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21 giorni di guerra in Ucraina: cosa è cambiato sui mercati

Nell’ultima settimana, le Borse europee sono salite di più rispetto a Wall Street. Ma l’andamento resta volatile a causa dell’incertezza sull’esito del conflitto. La FED alza i tassi per la prima volta dal 2018 per combattere l’inflazione. I fondi azionari Russia finiscono sotto revisione dopo le sospensioni.

Sara Silano 17/03/2022 | 12:37
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Borse europee in risalita tra le incertezze
Siamo nella terza settimana del conflitto tra Russia e Ucraina e sui mercati si è registrato un cambio di passo rispetto al recente passato. Le Borse europee hanno segnato un recupero significativo, dopo aver sofferto di più le conseguenze della guerra, anche se nella giornata odierna (17 marzo) è tornato a vedersi il segno meno. Negli ultimi sette giorni, l’indice Morningstar Europe ha guadagnato oltre l’8%, quello italiano l’8,6% (al 16 marzo). Per contro, l’andamento di Wall Street è stato più pacato nello stesso periodo (+3,4% in euro). I listini europei, tuttavia, non hanno ancora recuperato i livelli pre-invasione, mentre oltre-oceano sono positivi (+4,3% dal 23 febbraio). L’andamento rimane condizionato dagli sviluppi del conflitto e dalle trattative per il cessate il fuoco. Più a lungo dureranno le ostilità, maggiore sarà il pericolo che si estenda ad altre aree geografiche, con conseguenze difficilmente quantificabili.  Secondo alcuni operatori, il recupero dell’Europa è dovuto a una sorta di ribilanciamento dei portafogli, oltre che alla debolezza dei tecnologici statunitensi e alla risalita dei bancari e degli industriali nel Vecchio continente. Sui mercati, rimangono, comunque, dei rischi. I principali sono legati alle sanzioni alla Russia e al rialzo dei prezzi delle materie prime, oltre ad ulteriori “colli di bottiglia” nella catena delle forniture.

La FED alza i tassi
Negli Stati Uniti è arrivato, mercoledì 16 marzo, il primo rialzo dei tassi di interesse dal 2018, che è stato di 25 punti base e ha portato il target range tra lo 0,25% e lo 0,50%. Nei commenti dei gestori, il parere è unanime su un punto: il nemico numero uno per la Federal Reserve è l’inflazione salita ai massimi degli ultimi 40 anni (+7,5% a gennaio). La banca centrale americana prevede altri sei incrementi nel corso dell’anno, come conseguenza di un peggioramento del quadro inflazionistico. Il presidente, Jerome Powell, non ignorerà gli sviluppi della guerra, ma l’economia a stelle e strisce ne è meno intaccata rispetto a quella europea, perché indipendente dal punto di vista energetico. Subirà, però, l’effetto dell’aumento dei prezzi di petrolio e gas. Inoltre, la FED è consapevole dei rischi di una spirale prezzi-salari. “Il conflitto in Ucraina ha complicato il già difficile trade-off che c’è tra crescita ed inflazione e che le banche centrali stanno fronteggiando, ma per la Fed al primo posto sono rimaste le preoccupazioni inflazionistiche”, commenta Silvia Dell’Angelo, senior economist per la divisione internazionale di Federated Hermes. “Mentre l'incertezza legata alla guerra porterà una dose di cautela in futuro, le dinamiche inflazionistiche interne - sempre più pervasive nel contesto di un mercato del lavoro teso – aprono le porte ad una stretta più marcata”.

Inflazione, le aspettative contano di più
I mercati sonoimpegnati a fare previsioni sul livello che raggiungerà l’inflazione e per quanto tempo durerà. In realtà, farebbero bene a concentrarsi sulle aspettative sull’andamento dell’indice dei prezzi. “L’impatto del conflitto sul prodotto interno lordo (PIL) reale globale dipende dalla reazione delle banche centrali e dai vincoli che si trovano ad affrontare”, si legge in una nota del team di ricerca di Morningstar. La preoccupazione principale è che il caro-vita causato dalla guerra porti ad aspettative d'inflazione a lungo termine che superino gli obiettivi degli istituti centrali. Se così fosse, servirebbero misure drastiche per raffreddare l’economia (come è successo nei primi anni '80). Se le aspettative rimarranno contenute, i banchieri centrali avranno meno motivi per inasprire la politica monetaria in risposta all’escalation militare e potrebbero proseguire nel percorso avviato in precedenza di normalizzazione post-pandemica. Ma la dinamica delle aspettative di inflazione è intrinsecamente imprevedibile, di conseguenza c’è il pericolo che Federal Reserve e BCE adottino delle strette in via precauzionale.

L’esodo delle aziende occidentali
Secondo i ricercatori di Morningstar, Dave Sekera e Alex Morozov, l’uscita di massa di molte aziende dalla Russia “è senza precedenti” (si stimano oltre 340 casi). Sotto le pressioni degli investitori e dell’opinione pubblica, grandi imprese come McDonald’s e Coca Cola hanno lasciato il Paese (almeno per il momento). Ma per loro i danni potrebbero essere contenuti. “Per la maggior parte delle società, Mosca rappresenta una piccola porzione del giro d’affari, per cui non ci aspettiamo grandi contraccolpi sugli utili”, dicono gli analisti di Morningstar. “La principale eccezione è rappresentata dalle compagnie petrolifere che hanno deciso di interrompere la collaborazione con le controparti russe. Attualmente, il rialzo delle materie prime compensa le minori entrate, rendendo questa decisione molto più praticabile”.

Fondi azionari Russia sotto revisione
Numerose società di gestione hanno sospeso i loro fondi azionari specializzati sulla Russia a causa della difficoltà a calcolare quotidianamente il valore della quota dopo la chiusura della Borsa di Mosca a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Questo significa che le richieste di riscatto o di altre transazioni non vengono processate. Gli analisti di Morningstar pensano che tali provvedimenti possano tutelare i possessori delle quote; tuttavia hanno messo “sotto revisione” i fondi della categoria che sono coperti dall’Analyst rating, inclusi BNP Paribas Russia Equity e JPM Russia. E’ finito under review anche il comparto JP Morgan Emerging Europe Equity, le cui negoziazioni sono al momento sospese.

Le autorità di vigilanza sui mercati alzano il livello di attenzione
L’autorità di vigilanza europea sui mercati (ESMA) è scesa in campo per limitare l’impatto della crisi ucraina sui mercati finanziari e ha creato un forum per discutere e coordinare le risposte delle authority locali all’attuale situazione. In particolare, l’ESMA monitora la volatilità nel segmento dell’energia e delle materie prime, l’impatto delle sanzioni alla Russia sulle attività delle agenzie di rating e dei provider di indici, i rischi di liquidità dei fondi e gli altri rischi per la stabilità del sistema finanziario, l’implementazione delle sanzioni da parte degli operatori di mercato e gli incidenti dovuti ad attacchi informatici. L’autorità ha anche raccomandato di attenersi alle restrizioni stabilite dall’Ue nei confronti di Mosca, fare disclosure sugli impatti del conflitto sulle attività aziendali e le performance economiche e finanziarie.

 

 

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Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
BNP Paribas Russia Eq C Cap116,01 EUR17,95
Coca-Cola Co63,61 USD0,00
JPM Emerging Europe Equity A (acc) EUR17,59 EUR20,21
JPM Russia A (acc) USD12,77 USD24,82
McDonald's Corp272,79 USD0,00Rating

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia