Fondi passivi, i migliori e i peggiori del 2018

Volatilità, palladio e sicurezza cibernetica sono state le scommesse vincenti dell’anno passato. Male Turchia e Cina, oltre alle banche e all’equity europeo. 

Valerio Baselli 14/01/2019 | 14:21

Se il 2017 è stato l’anno dei record, con le Borse mondiali che hanno superato nel mese di dicembre i 100 mila miliardi di dollari di capitalizzazione (un livello mai visto prima), il 2018 è stato segnato dal brusco ritorno della volatilità. Tensioni commerciali tra Usa e Cina, incertezza politica nella zona euro, crollo dei mercati emergenti e tensioni attorno alle negoziazioni relative alla Brexit sono stati i venti che si sono fatti burrasca sui mercati, che l’anno scorso hanno segnato in quasi tutti i casi performance negative. Clicca qui per leggere l’articolo 12 scatti sui mercati finanziari nel 2018.

La fotografia annuale dell’industria europea dei fondi passivi (Exchange traded product - Etp - e fondi non quotati) conferma proprio il cambio di rotta dal punto di vista della volatilità. Se nel 2017 il peggior Etp in termini di rendimento era stato il Lyxor S&P 500 VIX Futures Enhanced Roll UCITS ETF (-63%), replicante di un indice rappresentativo di una strategia basata sulla volatilità attesa del mercato azionario statunitense, nel 2018 la situazione si è perfettamente ribaltata, con lo stesso fondo al primo posto della Top 10 dell’anno (+26,3%). 

Gli index fund, essendo strumenti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo. Inoltre, i replicanti vengono sempre più utilizzati come strumenti per posizioni tattiche di breve periodo. Perciò i rendimenti riflettono fedelmente quello che viene definito come il sentiment degli investitori.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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