle paure legate alla crisi bancaria.

XRP, la sesta criptomoneta per capitalizzazione di mercato, ha guadagnato circa il 38% nel mese di marzo. Gli acquisti, concentrati dal 20 marzo in poi, sono sostanzialmente una scommessa che Ripple possa vincere un altro round nella lunga battaglia legale con la SEC (Securities and Exchange Commission) negli Stati Uniti. 

Tutto nacque nel dicembre 2020, quando la SEC intentò una causa contro Ripple Labs sostenendo che la criptovaluta XRP fosse un titolo azionario venduto illegalmente nel 2013 al fine di raccogliere fondi. 

Nel settembre dell’anno scorso, il giudice Analisa Torres ha annullato il tentativo dell’autorità di vigilanza di non rendere pubblici dei documenti redatti dell’ex-direttore della divisione Corporate Finance della SEC, William Hinman.

Questi documenti si riferiscono a un discorso tenuto da Hinman durante lo Yahoo Finance All Markets Summit del 2018, nel quale il dirigente SEC sostenne che ETH non potesse considerarsi un titolo azionario. Ripple Labs sostiene che tale discorso rappresenti una prova schiacciante del caso che la SEC ha intentato contro l'azienda: per l’ente di vigilanza statunitense la vendita di XRP avrebbe violato le leggi sui titoli, nonostante l’azienda abbia condotto una ICO (Initial Coin Offering) esattamente come ETH.

La divisione di cui era a capo William Hinman ha anche, tra gli altri compiti, quello di fornire assistenza interpretativa rispetto alle regole della SEC, quindi il suo parere riguardo quali criptovalute debbano essere considerate “security” è rilevante. 

Ripple ha chiesto alla corte che la SEC producesse la documentazione del discorso di Hinman del 2018, ma la SEC si è rifiutata. Ora, con l’ordine esplicito del giudice Analisa Torres, non potrà fare a meno che presentare tale documentazione alla corte ed all’accusato, ovvero Ripple.

La sentenza finale potrebbe già arrivare in aprile e in ogni caso avrà un impatto notevole sull’intero ecosistema delle criptovalute.

Mese positivo anche per l’oro e le società che lo estraggono, sulla scia dei timori legati alle turbolenze del mondo bancario, all’inflazione e alle decisioni di politica monetaria.

E i Flop
La classifica relativa ai replicanti che hanno perso di più nel mese di marzo, invece, vede diversi posti occupati da strumenti che tracciano il prezzo del gas naturale. Come spiegato in una nostra recente analisi, in Europa, la diminuzione della domanda ha contribuito a far scendere i prezzi del gas dal massimo storico di 340 euro dello scorso agosto a 42 euro alla fine di marzo. Il successo ottenuto dall’UE nel ridurre il consumo di gas ha compresso la richiesta di GNL statunitense a breve termine per colmare le lacune di approvvigionamento. Il conseguente calo dei prezzi ha poi fatto crollare gli spread del gas tra Stati Uniti e Unione Europea.

Alla luce del fallimento della Silicon Valley Bank e successivamente di altri istituti bancari negli Stati Uniti, invece, non stupisce la performance negative di strumenti quali l’iShares S&P U.S. Banks ETF (BNKS) o l’Xtrackers MSCI USA Banks ETF 1D (XUFB).

Lo stesso discorso vale per l’Invesco AT1 Capital Bond ETF (AT1), tra i più esposti alle obbligazioni di questo tipo (Additional Tier-1) – note anche come contingent convertible bond (CoCo) – emesse da Credit Suisse. Con una mossa a sorpresa, infatti, l’autorità di regolamentazione svizzera ha ordinato “una svalutazione completa” del valore di 16 miliardi di franchi svizzeri di questo tipo di bond come condizione all’interno dell’accordo di salvataggio da parte di UBS.  

L’analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Iscriviti alle Newsletter Morningstar

Clicca qui

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

© Copyright 2023 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy        Cookie Settings        Disclosures