Parola d’ordine, diversificare

Bilanciare i propri investimenti tra diverse asset class è un passo fondamentale per diminuire il rischio complessivo di portafoglio. Ecco alcune regole per non sbagliare.  

Valerio Baselli 17/05/2013 | 10:15
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Il portafoglio perfetto non esiste. La sua costruzione, infatti, è molto simile alla preparazione di una ricetta: un mix di ingredienti ed esperienza il cui successo però rimane molto soggettivo. E proprio come per una ricetta, quello che conta è utilizzare diversi componenti che però siano in grado di unirsi e dare un risultato coerente. Perciò, il punto da cui partire nella costruzione del proprio portafoglio finanziario è la diversificazione.

Cosa vuol dire diversificare
Il concetto è piuttosto semplice: possedere un ventaglio di strumenti finanziari in modo da ridurre il rischio complessivo. L’idea di base è di avere sempre dei componenti che compensino l’eventuale discesa di altri. Per questo, un portafoglio ben diversificato avrà nel medio-lungo periodo una volatilità piuttosto bassa.

Ma attenzione, il grado di diversificazione non dipende tanto dal numero di investimenti presenti, ma piuttosto dalla loro tipologia. Infatti, la cosa importante è che i suddetti investimenti non siano correlati tra loro, o lo siano debolmente, il che significa in pratica che i vari rendimenti si muovano in maniera indipendente l’uno dall’altro. Secondo una ricerca di Morningstar, ad esempio, avere troppi prodotti in portafoglio non riduce necessariamente il rischio, anzi il limite sarebbe di dieci fondi.

La bacchetta magica non esiste
Occorre però essere chiari su di un punto: avere un portafoglio ben diversificato non significa essere immuni dalle perdite, soprattutto nel  breve periodo, così come non è per forza detto che se un investimento scende, ce ne sarà sicuramente uno che sale. Ci sono stati dei momenti (seppur brevi) in cui praticamente tutte le asset class hanno sofferto. In momenti del genere, l’unico modo per limitare le perdite è rifugiarsi nel mercato monetario.

Le variabili in gioco sono molte: qualità degli investimenti scelti, esperienza dei gestori, congiuntura economica, sentiment del mercato. Perciò, è bene che la diversificazione non rimanga un concetto astratto, ma diventi un esercizio ripetuto periodicamente attraverso il ribilanciamento del proprio portafoglio, almeno su base semestrale. Inoltre, come sempre, è fondamentale avere un orizzonte di lungo periodo e non inseguire i rendimenti a breve, lasciandosi sedurre dalle mode del momento (per approfondire, clicca qui).

Tre possibili strade
Diversificare per investimenti. Poniamo caso che si voglia puntare sull’azionario europeo. Se si acquistano delle azioni di una società si sarà molto esposti al suo destino. Per questo, sarebbe consigliabile ripartire il capitale in azioni di quattro o cinque diverse aziende, in modo da ridurre il rischio. Risulta evidente che con l’acquisto di un fondo comune, si ha immediatamente un grado di diversificazione elevato.

Diversificare per asset class. Le tre classi d’attivo principali sono azioni, obbligazioni e liquidità (a cui forse andrebbero aggiunte anche le materie prime). Come spesso accade, si tratta di un continuo trade-off. Se si aggiungono azioni si aumenta il rendimento potenziale, se si aggiungono bond o strumenti monetari, si abbassa il rischio. La norma generale dice che un buon portafoglio dovrebbe contenerle tutte, anche se il dosaggio deve poi essere bilanciato in base al grado di rischio che si è in grado di sopportare.

Diversificare per sotto-settori. L’azionario e l’obbligazionario sono due classi d’attivo molto ampie, composte da investimenti anche molto diversi tra loro. Per quanto rigurda le azioni, in particolare, i sotto-settori vengono classificati a seconda della capitalizzazione dell’azienda (large cap, mid cap e small cap) e del mercato di riferimento (paesi sviluppati e mercati emergenti). Così, ad esempio, l’investimento in azioni americane o europee a larga capitalizzazione presenta caratteristiche decisamente diverse dall’investimento in azioni emergenti a medio-bassa capitalizzazione.

Il grado di diversificazione espresso attraverso queste tre strade è diverso per complessità e profondità. In ogni caso, però, occorre essere consapevoli dei rischi che si assumono e dei benefici che i diversi strumenti a disposizione possono portare al portafoglio, in modo da dormire sonni più tranquilli.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.