Subprime, sta tornando l'incubo?

Nell'ultima settimana si è di nuovo affacciato il pericolo legato ai mutui americani di bassa qualità. Negli Usa le banche sono di nuovo nell'occhio del ciclone, ma si allontana lo spettro della recessione. Volano euro e petrolio.

Marco Caprotti 02/11/2007 | 15:23
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Il nuovo allarme subprime non è bastato ad affossare i listini mondiali, anche se ce l’ha messa tutta. L’indice Msci World (calcolato in Euro) ha chiuso l’ottava con un guadagno del 2,5%, anche se sul finire della settimana le Borse sono tornate a preoccuparsi dei mutui americani di bassa qualità.

La pausa del weekend, dicono gli operatori, servirà per far sbollire un po’ la situazione e darà il tempo di valutare appieno le dimensioni e la portata di questa nuova emergenza.

Stati Uniti L’indice Msci North America nell’ultima settimana ha perso quasi l’1%. Come al solito le notizie in grado di agitare o di tranquillizzare

i mercati mondiali arrivano dagli Usa. Prima la voce, peraltro da confermare, che Citigroup e Merrill Lynch potrebbero aver sottostimato l’effetto subprime ha mandato nel panico le Borse. Molti speravano che la turbolenza fosse passata e sono ripiombati nello stesso incubo vissuto a metà agosto. L’effetto mutui, secondo uno studio di Deutsche Bank potrebbe tagliare del 20% gli utili del quarto trimestre delle banche Usa.

Poi sono usciti i dati sull’occupazione che hanno cercato di riportare un po’ di calma. Secondo il dipartimento del lavoro a ottobre sono stati creati 166mila posti di lavoro contro i 96mila (dato rivisto) di settembre. Il risultato è superiore alle attese degli analisti e allontana lo spettro, che qualcuno era tornato a intravedere, di una recessione.

Per rasserenare gli animi molto aveva fatto, comunque, la decisione della Federal Reserve, arrivata a metà settimana, di abbassare di un quarto di punto il costo del denaro. Non è ancora chiaro se la Banca centrale interverrà ancora con un nuovo taglio. Il mix fra il nuovo allarme e i dati macro, infatti, ha complicato notevolmente lo scenario.

Europa L’indice Msci del Vecchio continente nell’ultima settimana ha guadagnato lo 0,2%. Fra chi investe in Eurolandia ha prevalso la cautela. Le notizie arrivate dagli Stati Uniti hanno fatto aumentare le preoccupazioni per quanto riguarda le banche al di quà dell’Atlantico. Il problema, spiegano i trader, è di trasparenza. In altre parole: se gli istituti di credito Usa, per colpa o dolo, non hanno calcolato bene gli effetti della crisi subprime, cosa ci possiamo aspettare dalle nostre banche?

A peggiorare le cose ci si sono messi anche i rumor. Come quello secondo cui Barclays avrebbe chiesto fondi di emergenza alla Bank Of England. In questa situazione gli operatori hanno preferito orientarsi sulle obbligazioni anche se, avvertono gli analisti, si tratta ancora di un asset rischioso rispetto alle azioni.

La situazione congiunturale, almeno fino ad ora, non è molto diversa da quella di qualche settimana fa. La forza della moneta unica rispetto al dollaro (l’euro ha toccato 1,4525 contro il biglietto verde) penalizzerà l’export da Eurolandia, ma è anche sintomo di un’economia che tutto sommato tiene. Le preoccupazioni vengono semmai dal petrolio che sembra ormai sulla strada per raggiungere i 100 dollari al barile. L’effetto, peraltro, si fa già sentire su benzina e, soprattutto, gasolio.

Asia L’indice Msci della regione nell’ultima ottava ha guadagnato il 2,7%, anche se ha registrato uno scivolone nella seduta di venerdì. L’area continua ad essere considerata un luogo a rischio per gli investimenti, soprattutto nei momenti di turbolenza.

Sull’andamento dei listini pesa sempre l’economia americana. Gli ultimi dati sulla spesa al consumo Usa relativi a settembre hanno mostrato una crescita dello 0,3%, al di sotto delle attese degli operatori. Tanto è bastato per far partire massicci ordini di vendita sulle azioni delle società dell’export per cui gli Usa sono il principale mercato. Più in generale, alcuni analisti temono che l’impatto della crisi subprime sui titoli finanziari della regione mostrerà tutta la sua forza solo l’anno prossimo.

La situazione, spiegano gli esperti, potrebbe essere particolarmente pesante per il Giappone. L’indice Msci del Paese nell’ultima settimana ha guadagnato il 4,3%, nonostante la pesante seduta di venerdì in cui sono stati venduti massicciamente le azioni del comparto finanziario che è risultato il peggiore dell’indice Topix.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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