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I 5 ETF climatici con il più basso carbon risk

Hanno il massimo del Morningstar Sustainability Rating e sono poco esposti alle fonti fossili. Replicano indici allineati con l’Accordo di Parigi sul clima. Ecco quali sono.

Sara Silano 14/11/2022 | 16:10
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Low-carbon

Il menu dei fondi e degli ETF (Exchange traded fund) climatici è in continua espansione. In particolare, aumenta l’offerta di strumenti che prendono a riferimento gli indici climatici europei.

La regolamentazione dell’UE (n. 2019/2089) prevede due tipologie di benchmark:
- EU Climate Transition Benchmark (CTB): le attività sottostanti sono selezionate, ponderate o escluse per creare un portafoglio che segua una traiettoria di decarbonizzazione in conformità con gli standard minimi stabiliti dal regolatore europeo.
- EU Paris-Aligned Benchmark (PAB): le attività sottostanti sono selezionate in modo tale che le emissioni di gas serra del paniere di riferimento siano allineate con gli obiettivi di lungo termine previsti dall'Accordo di Parigi sul clima (COP21).

Tra gli ETF climatici domiciliati in Europa abbiamo identificato quelli con il più basso carbon risk e meno esposti ad altri rischi legati a fattori ambientali, sociali e di governance (ESG).

Come sono stati selezionati gli ETF
Il processo di selezione ha preso in considerazione i seguenti indicatori:

Low carbon designation: sono stati inclusi gli ETF che hanno ottenuto questa designazione da Morningstar, ossia che hanno un punteggio medio di carbon risk inferiore a 10 negli ultimi dodici mesi e che hanno un’esposizione a fonti fossili non superiore al 7% degli asset (media a dodici mesi).

Morningstar Sustainability Rating: sono stati inclusi solo gli ETF con cinque globi, che indicano un basso rischio legato a fattori ESG.

- Benchmark europei PAB e CTB: sono stati selezionati gli ETF che replicano uno di questi due indici europei (la ricerca è stata fatta per nome).

Carbon Risk score: gli ETF sono stati ordinati in base al punteggio di carbon risk medio degli ultimi dodici mesi. Secondo la definizione di Morningstar Sustainalytics, il Carbon Risk score indica il grado in cui il valore economico di un'azienda è a rischio nella transizione verso un'economia a basse emissioni. Va da 0 a 100, dove i punteggi più bassi sono migliori. Ad esempio, se il punteggio è zero, significa che l'azienda ha un rischio materiale minimo o nullo in un'economia a basse emissioni di carbonio. Se è più di 50, significa che è improbabile che l'azienda sopravviva in un'economia low carbon.

I migliori ETF climatici
Nella tabella qui sotto sono elencati gli ETF climatici con Low carbon designation, cinque globi e il più basso Carbon Risk score (media a dodici mesi).

1) BNP Paribas Easy Low Carbon 100 Europe PAB®
Al primo posto troviamo l’ETF BNP Paribas Easy Low Carbon 100 Europe PAB®, che replica l’andamento dell’indice Low Carbon 100 Europe PAB®, costituito da società europee selezionate sulla base delle opportunità e dei rischi associati alla transizione climatica e rispetta i requisiti del benchmark europeo PAB (riduzione dell'intensità di carbonio di almeno il 50% rispetto all'universo di investimento iniziale, nonché il conseguimento di un ulteriore obiettivo di riduzione delle emissioni pari al 7% annuo). Di conseguenza, le attività collegate ai combustibili fossili sono escluse. Le aziende sono selezionate con un approccio best-in-class, ossia sono inclusi i leader in ogni settore sulla base delle migliori prassi ambientali, sociali e di governo societario (ESG), escludendo quelle con elevati livelli di rischio ESG.

2) Amundi MSCI Europe SRI PAB
Al secondo posto si colloca l’ETF Amundi MSCI Europe SRI PAB, che replica l’indice MSCI Europe SRI PAB, che espone alle aziende a media e grande capitalizzazione del mercato europeo, utilizzando un approccio best-in-class per selezionare le migliori dal punto di vista ESG. Sono escluse le società che operano in settori controversi come energia e armi nucleari, tabacco, alcolici, carbone termico, petrolio e gas, produzione e riserve di combustibili fossili, ecc. Il fondo soddisfa anche i requisiti minimi della regolamentazione europea sui benchmark Paris-aligned.

3) BNP Paribas Easy MSCI EMU SRI S-Series PAB 5% Capped
Al terzo posto troviamo BNP Paribas Easy MSCI EMU SRI S-Series PAB 5% Capped, che investe in aziende dell’Eurozona selezionate sulla base di criteri ESG e degli sforzi per ridurre l’esposizione al carbone e ai combustibili fossili, in linea con gli obiettivi del Paris-aligned benchmark. Ciascun titolo può pesare al massimo il 5% a ogni data di ribilanciamento dell’indice. Sono escluse le imprese che violano i principi del Global Compact delle Nazioni Unite e quelle coinvolte in gravi controversie.

4) BNP Paribas Easy MSCI Europe SRI S-Series PAB 5% Capped
Al quarto posto si colloca un altro ETF climatico di BNP Paribas Asset Management che ha caratteristiche simili, ma investe sull’intero mercato europeo.

5) Amundi Index MSCI EMU SRI PAB
Al quinto, infine, si posiziona Amundi Index MSCI EMU SRI PAB, che espone alle aziende a media e grande capitalizzazione dell’area euro, utilizzando un approccio best-in-class ed escludendo quelle in settori controversi. Anche questo ETF rispetta i criteri del benchmark UE Paris-aligned.

2022, un anno difficile
Tutti questi ETF climatici hanno un Carbon risk molto basso (inferiore a 5 punti, in una scala che va da zero a 100) e un’esposizione a fonti fossili nulla o minima. In base al regolamento SFDR, le società di gestione li hanno classificati come articolo 9 (fondi che hanno obiettivi sostenibili).

Dal punto di vista dei rendimenti, il 2022 non è stato finora un anno facile per gli ETF climatici. Le performance da gennaio sono negative e la maggior parte si colloca nei percentili più bassi della categoria di riferimento. Fa eccezione BNP Paribas Easy Low Carbon 100 Europe PAB®, che è nel 35esimo percentile (al 31 ottobre). Da inizio anno, questo ETF ha beneficiato soprattutto del sovrappeso dei farmaceutici rispetto alla media degli Azionari Europa large cap blend. Per i fondi con più di tre anni di vita, i rendimenti, invece, sono mediamente positivi e il posizionamento percentile nella categoria è alto (vedi tabella sopra).

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Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia