Europa ancora in rosso. E le tensioni a Est fanno preoccupare le banche

I listini della regione continuano a viaggiare con il segno meno, mentre gli investitori attendono i dati sul Pil in arrivo la settimana prossima. Alcuni istituti, intanto, osservano con qualche timore l’evolversi della situazione fra Russia e Ucraina.    

Marco Caprotti 09/02/2022 | 17:14
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In attesa dei dati macroeconomici previsti per la settimana prossima, gli investitori che guardano all’Europa continuano a tenere leggeri i portafogli. E, nel frattempo, osservano l’evolversi della crisi fra Russia e Ucraina che potrebbe avere effetti anche su alcune banche del Vecchio continente.

L’indice Morningstar Europe da inizio anno (fino all’8 febbraio e in euro) ha perso il 4,5%, in linea con il paniere Global Markets. L’anno scorso il primo benchmark ha segnato +24,9%, mentre il secondo è salito del 26,7%

Indici Mornigstar Europe e Global Markets a confronto

Dati in euro
Fonte: Morningstar Direct

Per quanto riguarda le valutazioni equity, secondo il Morningstar Global Market Barometer, la situazione continua a mostrare una diffusa sottovalutazione. Il mercato tedesco, ad esempio ha uno sconto del 9%, quello italiano una sottovalutazione del 7%, quello spagnolo dell’11% e quello UK del 4% (in sterline). L’unico mercato sopravvalutato (6%) è la Francia (relativamente alle stock coperte dall’analisi Morningstar. Dati in euro per Germania, Italia, Francia e Spagna, aggiornati al 7 febbraio 2022).

Pil e inflazione
Dal punto di vista macro, il dato più atteso della settimana prossima è quello sulla crescita economica della zona euro nel 2021 che potrebbe dare un’indicazione sul futuro.

Secondo l’ultimo Survey of Professional Forecasters della Bce (un'indagine trimestrale delle aspettative sui tassi di inflazione e della crescita del Pil nell'area dell'euro),la stima è di un +4,2% del Pil in termini reali nel 2022 e di un +2,7% nel 2023 (a fronte del +4,5% del 2022 e del +2,2% del 2023 previsti in precedenza)

Per quanto riguarda l’inflazione, le indicazioni per l'indice armonizzato dei prezzi al consumo sono state portate al 3% per il 2022, all'1,8% per il 2023 e all'1,9% per il 2024.

Le stime emerse nel sondaggio del quarto trimestre 2021 erano di 1,9% per il 2022 e 1,7% per il 2023 (non erano state raccolte le indicazioni sul 2024).

La revisione al rialzo è motivata principalmente con l'ulteriore incremento dei prezzi dell'energia e con l'impatto derivante dal disequilibrio tra domanda e offerta. Le attese di inflazione nel lungo termine per il 2026 sono salite al 2% dall'1,9% precedente.

Crisi Russia-Ucraina: gli effetti sulle banche
In attesa di vedere se le previsioni saranno rispettate, gli operatori osservano gli sviluppi della crisi fra Russia e Ucraina. Oltre che sull’andamento dei prezzi del petrolio, un’escalation delle tensioni potrebbe avere qualche effetto su alcune banche del Vecchio continente.

“Secondo le nostre analisi, cinque grandi istituti in Europa hanno un'esposizione alla Federazione Russa superiore all'1% del totale delle attività rischiose (misurate in termini di Risk-Weighted Assets, RWA)”, spiega Pablo Manzano, Vice President dell’agenzia di rating creditizio DBRS Morningstar. “Solo due hanno esposizioni superiori al 5%: Raiffeisen (9,6%) e RCB (10,7%)

DBR Morningstar ha concentrato la sua analisi su tre istituti.

SocGen
SocGen è presente nell'Europa centro-orientale con la sua divisione International Retail Banking e opera in Russia dal 2006 attraverso Rosbank, il secondo gruppo bancario più grande fra quelli finanziati da capitali stranieri. Con oltre 12.800 dipendenti e 5 milioni di clienti, Rosbank è una banca universale che offre tutti i tipi di servizi alle aziende e ai privati. Ha circa 78.000 clienti small business e circa 9.000 clienti large corporate. “Secondo la nostra analisi a fine giugno 2021, SocGen aveva il 2,6% delle RWA totali in Russia di cui il 48% erano esposizioni Corporate e il 35% di tipo retail”, dice Manzano.

Unicredit
La banca italiana, attraverso il segmento di business dedicato alla regione del centro ed est Europa, offre un'ampia gamma di prodotti e servizi al dettaglio a clienti corporate e istituzionali in 10 stati, inclusa la Russia. In questo paese, opera dal 1989 attraverso AO UniCredit Bank. L’istituto si compone di tre segmenti: corporate e investment banking, retail banking e leasing. La banca ha attualmente circa 2 milioni clienti retail e circa 30.000 corporate. “A fine giugno 2021 Unicredit aveva il 2,8% dei propri RWA esposti verso Russia. Il 79% erano esposizioni corporate e il 12% retail”, dice Manzano. “A causa delle crescenti tensioni geopolitiche nell'area, UniCredit recentemente si è ritirata dall’accordo di acquisizione della banca russa Otkritie”.

Raiffeisen Bank International
Raiffeisen Bank International ha una forte presenza nell'Europa orientale. Secondo le informazioni fornite dalla società, su un totale di 167 miliardi di euro di attività, 16 miliardi sono in Russia, 3 miliardi in Ucraina e 2 miliardi in Bielorussia. “In base alle nostre analisi a fine giugno 2021, RBI aveva il 9,6% delle sue RWA totali esposte in Russia”, dice Manzano. “Il 58% erano esposizioni corporate e il 29% retail”.

L’esposizione di alcune banche europee alla Russia
Esposizione-banche-europee-alla-Russia

“In caso di sanzioni alla Russia, le banche europee esposte al paese si troverebbero di fronte ad alcuni rischi se Mosca non dovesse rispettarle” dice Manzano.

Tra questi ci sono:

-Rischio di mercato.

-Rischio di credito.

-Rischio operativo.

“Il mancato rispetto delle sanzioni può comportare conseguenze finanziarie significative per le banche”, dice Manzano. “Ad esempio, Bnp Paribas ha dovuto pagare una multa record di 8,9 miliardi di dollari nel 2015 a seguito di violazioni delle sanzioni internazionali da parte di Iran, Cuba e Sudan”.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.