Costi alti, capitali fermi

Massimo Scolari (ASCOFIND) ricorda i passi in avanti che si sono fatti in termini di trasparenza. Ma, allo stesso tempo, sottolinea il bisogno di maggiore concorrenza dal lato della distribuzione. Intanto, aggiunge, Esma ha lanciato una supervisione attiva sul tema dei costi dei fondi europei e la Consob dovrebbe fare altrettanto.

Valerio Baselli 21/09/2021 | 09:29
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Questa settimana Morningstar.it la dedica interamente al tema dei costi, nello specifico all’importanza delle commissioni nella scelta di uno strumento finanziario. Gli investitori italiani vivono la spiacevole situazione di ritrovarsi in uno dei mercati più cari d’Europa per quanto riguarda le commissioni medie dei fondi comuni d’investimento. Lo ha confermato anche l’ultima edizione del nostro studio Morningstar Global Investor Experience. Qual è il modo migliore per invertire rotta?

Ci sono tante voci di costo legate ai fondi comuni, spesso non chiarissime per gli investitori al dettaglio. Si va dalle performance fee, alle commissioni di ingresso, ultimamente si è anche discusso di commissioni di sottoscrizione differite. Concretamente cosa dovrebbero fare gli investitori per non avere brutte sorprese?

Dal punto di vista della regolamentazione si sono fatti passi in avanti: Mifid II ha imposto alcuni paletti riguardo la trasparenza nella comunicazione dei costi a carico dei sottoscrittori; nel 2020 Esma ha ad esempio emanato delle linee guida specifiche per le commissioni di performance, e così via. Queste novità, alcune introdotte ormai da qualche anno, hanno raggiunto i risultati sperati?

Ne abbiamo parlato con Massimo Scolari, presidente di ASCOFIND, Associazione per la Consulenza Finanziaria Indipendente.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.