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Chi condiziona l’andamento del petrolio

La variante Omicron del Coronavirus, dicono gli analisti di Morningstar, non dovrebbe avere impatto sulla domanda. Ma resta l’incognita della Cina. Le forniture, intanto, potrebbero scendere.

Marco Caprotti 25/01/2022 | 13:03
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Oil rigs

Era da tempo che il petrolio non saliva sulle montagne russe, dimostrando, ancora una volta, la sua caratteristica di asset molto volatile. Martedì 18 gennaio il greggio europeo (Brent), è cresciuto del 2,5%, raggiungendo gli 88,66 dollari al barile, mentre il Wti, la qualità Usa, ha avuto un aumento del 3,2%, arrivando a 86,6 dollari.

In entrambi i casi un prezzo così alto non lo si raggiungeva da sette anni. In questi giorni il Brent viaggia intorno agli 86,6 dollari, mentre il Wti è a 84 dollari.

A far muovere repentinamente i prezzi del barile sono stati diversi elementi. Le rinnovate tensioni in Medio Oriente (all’inizio della settimana scorsa si sono verificati diversi attacchi con droni e missili a raffinerie negli Emirati Arabi) e l’ondata artica nell'emisfero settentrionale hanno contribuito ad abbassare l’offerta e aumentare la domanda della materia prima.

Sul fronte geopolitico, un’attenzione particolare viene posta alle tensioni fra Ucraina e Russia (i due paesi sono grandi esportatori di materie prime energetiche) acutizzatesi ad ottobre dell’anno scorso, quando Mosca ha mobilitato oltre 100mila militari lungo i confini del paese vicino. La Nato, intanto, ha rafforzato il contingente in Europa dell'est, mentre una serie di paesi alleati ha annunciato l'invio di uomini e mezzi, compresi navi e caccia. Un clima che, secondo diversi osservatori, porta venti di guerra.

Tutto questo in una situazione petrolifera che, da tempo, è condizionata dagli effetti che potrebbe avere la variante Omicron, oltre che dall’atteggiamento dei consumatori e dei fornitori. E se gli elementi politici e climatici di solito hanno un effetto transitorio, la situazione pandemica e il rapporto fra domanda e offerta potrebbero avere implicazioni di più lungo termine.

Effetto Omicron?
“Quando la variante Omicron è apparsa per la prima volta, a dicembre, abbiamo evitato di modificare le nostre previsioni riguardo alla domanda, vista la mancanza di dati”, spiega Dave Meats, Director delle analisi su energy e utility di Morningstar. La nostra decisione appare corretta in quanto la rapida diffusione di Omicron non si è tradotta in un contemporaneo aumento dei ricoveri, che è in genere una metrica più importante per stabilire se imporre blocchi o divieti di viaggio. A lungo termine, questa dinamica potrebbe spingere al rialzo la domanda perché si avrà una maggiore immunizzazione naturale e una crescita delle vaccinazioni”.

Le previsioni di Morningstar sul consumo globale per il 2022 parlano di 100,6 milioni di barili al giorno (precedentemente erano di 100,4 milioni di barili al giorno) poiché la domanda continua a riprendersi nonostante l'aumento dei casi di Omicron. Resta invariata, invece, la stima per il 2023 (107,1 milioni di barili al giorno). In entrambi i casi si tratta comunque di livelli superiori a quelli registrati prima della pandemia (100,2 milioni).

C’è, però, da considerare un possibile effetto Cina. Mentre la maggior parte delle economie si sta orientando verso la gestione dei tassi di infezione (piuttosto che evitarli del tutto), il paese asiatico, con la sua rigida politica di chiusure per far fronte ai nuovi casi di Covid, resta un’incognita. “Questo pone un rischio al nostro outlook sulla domanda”, dice l’analista. “Nonostante la carenza di cibo e i problemi causati dai lockdown nelle principali città della Cina continentale, il Partito comunista è stato finora riluttante a cambiare rotta”, dice l’analista.

Radar sui produttori
Sul fronte dell’offerta la situazione resta delicata. L’Opec+ continua a produrre col contagocce rispetto a quanto promesso (500 milioni di barili al giorno in meno). “Il cartello non ha alcun incentivo a cambiare rotta e probabilmente si muoverà con cautela”, dice l’analista. “Allo stesso modo, i produttori Usa di petrolio di scisto puntano a una crescita della produzione a una cifra nel 2022 ed è improbabile che aumentino fino a quando l'Opec+ non estrarrà  fino quasi alla piena capacità. Per questi motivi, abbiamo ridotto la nostra previsione di fornitura globale a 100,5 milioni di barili al giorno nel 2022 e 102,6 milioni nel 2023 (in precedenza, rispettivamente, 101,5 e 102,7 milioni di barili)”.

È probabile che l'attenzione si sposti presto al 2023 e al potenziale ritorno dei volumi iraniani che potrebbero spingere il mercato globale verso un eccesso di offerta e una pressione sui prezzi del petrolio. “Ma valutazioni più basse (60 dollari al barile) sono già incorporate nelle nostre stime di fair value” dice l’analista.

Stime Morningstar domanda e offerta di petrolio
stime-petrolio
Fonte: International Energy Agency, Energy Information Administration, Capital Economics, Rystad, OPEC, Morningstar. Dati al 5 gennaio 2022.

Dal punto di vista operativo, secondo Meats, i segmenti dei servizi all’estrazione e dell’esplorazione e produzione offrono le valutazioni più interessanti all’interno del comparto energy.

Dove c’è più valore nel settore energy
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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.