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Chi lavora con le banche si salva dalla crisi

Le società che forniscono i sistemi tecnologici agli istituti di credito continuano a crescere. Merito dei contratti che siglano e delle nuove opportunità di business.  

Marco Caprotti 15/05/2013 | 10:19
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Buon vantaggio competitivo, base di clienti stabile e buoni flussi di cassa. Sono le caratteristiche che, secondo gli analisti, contraddistinguono le aziende che forniscono i sistemi tecnologici alle banche. Un comparto di nicchia che, pur dipendendo da un segmento sensibile all’andamento del ciclo economico, in questi ultimi anni sembra aver resistito bene alla crisi.

Chi non soffre con le banche
Un esempio si è avuto nel 2008. “In quell’anno il settore bancario ha attraversato uno dei momenti peggiori degli ultimi decenni”, spiega Brett Horn, analista di Morningstar. “Le società che forniscono tecnologia per i servizi finanziari ne sono state coinvolte solo in maniera marginale. Merito dei particolari contratti che siglano con gli istituti di credito che versano delle commissioni in base, ad esempio, al numero dei depositi dei correntisti, al volume di pagamenti delle bollette e a tutta una serie di altri servizi che le banche danno ai clienti e che, anche nei momenti di crisi, restano più o meno stabili contribuendo a fornire buoni flussi di cassa alle società tecnologiche del settore ”.

Le aziende di questo comparto, inoltre, difficilmente vengono abbandonate dai propri clienti. “Cambiare i sistemi tecnologici per una banca è particolarmente dispendioso”, continua l’analista. “Oltre ai macchinari, infatti, bisogna considerare tutte le procedure di sicurezza per fare in modo che i dati dei clienti non vadano dispersi o rubati. Per gli istituti di credito, quindi, è più comodo affidarsi agli stessi provider e spendere meno facendo degli aggiornamenti ai sistemi esistenti”.  I nomi più forti sono quelli di Fidelity National Information Services (), Fiserv e Jack Henry. Tutte aziende che possono contare su un buon vantaggio competitivo rispetto ad altri gruppi hi-tech vista la natura di fatto monopolistica della loro attività.

Il futuro è nelle carte di credito
Il futuro di queste aziende è legato allo sviluppo nell’utilizzo delle carte di credito. “Il segmento dei pagamenti elettronici ormai contribuisce alla metà del fatturato di Fiserv”, dice Horn. “Tanto che l’azienda sta pensando seriamente di orientarsi su altri servizi da fornire alle banche e ai loro clienti e di dedicarsi meno alla fornitura di tecnologia per la gestione dei conti correnti”.

Dal punto di vista operativo gli investitori, secondo l’analista, devono fare attenzione ai prezzi. “Le valutazioni non sono particolarmente interessanti ma inserire questo tipo di aziende nella shopping list può essere interessante per alcuni motivi”, spiega. “Grazie alla natura del loro business e al loro vantaggio competitivo, ad esempio, non sono molto volatili. Una caratteristica che aiuta a stabilizzare il portafoglio. Sono anche una buona alternativa per chi spera in una ripresa del comparto finanziario ma ancora non si fida delle azioni bancarie”.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.