Gli emergenti ringraziano Brexit

L’addio inglese all’Unione europea, spiegano agli operatori, spingerà altri investitori verso le aree in via di sviluppo. I tassi di crescita di queste regioni sono più interessanti.

Marco Caprotti 22/07/2016 | 10:09
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Il Regno Unito saluta e i mercati emergenti ringraziano. L’addio UK all’Ue sancito dal referendum del 23 giugno, infatti, potrebbe spingere molti investitori verso gli asset dei paesi in via di sviluppo. Secondo uno studio dell’Institute of International Finance (IIF, una società di analisi che monitora i flussi di investimento anche aziendali verso 25 economie emergenti, fra cui Venezuela, Repubblica Ceca, Ungheria, Ucraina e Libano) i flussi verso gli emergenti quest’anno potrebbero raggiungere i 550 miliardi di dollari: il doppio di quanto fatto registrare nel 2015.

A spingere in questa direzione per andare a caccia di rendimenti potrebbero essere anche le minori preoccupazioni riguardo a un rallentamento della Cina, la frenata dei paesi sviluppati e il recupero dei prezzi delle commodity.

I fondi ne approfittano
I movimenti, almeno sui fondi di investimento delle diverse categorie Morningstar dedicate alle aree in via di sviluppo, si sono già visti. Dal giorno del voto nel Regno Unito fino al 9 luglio il segmento dedicato all’Europa emerging ha guadagnato quasi il 3% (in euro). Nello stesso periodo i portafogli specializzati sull’Asia ex Japan hanno segnato +4,5%, mentre quelli concentrati sul Latam sono cresciuti più dell’8%. Gli strumenti dedicati alla Cina (la prima economia emergente del mondo) hanno segnato poco più del 5%. Più in generale la categoria Global emerging market equity ha fatto segnare un +5% secco.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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