L’Europa può ridurre la sua dipendenza dal gas russo?

L’opzione più idonea, oltre a un maggior utilizzo di gas naturale liquefatto e a un migliore immagazinamento delle fonti rinnovabili, sarebbe un ritorno al carbone. Ma costerebbe molto.

Stephen Ellis 10/03/2022 | 09:43
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gas

Mentre il conflitto fra Russia e Ucraina continua ad andare avanti, gli investitori – e non solo - si chiedono se sia possibile porre fine alla dipendenza dell'Europa dal gas russo.

Parlando chiaramente, vediamo questo come uno scenario altamente improbabile.

Ma studiare come l'Europa possa idealmente portare a termine un compito così imponente fornisce alcuni spunti per gli investitori. Nel 2021, la Russia rappresentava circa il 45% delle importazioni di gas dell'Europa e il 40% del suo consumo complessivo. Molti paesi dipendevano quasi completamente dal gas di Mosca. Il consumo totale di gas russo da parte dell'Europa nel 2021 è stato di circa 155 miliardi di metri cubi (billion cubic metres, Bcm).

L'Agenzia internazionale per l'energia (AIE) ha recentemente pubblicato un piano in 10 punti per ridurre la dipendenza dell'Europa dall'approvvigionamento russo e riteniamo che alcune delle sue proposte siano realistiche, mentre altre no. Senza mezzi termini, sembra che le migliori opzioni a breve termine siano il gas naturale liquefatto e il carbone, con conseguenti ingenti costi finanziari (circa 200 miliardi di euro). Altre opzioni, invece, richiederebbero anni di investimenti.

Alla ricerca del gas naturale liquefatto
La sezione più grande e importante del piano parla di una maggiore dipendenza dal gas naturale liquefatto, che si trova principalmente negli Stati Uniti. L’idea ha senso in quanto è una delle principali fonti di approvvigionamento e può essere applicata in modo relativamente rapido con un reindirizzamento dei flussi globali per soddisfare la domanda. L'AIE suggerisce circa 30 miliardi di metri cubi di fornitura in più, ma la società di ricerca norvegese Rystad fa una stima di 70 miliardi di metri cubi. In pratica siamo fra il 19% e il 45% della fornitura russa. Come risultato, la maggiore domanda europea di gas naturale liquefatto secondo noi potrebbe generare un aumento dei profitti fra 1,7 miliardi di dollari e 1,8 miliardi quest’anno per, ad esempio, la società americana Cheniere energy.

A complicare le cose c’è il blocco del trasporto effettuato dal gasdotto Nord Stream 2.Questo elimina circa 40 miliardi di metri cubi di fornitura che avrebbero potuto essere distribuite nel 2023 complicando le cose. Tuttavia, sottolineiamo che l'interruzione del trasporto di gas russo attraverso l'Ucraina per due settimane ha avuto un impatto di circa 2 miliardi di metri cubi in meno. Una quantità facilmente sostituibile da altri fornitori.

Problemi di stoccaggio
Una proposta più realistica è quella di aumentare la quantità di gas nelle riserve europee per fornire uno stock maggiore da utilizzare in inverno. L'AIE suggerisce un aumento della capacità del 90% entro il primo ottobre, mentre una proposta della Commissione europea indica l’80% rispetto al 29% attuale.

Gazprom controlla circa un terzo dello stoccaggio di gas in Europa, quindi probabilmente questo comporterebbe l'uso di gas russo. Nei piani si sta valutando l'imposizione di nuove tasse ai fornitori di energia e di utilizzare le entrate per accelerare gli investimenti per lo stoccaggio di energia rinnovabile.

Il resto delle proposte dell'AIE sembra più impegnativo. Circa 15 miliardi di metri cubi di contratti di importazione di gas Gazprom con l'UE scadono alla fine del 2022.

Sebbene l'AIE sembri pensare che questa fornitura possa essere sostituita con una fonte alternativa, continuiamo a ritenere che la soluzione migliore sia  il gas naturale liquefatto. L'AIE chiede inoltre un'accelerazione degli investimenti in eolico, solare, bioenergia e nucleare, nonché miglioramenti dell'efficienza sostituendo le caldaie a gas. Inoltre chiede ai consumatori di risparmiare e di migliorare l'impronta energetica degli edifici.

La parte complicata di queste proposte è che la riduzione prevista è piccola: tra 2 miliardi di metri cubi e 13 miliardi di metri cubi all'anno. Questo significa che avremmo bisogno di altre soluzioni per avvicinarci alla quantità che potrebbe garantire il gas naturale.

Fra le altre sfide c’è il fatto che alcuni paesi, come la Germania, stanno gradualmente eliminando il nucleare. Aumentare l'uso delle energie rinnovabili senza risolvere il problema delle batterie che servirebbero per lo stoccaggio (e affrontare in questo modo la natura intermittente delle forniture) potrebbe portare a dover riaffrontare le sfide viste a inizio 2021 con l’eolico, quando c’è stata una bassa velocità del vento.

Ritorna il carbone?
Riteniamo che l'opzione più probabile, oltre al gas naturale liquefatto, sia il ritorno all’energia da carbone. L'AIE stima che circa 22 miliardi di metri cubi (14% della fornitura russa) potrebbero essere ottenuti in questo modo. A costo, però, di maggiori emissioni di gas serra. È probabile che il costo dell'utilizzo maggiore di carbone, oltre al gas naturale, sia pesante per i consumatori europei, poiché i prezzi più elevati saranno trasferiti direttamente su di loro, richiedendo ai governi di valutare se possono fornire un qualche tipo di sostegno finanziario.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Stephen Ellis  Stephen Ellis is a senior stock analyst on the Energy Team.