Frontiera ed emergenti a confronto

Abbiamo paragonato i comparti con le migliori performance nell’ultimo anno per vedere quali scelte di portafoglio sono state vincenti. 

Francesco Lavecchia 20/07/2016 | 10:01
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I fondi di frontiera battono gli emergenti grazie alle mid cap. Nonostante entrambe le regioni siano state in forte sofferenza negli ultimi 12 mesi, riportando perdite superiori al 10% (l’indice Msci Frontier Markets e il FTSE Emerging hanno ceduto rispettivamente il 15,04% e il 14,12%, rendimenti al 5/7/2016), il top performer della categoria Morningstar Azionari internazionali mercati di frontiera, Charlemagne Magna New Frontiers, ha realizzato un risultato superiore a quello conseguito dal migliore tra gli Azionari Paesi emergenti (F&C Traditional Funds - Global Emerging Markets Fund A USD Accumulating), grazie ad un attento stock picking tra le società a più bassa capitalizzazione di mercato.

Stefan Bottcher, che gestisce il fondo Charlemagne Magna New Frontiers dal 2011, predilige da sempre il segmento mid/growth per andare alla ricerca di titoli che gli possano garantire un rendimento elevato nel breve termine. Negli ultimi 12 mesi il comparto ha realizzato +6,08% puntando su un’asset allocation che si caratterizza per una maggior esposizione, rispetto alla media, nei settori healthcare e tecnologia e su una attenta selezione dei titoli.

L’investimento in Banca Transilva, ad esempio, che pesa in portafoglio per circa il 3% del patrimonio netto del fondo, ha prodotto un ritorno dell’1,62% (un quarto della performance complessiva del comparto). Nel periodo considerato la banca rumena ha visto salire la propria capitalizzazione di mercato del 47,33% in scia agli ottimi dati del 2015 in cui l’istituto di credito ha visto crescere il fatturato e ha significativamente aumentato i margini di profitto. Altre scelte di successo sono state quelle di NMC Health, la catena di strutture sanitarie attiva negli Emirati Arabi, e Mobile World Corporation, società vietnamita attiva nel settore della telefonia e dei servizi di information technology, che hanno prodotto un ritorno rispettivamente dell’1,58% e dello 0,89%.

Alle spalle del fondo Charlemagne Capital, nella categoria Azionari internazionali mercati di frontiera, si è posizionato il comparto T. Rowe Price Funds SICAV Frontier Markets Equity Q, gestito dal 2014 da Oliver Bell. Il fund manager adotta un approccio prudente, che predilige i titoli con multipli di mercato più bassi. Questo si traduce in un portafoglio che si caratterizza per un sovrappeso dei settori beni di consumo difensivi e finanza e una minor esposizione a quelli con una maggior propensione alla crescita come i beni di consumo ciclici. Il fondo è riuscito a sovraperfmare il mercato, ma ha comunque realizzato una perdita del 7,25% nel periodo considerato.

L’investimento nei titoli bancari Grupo Financiero Galicia e BRA Bank, le cui quotazioni sono salite negli ultimi 12 mesi rispettivamente del 71,96% e del 50,21%, ha reso complessivamente il 3,4%, ma la scarsa esposizione al settore materie prime e alcuni passi falsi, come il posizionamento sulla banca argentina Banco Macro e sul gruppo pakistano Hum Network, attivo nell’industria dei media, hanno compromesso la performance complessiva.

Emergenti in ritardo
I fondi Azionari Paesi emergenti non brillano nonostante il loro approccio più aggressivo. I top performer della categoria, diversamente dai comparti della categoria di frontiera, prediligono i titoli del segmento large/growth, ma i risultati sono deludenti. L’F&C Traditional Funds - Global Emerging Markets Fund A USD Accumulating e il Morgan Stanley Investment Funds Emerging Leaders Equity Fund I negli ultimi 12 mesi hanno registrato rispettivamente -0,02% e -2,13% (nella classifica non si tiene conto dei fondi di cui Morningstar non dispone delle holding di portafoglio).

Il primo paga la scarsa esposizione ai settori tecnologia e utility, il cui effetto ha più che compensato il positivo contributo offerto dal forte investimento nel comparto beni di consumo difensivi, che pesa per il 44% del patrimonio complessivo, e dal brillante stock picking tra i titoli finanziari come le indiane Yes Bank e Mahindra & Mahindra Financial Services, che hanno guadagnato rispettivamente il 37,89% e il 26,95% regalando al fondo un ritorno complessivo del 2,4%.

Ashutosh Sinha, gestore del Morgan Stanley Investment Funds Emerging Leaders Equity dal 2012, sovrappesa i settori beni di consumo difensivi  e ciclici che, insieme a quello finanza, rappresentano oltre l’80% del patrimonio complessivo. Anche in questo caso il contributo maggiore è arrivato dalla decisione di esporsi in maniera convinta ai consumer defensive (quantificabile in un ritorno del 2,65% del capitale) e da alcune scelte intelligenti fatte tra i titoli dei settore finanza, come la banca peruviana Credicorp, che negli ultimi 12 mesi ha visto salire le sue quotazioni di circa il 26% e che ha partecipato al rendimento del fondo con un +1,21%. Questo, però, non è bastato a compensare l’effetto negativo prodotto dalla scarsa esposizione ai settori tecnologia e utility e alcuni errori commessi nello stock picking, come Samsonite International, Orion e BRF, che nel periodo considerato hanno perso rispettivamente il 10,91%, il 15,97% e il 39,89%.   

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia