Come hanno votato i gestori sulla diversità di genere

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA. Nel 2019, le risoluzioni nelle assemblee delle grandi aziende americane hanno riguardato quote rosa, equità retributiva, discriminazioni e abusi. Sul pay gap, l’appoggio è stato più basso. I big dell’asset management potevano fare di più.

Sara Silano 02/03/2020 | 11:44

Nel 2019, sono state undici le risoluzioni sulle diversità di genere nelle assemblee generali delle aziende americane su cui si sono dovute esprimere le più grandi società di gestione. Altre 14 hanno riguardato il gap nelle retribuzioni tra uomini e donne e una decina il tema degli abusi sessuali sui luoghi di lavoro. A dirlo è l’ultimo rapporto Morningstar sulle attività di proxy voting nel 2019, che ha analizzato il comportamento degli asset manager sulle tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG).

La diversità di genere
Sulla diversità di genere, le risoluzioni hanno riguardato la richiesta di politiche e trasparenza sui piani per accrescerla nei consigli di amministrazione, tra i vertici aziendali e i dipendenti. Inoltre, molte proposte facevano riferimento all’adozione della classificazione delle mansioni della Commissione governativa Usa per le pari opportunità. La maggior parte toccava anche questioni etniche e relative alle minoranze.

Equità retributiva
L’equità retributiva rappresenta un altro gruppo di provvedimenti riferito ai rischi derivanti dall’evoluzione normativa sul cosiddetto gender pay gap (tecnicamente è calcolato come la differenza tra la retribuzione mediana di uomini e donne, espressa in percentuale del guadagno maschile). I pericoli sono di diverso tipo: reputazionali, competitivi, operativi e riferiti all’assunzione e alla capacità di trattenere i talenti femminili.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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