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La settimana del low cost investing

L’industria dell’asset management vive un momento di forte competizione sui costi. Le nuove regole, come Mifid II, impongono maggiore trasparenza e le autorità di vigilanza fanno indagini sui “finti attivi”. Dal canto loro, i risparmiatori prestano attenzione ai costi dei fondi?

Sara Silano 16/07/2018 | 09:11
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Vanguard, la più grande società di investimento al mondo per patrimonio gestito, ha recentemente annunciato che, a partire da agosto, eliminerà le commissioni di negoziazione di tutti i suoi Exchange traded fund (Etf) scambiati sulla piattaforma online proprietaria. Sono esclusi quelli a leva e short. E’ la prima casa a intraprendere un’iniziativa simile sull’intera gamma e non solamente su una parte di essa. Si tratta dell’ultimo atto, in ordine di tempo, di una storia fatta di decisioni che hanno cambiato l’industria globale del risparmio sin dagli anni Settanta: nel 1975 ha lanciato il primo fondo indicizzato e nel 1977 ha abbracciato la strategia no-load (nessuna commissione di sottoscrizione) per la distribuzione dei suoi prodotti.

Per Alec Lucas, senior manager research analyst di Morningstar, Vanguard (che recentemente ha nominato un responsabile per lo sviluppo sul mercato italiano, Simone Rosti, Ndr), non è solo un “fuoriclasse”, ma anche una “presenza dirompente nell’industria del gestito”, che continuerà a produrre un processo di cambiamento e dovrà sempre più affrontare le risposte degli altri leader mondiali del settore, come BlackRock e Fidelity, che non sono disposti a farsi strappare quote di mercato.

Nella cosiddetta Vanguard rule, gli analisti di Morningstar identificano due elementi di successo, la struttura societaria (i suoi fondi sono i proprietari dell’azienda) e l’approccio low cost (far pagare agli investitori solo quello che serve per coprire i costi operativi).

Quest’ultimo è forse l’aspetto più dirompente nell’industria, anche in Europa, dove l’attenzione verso i costi dei fondi è in crescita. Le autorità di vigilanza hanno messo sotto osservazione da tempo i closet tracker, strumenti che si fanno pagare come se fossero attivi, in realtà seguono senza troppi scostamenti l’indice di riferimento. In alcuni casi, si è arrivati a comminare sanzioni e a proporre nuove regole; tuttavia da più parti si chiedono interventi più incisivi sul fenomeno.

Dal canto suo, la direttiva comunitaria Mifid II ha introdotto requisiti di maggior trasparenza sulle diverse voci di costo, con l’obiettivo di aiutare gli investitori a capire “quanto pagano e per cosa”, ma questi ultimi davvero prestano attenzione alle commissioni? E per quale motivo sarebbe importante che lo facessero?

Durante la settimana cercheremo di rispondere a queste e altre domande sul low cost investing e analizzeremo i trend del mercato e dell’industria europea.

Lunedì 16 luglio
VIDEO: Il Pilastro dei costi nella ricerca Morningstar
I fondi “finti attivi” continuano a costare troppo

Martedì 17 luglio
Raccolta, i passivi hanno un altro passo
Andare contro corrente è conveniente

Mercoledì 18 luglio
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A volte è meglio essere attivi

Giovedì 19 luglio
VIDEO: Low cost investing, occhio al fai-da-te
Perché l’investitore compra senza guardare i costi
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Venerdì 20 luglio
Mifid II: e la trasparenza?
Il robo-advisor è un gioco per grandi?

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Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia