Quando il growth piace ai gestori value

I manager che cercano i titoli di valore sconfinano sempre più spesso sulle azioni storicamente orientate alla crescita. Un fenomeno partito piano ma che è stato accelerato dai progressi, anche in Borsa, della tecnologia.

Marco Caprotti 18/07/2019 | 09:48

Si legge value, ma spesso può capitare di confonderlo con growth. Non è raro, infatti imbattersi in fondi specializzati su società di valore che allargano il tiro anche su aziende che fanno parte del segmento crescita. A guidare la carica è stata soprattutto l’evoluzione tecnologica.  “I potenziali cambiamenti che i progressi tecnologici possono portare in vari settori hanno creato molte opportunità. Il risultato è che molti gestori con una visione global hanno spostato capitali sull’hi-tech”, spiega Fatima Khizou analista di Morningstar. I gestori value, insomma, vedono ormai le aziende tecnologiche come società in grado di creare utili e dividendi in crescita nel tempo oltre che di rivoluzionare segmenti una volta tipicamente value come la grande distribuzione o la finanza e ne hanno approfittato per cercare di dare una spinta ai rendimenti dei loro portafogli.  

La pesca nell’universo growth è stato un processo lento ma costante. A partire dagli anni ’90 i rendimenti dei titoli delle società improntate al valore hanno viaggiato di pari passo con gli yield di quelli growth. “Negli utimi 10 anni, tuttavia, soprattutto negli Stati Uniti i primi hanno iniziato a perdere posizioni”, spiega John Rekenthaler, vice presidente della ricerca di Morningstar.

Value e growth cambiano
Il successo goduto in passato dal value investing poggiava su due pilastri. 1) In generale (ma con alcune eccezioni), le società più deboli non erano così male come sembravano e le valutazioni erano eccessivamente scontate. 2) Le società più forti non erano così in salute come apparivano. Però le vendite e profitti crescevano anche se non alla velocità che il prezzo dello loro azioni esprimeva. Il risultato è stato che le valutazioni dei titoli sono aumentate sempre di più, diventando però meno interessanti. “Nel frattempo le azioni growth sono andate incontro a una trasformazione”, dice Rekenthaler. “Hanno potuto contare, ad esempio, su un periodo di tassi molto bassi che gli ha permesso di finanziarsi e rifinanziarsi a costi minimi. Nel frattempo alcune aziende growth sono diventate molto solide”. E ce ne sono diverse che hanno anche iniziato a pagare dividendi, una caratteristica tipica delle società value.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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