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Dai big italiani agli extra large esteri, come sono cambiati i bilanciati

Dopo la crisi delle strategie tradizionali, sono nati nuovi prodotti che hanno dato vita al boom attuale. Quale ruolo hanno giocato i promotori e gli sportelli bancari.  

Sara Silano 24/06/2014 | 09:32
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E’ una storia di rinnovamento più che di rinascita, quella dei fondi bilanciati negli ultimi anni. Gli investitori si sono diretti principalmente verso le nuove strategie flessibili, piuttosto che tornare su quelle tradizionali.

Il trend è stato molto evidente nei fondi di diritto italiano. Secondo le statistiche di Morningstar, la categoria “Bilanciati altro”, che comprende i fondi a cedola con portafogli non esclusivamente obbligazionari, ha registrato flussi netti per 10,34 miliardi di euro nel 2013 e quelle flessibili per quasi due miliardi. E’ stata molto più contenuta la raccolta dei Prudenti, fondi storici con un patrimonio netto totale che nel 2010 superava i 16,4 miliardi (14,2 nel 2013), mentre quella dei Moderati è stata addirittura negativa.

Una storia tormentata
In Italia, i fondi bilanciati sono stati i più influenzati, nel bene e nel male, dall’evoluzione dell’industria del risparmio gestito. All’inizio del nuovo millennio, erano fra i maggiori per masse gestite, poi hanno subito un primo colpo con l’affermazione del concetto di “ritorno assoluto”, svincolato dagli indici di riferimento, tanto che nel 2004 sembravano destinati a un inesorabile tramonto. Nel 2005, dopo la fase di ristrutturazione della gamma per effetto delle fusioni tra le società di gestione dei grandi gruppi bancari, hanno rialzato la testa per poi capitolare con lo scoppio della crisi finanziaria dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008. In quell’anno i flussi netti dai fondi di allocation italiani furono negativi per oltre 12 miliardi, oltre il doppio rispetto al 2007.

Il fenomeno Carmignac
Nel 2011, quando i bilanciati erano ormai dati per spacciati, esplode il “fenomeno” Carmignac Patrimoine, che mostra con i fatti che questa strategia, gestita attivamente, può dare ottimi risultati. E’ l’inizio della generazione di fondi di allocation, che fa perno sulla costruzione di un portafoglio che permette di passare in modo indenne le diverse fasi dei mercati, in un contesto in cui la volatilità è diventata la normalità, con l’integrazione tra asset class tradizionali e nuove, come le commodity.

La storia recente dei bilanciati italiani va raccontata nel più ampio contesto europeo, all’interno del quale matura il boom attuale. Morningstar stima flussi netti a livello continentale pari a circa 95 miliardi nel 2013 a fronte di un aumento dell’offerta e una diversificazione delle strategie. In dodici mesi il tasso di crescita organico (flussi in rapporto agli asset iniziali) è stato del 17,4%. Carmignac prima e successivamente M&G Optimal income (+5,94 miliardi di raccolta nel 2013 in Europa) e JPM Global Income   (+4 miliardi), mostrano come il brand acquisti importanza nelle scelte dei distributori e degli investitori. Il successo è legato al ruolo che le reti di promotori assumono nel collocamento dei fondi comuni, soprattutto quelli esteri, grazie allo sviluppo delle piattaforme aperte multi-marca. La dinamica di crescita di questi fondi mostra anche che i gestori attivi si confermano protagonisti in quei segmenti dell’industria di difficile accesso per gli Exchange traded fund e più in generale i fondi passivi.

Attrazione cedola
Nel 2013, in particolare in Italia, è stata lanciata una nuova tipologia di prodotti, che Morningstar classifica nella categoria eterogenea “Bilanciati altro”. Si tratta di fondi che hanno un orizzonte temporale predefinito, pagano una cedola periodica e hanno un portafoglio che tende a diventare più conservativo con l’avvicinarsi della scadenza. In un primo momento la strategia è stata implementata nel reddito fisso. Successivamente hanno debuttato nuovi comparti che ammettevano nella politica di investimento la componente azionaria. Probabilmente, l’intento delle case di gestione è stato quello di aprirsi ad asset class che potessero dare più valore rispetto al mercato obbligazionario, caratterizzato da tassi bassi e spread (differenziale tra titoli di stato periferici e tedeschi) in calo. La formula, però, è rimasta la stessa e ha trovato terreno favorevole tra i risparmiatori italiani abituati al flusso cedolare delle obbligazioni bancarie e dei titoli di Stato. Morningstar ha calcolato che nel 2013 siano stati lanciati 84 nuovi fondi di questo tipo, soprattutto italiani o comunque che fanno capo a società di gestione del Belpaese. Il successo di quest’ultima tipologia è legato soprattutto al canale bancario, che è tornato a distribuire prodotti del risparmio gestito, dopo aver privilegiato per anni l’amministrato e l’assicurativo.  

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Carmignac Patrimoine A EUR Acc619,41 EUR-0,26Rating
JPM Global Income A (acc) EUR138,58 EUR0,47Rating

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia