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ETF, i migliori e i peggiori di febbraio

Bitcoin e oro sono stati i vincitori del mese scorso. Il conflitto in Ucraina fa crollare la Borsa di Mosca.

Valerio Baselli 07/03/2022 | 09:55
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ETF

Secondo i dati Morningstar, a febbraio, tra il miglior Exchange traded product (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono oltre 87 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o inversi).

Questi strumenti, essendo prodotti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo.

I Top
La Top 10 di febbraio dei fondi passivi quotati in Borsa, cioè gli Exchange traded products (ETP), vede al primo posto il fondo BCHetc - Physical Bitcoin Cash ETC € Acc, domiciliato in Germania, che replica l’andamento della criptovaluta Bitcoin Cash. Il mese di febbraio è stato positivo per la ripresa delle criptovalute, con il Bitcoin che è cresciuto dell’8,3% e l’Ether del 10,4%.

Inoltre, lo scoppio della guerra ha portato le crypto, ma anche gli altri asset digitali, ad avere un ruolo centrale nelle questioni geopolitiche su entrambi i fronti. “Le criptovalute sono legate a uno dei pochi episodi positivi osservati in questa guerra: secondo quanto riportato da Elliptic (società di analisi nell’ambito Blockchain, Ndr), il governo ucraino avrebbe ricevuto un ammontare senza precedenti di donazioni proprio in asset digitali, per un valore di circa 24,6 milioni di dollari; una manna dal cielo in un conflitto caratterizzato da forti tinte cyber”, si legge in una nota a cura di Eliézer Ndinga, responsabile della ricerca di 21Shares.

Dall’altro lato, però, le valute digitali sono finite al centro dell’attenzione anche sul versante russo. “Prima dell’invasione, lo scorso 8 febbraio, la Russia ha accettato di modificare le leggi vigenti e, in particolare, si è assistito a una vera e propria inversione a U sulla proposta della banca centrale locale di bandire le attività dei miner e una lunga serie di operazioni connesse agli asset digitali, che si presumeva potessero andare a danneggiare il sistema finanziario del Paese”, prosegue la nota. “Provvedimenti simili hanno il chiaro intento di evitare le conseguenze derivanti dalle sanzioni che hanno colpito la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, le quali hanno portato il rublo a cedere quasi il 30% del suo valore e hanno spinto gli equity provider a definire la nazione come ‘non investibile’, rimuovendone le quotazioni dai tutti gli indici”.

L’analista di 21Shares prevede inoltre un maggiore ricorso alle CBDC (Central Bank Digital Coin), in quanto più facili da controllare e sorvegliare rispetto alle criptovalute tradizionali, che sono completamente tracciabili. Le CBDC, inoltre, non soggette a possibili provvedimenti come quelli che hanno interessato le piattaforme compra-vendita: il vice primo ministro ucraino, Mykhailo Federov, aveva chiesto ai siti che permettono lo scambio di criptovalute di congelare tutti gli account russi e bielorussi. Molti “exchange”, però, si sono rifiutati.

Infine, è importante segnalare che un ruolo di primo piano non è giocato solo dalle criptovalute in quanto riserva di valore e mezzo di pagamento alternativo, ma anche dalla tecnologia blockchain e Web3 in senso più ampio. Un esempio è Arweave, un protocollo per la conservazione e la preservazione di grandi quantità di dati, completamente nativo digitale, basato su tecnologia blockchain e che al momento accoglie quasi 9 milioni di file che documentano la crisi in corso.

“Lo scopo è quello di impedire alla Russia e ai regimi dittatoriali in generale di riscrivere la storia per il proprio tornaconto. Inoltre, è stato sviluppato uno strumento javascript per recuperare notizie da una varietà di fonti sul conflitto russo-ucraino e caricarle automaticamente nell'archivio sempre più grande di Arweave”, spiega Eliézer Ndinga. “La nostra tesi è proprio che le principali applicazioni della tecnologia blockchain e degli strumenti Web3 si materializzano soprattutto sulla scia dei conflitti geopolitici”.

Ci sono poi ben sette strumenti esposti a vario titolo alle società attive nell’estrazione dell’oro. Il mese scorso il VanEck Gold Miners UCITS ETF è rimbalzato del 14%. Il metallo giallo, da sempre considerato un porto sicuro in momenti d’incertezza, è infatti schizzato ai massimi dall’agosto 2020 nei primissimi giorni del conflitto, superando i 1.961 dollari all’oncia per poi chiudere il mese intorno ai 1.910 dollari (contro i 1.798 di fine gennaio).

“Con le borse in modalità risk-off per i venti di guerra, l’oro si dimostra ancora un bene rifugio dove cercare una diversificazione degli asset; anche gli ultimi dati sull’inflazione lo favoriscono, mentre si dimostra indifferente ai prossimi rialzi dei tassi dato che i rendimenti reali restano negativi”, afferma Maurizio Mazziero, analista ed esperto di materie prime. “Non è tardi per acquistarlo se l’orizzonte temporale è di lungo termine, meglio però sfruttare le inevitabili oscillazioni con acquisti periodici e costanti”, aggiunge.

ETF

E i Flop
Senza grosse sorprese, invece, l’azionario russo domina la classifica dedicata ai trackers che hanno perso di più. L’iShares MSCI Russia ADR/GDR ETF USD Acc (focalizzato sui titoli di società russe quotate su Borse estere) ha perso per strada il 73% del proprio valore in febbraio, mentre l’HSBC MSCI Russia Capped UCITS ETF è scivolato del 53% nel mese. Ricordiamo che la Borsa di Mosca è chiusa dal 28 febbraio scorso. Di riflesso, è stato duramente colpito anche l’equity est europeo.

“Gli impatti del conflitto Russia-Ucraina sull’economia mondiale potrebbero essere molto differenti, a seconda che gli scontri vedano una fine nelle prossime settimane, o proseguano per diverso tempo”, commenta Luca Riboldi, responsabile investimenti di Banor SIM. “Nel primo caso, nonostante ci aspettiamo che le sanzioni imposte dai diversi Paesi alla Russia rimangano in vigore per diversi mesi, se non anni (anche perché riteniamo improbabile che la Russia faccia un passo indietro e rinunci alla regione del Donbass), ci aspettiamo che la situazione su beni come il grano ucraino rientri, riaprendo l’Ucraina all’export. 

“Invece, qualora il conflitto dovesse proseguire a lungo, il rischio è che la guerra comporti un aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime e i costi dell’energia. Essendo quindi impossibile prevedere l’esito del conflitto e le intenzioni di Putin, avere un portafoglio con un po’ di hedging su alcuni settori o asset class anti-volatilità è sicuramente la soluzione migliore da scegliere in questo momento storico, conclude Riboldi. 

Mese negativo anche per il First Trust Dow Jones International Internet ETF, replicante del Dow Jones International Internet Index, progettato per misurare la performance dei 40 titoli internazionali più grandi e più attivamente scambiati nell’industria di internet; per essere eleggibile per l’indice, una società deve derivare almeno il 50% del suo fatturato da internet.

L’analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.