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Obbligazioni: cosa bisogna sapere per investire nel 2022

Inflazione, banche centrali e rallentamento economico sono i temi al centro dell’attenzione sui mercati delle obbligazioni. Morningstar dedica l’intera settimana ad analisi macro e approfondimenti sugli strumenti per affrontare l’attuale situazione.

Sara Silano 16/05/2022 | 09:01
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Banconote

Ci sono tre parole-chiave per gli investitori obbligazionari nell’attuale fase di mercato.

1. Inflazione
La prima è “inflazione”. Nell’area euro le pressioni sui prezzi, in larga parte dovute al caro-energia e ai problemi di approvvigionamento, si sono intensificate con l’invasione russa in Ucraina lo scorso 24 febbraio. Secondo i dati Eurostat, l’incremento ad aprile è stato del 7,5% su base annua (+6,2% in Italia). E’ ormai chiaro ai più che l’inflazione durerà più a lungo di quanto non ci si aspettasse. Negli Stati Uniti, l’indice dei prezzi (CPI) è salito dell’8,6% annuo a marzo ed è diventato il nemico numero uno della Federal Reserve. Il suo presidente, Jerome Powell, nella conferenza stampa del 4 maggio in cui ha annunciato un rialzo dei tassi di interesse di 50 punti base ha detto: “L'inflazione è troppo alta, e comprendiamo le difficoltà che sta causando. Ci stiamo muovendo rapidamente per ridurla”.

2. Banche centrali
La seconda parola chiave è “banche centrali”. Quella europea ha lasciato per ora i tassi di interesse invariati, a differenza della FED e della Bank of England. Tuttavia, un rialzo potrebbe avvenire prima di quanto uno possa aspettarsi, dal momento che la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha lasciato intendere che potrebbe intervenire già a luglio.

Negli Stati Uniti, la FED ha aumentato i tassi di interesse per la prima volta dopo la pandemia, a marzo e successivamente a inizio maggio. La strada per altri rialzi nel corso dell’anno è tracciata, ma l’entità potrebbe essere superiore a quanto finora atteso, tanto che i mercati obbligazionari hanno cominciato a inglobare nei prezzi le aspettative per un ritocco di 75 punti base a giugno.

3. Rallentamento economico
La terza parola chiave è “rallentamento economico”. Pochi per ora parlano di un rischio di recessione o stagflazione (quest’ultima si verifica quando c’è una combinazione di debolezza economica e accelerazione dell’inflazione), tuttavia i dati macro indicano un deterioramento del quadro macro, soprattutto nel Vecchio continente. “Il conflitto sta penalizzato l’Eurozona principalmente in tre modi: peggioramento del sentiment economico, prezzi più alti e interruzione dei commerci”, dice Adriana Alvarado, analista di DBRS Morningstar.  “Nel breve termine, la guerra e l’inflazione rappresentano i rischi maggiori per la crescita, ma la diffusione di nuove varianti di Coronavirus sono un pericolo aggiuntivo”.

Negli Stati Uniti, una recessione appare improbabile a meno di una stretta monetaria troppo aggressiva. “La dinamica di crescita interna rimane solida”, dice Mark Haefele, responsabile investimenti di UBS Global wealth management. “Gli indici ISM (Institute of supply management, Ndr) del settore manifatturiero e dei servizi si attestano in territorio ampiamente espansivo. Il mercato del lavoro è vicino alla piena occupazione, le retribuzioni stanno aumentando e i bilanci delle famiglie sono solidi. I segnali di un’inversione di tendenza dell’inflazione farebbero diminuire le aspettative sui rialzi dei tassi d’interesse”.

Morningstar dedica l’intera settimana agli investitori obbligazionari, con analisi economiche e finanziarie e approfondimenti sui fondi e gli ETF per esporsi al reddito fisso.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia