Dopo il Covid, fondi tematici alla prova della guerra

Negli ultimi anni, le strategie tematiche sono diventate sempre più popolari, soprattutto in Europa. Anche il tasso di successo è stato buono, ma non è così nel lungo periodo. E ora si è aggiunta la volatilità causata dalla crisi ucraina e dalla fine delle politiche monetarie espansive.

Sara Silano 20/06/2022 | 08:25
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Covid-19

Lo scoppio della pandemia di Covid-19 è stato un punto di svolta per i fondi tematici, perché ha segnato un’accelerazione nello sviluppo. Gli effetti della crisi ucraina sui mercati determineranno una nuova fase? Se guardiamo alle origini di queste strategie, la risposta potrebbe essere affermativa.

La prima strategia tematica di cui si ha notizia è stata lanciata alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1948, una società di gestione di Chicago avviò la distribuzione di The Television Fund, un comparto che cercava di cavalcare la diffusione della televisione a colori, in un momento in cui c’erano circa un milione di tv negli Stati Uniti. Nel 1950 cambiò nome per ampliare l’universo di investimento all’elettronica. “Le trasformazioni, quando i temi si evolvono, hanno caratterizzato queste strategie anche nei decenni successivi”, afferma Kenneth Lamont, tra gli autori del report annuale di Morningstar sui fondi tematici a livello globale.

Ma la storia ci insegna anche che il tasso di successo si riduce sensibilmente nel tempo. Negli ultimi 15 anni, solo un fondo su dieci è sopravvissuto e ha ottenuto un rendimento superiore al mercato azionario globale. Oltre i tre quarti delle strategie ha chiuso definitivamente nello stesso periodo. Il success rate è basso già dopo i cinque anni (39%).

Tasso di successo dei fondi tematici a livello globale

Tasso di successo dei fondi tematici

Lo sviluppo in tempi di pandemia
Nell’ultimo triennio, caratterizzato dai cambiamenti sociali indotti dal Covid-19 e da una maggiore attenzione alla transizione ecologica, le strategie tematiche hanno trovato un terreno fertile. Più della metà dei comparti lanciati nel periodo a livello globale è sopravvissuto e ha battuto l’indice azionario mondiale.

Lo sviluppo dei tematici è ben visibile in Europa, il più grande mercato con una quota del 55% del totale. Negli ultimi tre anni, il patrimonio è più che quadruplicato, raggiungendo i 437 miliardi di dollari (417 miliardi di euro al cambio attuale). Nel 2021, c’è stato un livello record di lanci (139), che hanno portato l’offerta complessiva a 653 prodotti. “Storicamente, il numero di debutti di fondi tematici è stato correlato positivamente alla performance dei mercati azionari”, commenta Lamont. “E’ aumentato nel periodo precedente alla bolla dot-com e alla crisi finanziaria globale, per poi diminuire negli anni successivi”.

Ora gli investitori in fondi tematici si trovano di fronte a nuove sfide perché la volatilità delle Borse è aumentata a causa, oltre che dei rischi geopolitici, dell’inflazione galoppante che ha costretto le banche centrali ad accelerare sulle politiche monetarie più restrittive e la fine dei provvedimenti varati durante l’emergenza pandemica.

Focus sulla transizione energetica
Uno dei temi che continua ad essere popolare nel Vecchio continente, nonostante la volatilità dei mercati, è quello della transizione energetica, in particolare delle fonti rinnovabili come l’eolico o il solare, ma anche delle tecnologie per ridurre le emissioni inquinanti e catturare il carbonio. Negli ultimi anni, la Commissione europea ha alzato il tiro sulla lotta al cambiamento climatico e la sostenibilità è diventata centrale nel piano di ripresa dopo la pandemia.

Il settore finanziario è ritenuto da Bruxelles fondamentale per raggiungere gli obiettivi del Green deal, in particolare la riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050. Oggi, i governi e gli investitori si trovano di fronte a una nuova sfida, con le quotazioni del petrolio e del gas naturale che si sono impennate a causa dell’invasione russa in Ucraina. L’Ue si sta impegnando a ridurre la dipendenza da Mosca, anche attraverso le fonti alternative. Secondo Tom Nelson, co-responsabile delle strategie azionarie tematiche di Ninety One, “la guerra accelererà il passaggio alle energie rinnovabili, perché i prezzi gonfiati degli idrocarburi rendono le fonti di energia pulita ancora più attraenti dal punto di vista economico nel lungo termine”.

Dopo un inizio 2022 debole, i fondi specializzati nelle fonti alternative sono ripartiti dallo scoppio della guerra. Ma i rialzi non sono bastati per il momento a fare tornare in positivo il bilancio dei primi cinque mesi dell’anno. La categoria perde in media oltre il 6%, contro il +39% degli azionari con focus sui settori energetici tradizionali. Ci troviamo in un periodo di elevata volatilità e serviranno diversi cicli di mercato per valutare a pieno lo sviluppo di questo tema e le sue potenzialità.

La prima versione dell’articolo è stata pubblicata su We Wealth il 5 aprile 2022.

 

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia