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ETF, i migliori e i peggiori di aprile

Le commodity energetiche e agricole, oltre ai replicanti del VIX, sono stati i vincitori del mese scorso. Male criptovalute e asset digitali. 

Valerio Baselli 02/05/2022 | 14:12
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ETF

Secondo i dati Morningstar, ad aprile, tra il miglior Exchange traded product (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono circa 65 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o inversi).

Questi strumenti, essendo prodotti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo.

I Top
La Top 15 di aprile dei fondi passivi quotati in Borsa, cioè gli Exchange traded products (ETP), vede al primo posto il WisdomTree Natural Gas ETC, con oltre 34 punti percentuali di rimbalzo mensile. Il mercato europeo del gas, infatti, è in subbuglio dopo che Mosca ha deciso di interrompere le forniture verso la Bulgaria e la Polonia.

I mercati hanno reagito al blocco con forti rialzi. Sulla piattaforma di scambio più importante dell’Europa continentale (il TTF - Title Transfer Facility), il contratto di maggio ha aperto a circa 126 euro per MWh (megawatt hours), un livello del 20% più alto rispetto al prezzo di chiusura del giorno precedente (103 euro). 

Lo scoppio del conflitto armato in Ucraina ha esacerbato una situazione che era già molto tesa. Lo scorso inverno, gli impianti di stoccaggio del gas in Europa erano infatti più vuoti del solito – anche prima dell’attacco russo. La ragione principale stava nel livello molto elevato dei prezzi sul mercato mondiale. Una situazione che ha spinto gli europei a utilizzare le loro riserve. Con l'invasione delle truppe russe in Ucraina, la situazione si è aggravata ancora di più. Dal 24 febbraio, la paura ha dominato il mercato, sulla scia del timore che gli europei potessero aggiungere il gas alla lista delle sanzioni o che Mosca battesse gli europei sul tempo e chiudesse il rubinetto del gas – come infatti è successo.

Un’altra diretta conseguenza della guerra è il rialzo dei prezzi delle commodity agricole, in particolare della soia, di cui la Russia è uno dei maggiori produttori. Inoltre, le sanzioni alla Russia stanno cominciando a farsi sentire in diversi altri Paesi, tra cui grandi produttori di soia come Argentina, Brasile e Paraguay, dove una carenza di diesel sta avendo un impatto sulla raccolta e sul trasporto tra i campi e i porti. Solo cinque mesi fa il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti prevedeva un’eccedenza di 5 milioni di tonnellate di soia sul mercato mondiale. Ora, questa previsione è stata rivista a un deficit di 2 milioni di tonnellate.

Tra i più performanti del mese troviamo infine due replicanti dell’indice VIX – detto anche “indice della paura” – un benchmark che è rappresentativo di una strategia basata sulla volatilità attesa del mercato azionario statunitense (a breve e medio termine). In particolare, fornisce esposizione, al rialzo o al ribasso, ai movimenti dei contratti future quotati sul mercato CBOE (Chicago Board Options Exchange) e relativi alla volatilità attesa dell’indice S&P 500.

E i Flop
I primi tre posti della Flop 15 sono occupati da fondi esposti alla tecnologia Blockchain e agli asset digitali, con in testa il Global X Blockchain UCITS ETF, scivolato del 31%. Aprile è stato un mese difficile per il mondo “cripto”, con vendite generalizzate su Cardano, Polkadot e Solana, tra gli altri. Male anche il mondo dell’e-commerce e l’equity cinese.

Da ricordare che gli ETF azionari russi sono per il momento sospesi dalle negoziazioni, anche se questa decisione non è stata presa contemporaneamente da tutte le Borse europee. La SIX Swiss Exchange di Zurigo, ad esempio, li ha “congelati” lo scorso 8 marzo, quattro giorni dopo Euronext, Borsa Italiana, Deutsche Boerse e London Stock Exchange.

Nell’attesa di scoprire il destino di tali strumenti (potremmo anche assistere a uno scenario in cui gli stessi emittenti decidano di non proporli più e liquidarli, anche solo per il motivo che molti clienti istituzionali e privati potrebbero non voler più detenere titoli russi), questa mancata sincronizzazione pone di nuovo sul tavolo la questione di una maggiore armonizzazione del mercato europeo degli ETF.

L’analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.