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Obiettivo “emissioni zero”: cosa cambia con la guerra?

L’impennata del prezzo del petrolio e il cambiamento degli equilibri nella geopolitica mondiale potrebbero mettere a rischio gli accordi di Parigi e, più di recente, di COP26.

Leslie Norton 03/03/2022 | 11:43
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Secondo un nuovo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite c’è il rischio che l'invasione russa dell'Ucraina possa ritardare i progressi sui tagli alle emissioni necessari per prevenire gli effetti peggiori del riscaldamento globale. La relazione, inoltre, aggiunge che la temperatura della Terra aumenterà probabilmente di 1,5 gradi Celsius nei prossimi 20 anni e che i rischi per l’ambiente sarebbero più alti di quanto si pensasse in precedenza.

L'invasione dell'Ucraina ha fatto salire il prezzo del petrolio. Ciò potrebbe rendere i combustibili fossili più attraenti per gli investitori e ritardare gli sforzi verso l’obiettivo di “emissioni zero” (net zero).

“Dal punto di vista degli investitori, il settore dell’energia sarà un affare per i prossimi 6-24 mesi. L'attenzione sull’obiettivo net zero diminuirà e con essa anche gli impegni per raggiungerlo, e se dovessimo perdere dai 12 ai 24 mesi di tempo metteremo a rischio i target che ci siamo impegnati a centrare nel breve termine”, dice Michael Jantzi fondatore di Sustainalytics e Managing Director of ESG Strategy di Morningstar.

L'invasione russa e le sue conseguenze per i mercati finanziari potrebbero anche raffreddare l'interesse per gli investimenti sostenibili, che fino ad ora aveva spinto le aziende a ridurre le proprie emissioni al fine di affrontare il rischio ambientale e sistemico. 

Il possibile impatto del conflitto sulle performance è motivo di preoccupazione per gli investitori ESG, molti dei quali hanno acquistato fondi di questo tipo negli ultimi due anni sulla scia della popolarità di questi strumenti. Con il balzo dei prezzi dell'energia che sta già alimentando una maggiore inflazione, i fondi sostenibili vivono una fase di difficoltà poiché sono generalmente specializzati in titoli growth, che hanno valutazioni più elevate e richiedono tempi più lunghi per creare valore. In un contesto di questo tipo, i profitti aziendali potrebbero andare sotto pressione e le società potrebbero rivedere le proprie spese legate alla sostenibilità (piani di riduzione delle emissioni o iniziative sulla diversità) al fine di ridurre i costi. 

Rendimento a rischio
"Questo è lo scenario peggiore per gli investitori ESG. I fondi sostenibili hanno sottoperformato il mercato quando gli Stati Uniti hanno invaso l'Afghanistan nel 2001 e l'Iraq nel 2003 poiché gli unici titoli che salgono in quelle fasi di mercato sono quelli legati ai combustibili fossili e al settore della difesa. Se perdi il rally di questi comparti, ma catturi le perdite su tutto il resto, è difficile realizzare performance soddisfacenti”, afferma Amy Domini fondatrice di Domini Impact Investments. 

Le questioni geopolitiche entrano raramente nei radar dei fondi ESG e questa potrebbe essere la prima grande opportunità per loro di articolare un modo in cui affrontarle.

Ci troveremo a gestire una crisi dei rifugiati che susciterà preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani. Poi c'è la questione degli asset russi in portafoglio. I fondi pensione europei stanno già tagliando l'esposizione alla Russia. Ma questo finirà per sollevare dubbi sull’esposizione alla Cina che supporta le pretese di Mosca sull'Ucraina e rivendica Taiwan. 

Ad ogni modo un settore che resiste bene è quello delle fonti alternative. “Le energie rinnovabili possono fare bene durante le fasi di volatilità nei mercati energetici, perché possono contare sulle maggiori certezze a riguardo del futuro andamento dell’industria”, dice Joe Keefe, CEO di Pax World Funds, una gamma di fondi che non investe in combustibili fossili (non disponibili in Italia, Ndr). 

Secondo Jon Hale, Direttore della Ricerca sulla sostenibilità di Morningstar, potrebbe essere il momento giusto per gli investitori ESG di considerare l'inserimento in portafoglio di fondi value, che sono meno numerosi di quelli growth, ma che potrebbero aiutarli a ridurre la volatilità nel lungo termine. 

Nel complesso, l'invasione richiederà agli investitori ESG di fare più che mai pressione sulle aziende affinché rispettino i loro impegni in materia ambientale. “Non possiamo permettere che ciò che sta facendo la Russia ci distolga dal raggiungimento dell’obiettivo net zero”, conclude Jantzi.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Leslie Norton  E' Editorial Director sulla sostenibilità di Morningstar.