La Russia entra in Ucraina. Chi vince e chi perde

Mentre gli investitori cercano di capire quale sarà la prossima mossa di Putin e quali saranno le sanzioni, scendono le azioni legate al gasdotto Nord Stream 2 e alcune banche europee. Corrono i petroliferi e i titoli della difesa.

Lukas Strobl 22/02/2022 | 17:12
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Invasione-Ucraina

Poco dopo aver riconosciuto le aree controllate dai ribelli dell'Ucraina orientale come stati indipendenti, lunedì notte la Russia ha dato ordine alle sue truppe di riversarsi nell'area con la motivazione di una operazione di peacekeeping.

La mossa risponde alla domanda degli investitori che si chiedono se l'accumulo di truppe voluto dal presidente della Russia, Vladimir Putin, negli ultimi mesi sia stato solo un bluff (non lo è stato). Così i mercati hanno iniziato a prezzare nelle valutazioni degli asset il fatto che gli sforzi per ridurre l'escalation della crisi siano falliti.

Clicca qui per vedere l’intervista in cui il Cio di Morningstar Investment Management, Dan Kemp, spiega cosa gli investitori devono tenere a mente adesso.

Chi sta perdendo
Nelle ore successive all'annuncio, il rublo si è indebolito del 3% rispetto al dollaro, il massimo dall'inizio del 2020. Martedì mattina il benchmark azionario russo MOEX ha continuato a scendere, come fa da mesi perdendo fino all'11% (-28% da inizio anno). A livello settoriale, i segmenti più colpiti sono stati quelli più sensibili all’economia, come quello bancario, e quello delle costruzioni.

Il nervosismo si è fatto sentire anche nell'Europa occidentale, con l'indice S&P 350 Europe in calo del 2%. Il paniere ha poi ridotto le perdite quando gli investitori hanno deciso di aspettare per vedere fino a che punto si spingeranno effettivamente le sanzioni occidentali.

A livello di titoli, il colpo maggiore lo hanno ricevuto le aziende energetiche esposte al progetto del gasdotto Nord Stream 2 guidato da Gazprom, dopo che la Germania ha deciso di interrompere l’autorizzazione all’uso della pipeline. Tra queste: Uniper e Fortum.

Anche le banche europee esposte alla Russia sono risultate tra le peggiori. Fra queste Raiffeisen ed Erste Bank. In calo anche Unicredit che ha alcune attività in Russia. La discesa di SocGen, intanto, è stata attenuata dai resoconti dei media secondo cui la sua società russa Rosbank potrebbe aiutare altri istituti di credito con le transazioni nel paese.

Chi sta vincendo
Lo shock notturno non ha avuto solo perdenti. Con i future sul petrolio Brent che hanno raggiunto il massimo da sette anni di quasi 100 dollari al barile, le major europee tra cui Shell, BP ed Eni hanno guidato la carica degli energy.

La sovraperformance del settore è stata ancora più chiara nel pre-market statunitense, con Exxon, ConocoPhillips e Chevron che hanno cavalcato il rally del prezzo del greggio. Tutto questo è in linea con la previsione dello strategist di Morningstar, Allen Good, secondo cui il focus maggiore delle grandi aziende petrolifere Usa sul greggio le rende una scommessa più sicura quando si parla di rischi geopolitici.

Un ritorno al conflitto armato in Europa sta anche alimentando l’idea di un aumento degli investimenti per la difesa in Occidente. "È probabile che l'intensificarsi delle minacce eserciterà pressioni al rialzo sulle prospettive di spesa per la difesa dei membri della NATO", spiegava una nota degli analisti di Berenberg guidati da Ross Law la scorsa settimana.

La minaccia di materie prime più costose a causa della riduzione delle forniture russe ha poi mitigato, almeno in parte, le prospettive per le azioni del settore difesa; tuttavia, fra le aziende migliori ci sono tutte le major europee del settore. Nella sua nota, Berenberg ha evidenziato i nomi di BAE Systems, Airbus e Rheinmetall fra quelli meglio posizionati per beneficiare della domanda trainata dai conflitti.

Restano dei dubbi
Non è chiaro se l’arrivo dell’esercito russo nelle due aree secessioniste sia l'obiettivo di Putin o solo il segnale di una campagna molto più ampia contro l'Ucraina. L'impatto del conflitto sui mercati dipende fortemente dalla gravità delle sanzioni economiche occidentali, che stanno prendendo forma

"Dubitiamo che tutte le sanzioni minacciate dall'Occidente verranno attuate", ha scritto il Cio di UBS, Mark Haefele, in una nota pubblicata dopo gli ultimi sviluppi. “Questo consentirebbe alla comunità internazionale di mantenere la porta aperta agli sforzi diplomatici e di ridurre al minimo i danni collaterali all'economia europea e globale”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Lukas Strobl  è editorial manager EMEA di Morningstar.

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