4 regole per investire nel 2019

Volatilità, aumento dei tassi di interesse, crescita economica meno vigorosa, Brexit e incertezza politica: ce n’è abbastanza per non dormire sonni tranquilli. Ma con un po’ di disciplina si può vincere la paura.

Sara Silano 17/01/2019 | 13:38

La prima regola
I mercati non vanno sempre su. Il 2018 ce lo ha ricordato con molti episodi, tanto in Piazza Affari, quanto a Wall Street e nelle aree emergenti: le tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina, l’incertezza politica in Italia, il caos dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea (Brexit, che è anche attualità di questi giorni), la fine del rally dei titoli tecnologici a ottobre. Dal punto di vista degli investitori, questo significa che i guadagni non sono illimitati. La buona notizia è che la volatilità genera opportunità; quella cattiva che ci sono dei rischi. Ma sappiamo che i “pasti gratuiti” in Borsa non esistono.

Seconda regola
Una sana diversificazione permette di cogliere le opportunità sui mercati più attraenti. Prendiamo ad esempio le aree emergenti. “Nel 2018, gli investitori sono stati fortemente penalizzati”, si legge in un rapporto di Mark Preskett e Brad Bugg, gestori di portafoglio di Morningstar investment management (MIM). “Ma pensiamo che il sell-off non sia stato giustificato dai fondamentali. Riteniamo interessanti sia le azioni sia le obbligazioni di questi paesi e siamo convinti che il sentiment negativo sia stato generato soprattutto dalla paura e dalla retorica sulle guerre commerciali”.

Terza regola
E’ meglio non dormire sugli allori. L’incertezza è ancora protagonista e le ragioni sono molte tra cui le elezioni politiche europee a maggio, il rischio Italia e Brexit, solo per restare nel Vecchio continente. Il Belpaese ha evitato la procedura di infrazione per la legge di bilancio, rivedendo i target di deficit e gli obiettivi di crescita economica in modo più realistico ma, secondo molti osservatori, entrambi continuano ad essere difficili da raggiungere. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, il 29 marzo è fissata l’uscita dall’Unione, anche se il caos delle ultime settimane del 2018 e dell’inizio di quest’anno rendono tutto più imprevedibile. La situazione rappresenta una delle principali minacce per l’economia inglese. Circa il 70% dei profitti dei titoli che compongono l’indice della Borsa di Londra (Ftse 100) vengono dall’estero. Per il momento le multinazionali britanniche hanno dimostrato di resistere, ma è probabile che il quadro dei rapporti commerciali rimanga poco chiaro ancora a lungo. Un’opportunità o un pericolo?

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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