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Le banche hanno bisogno delle magie di Draghi

L’impegno della Bce a salvare l’euro ha dato una spinta agli istituti di credito. Ora i titoli hanno valutazioni adeguate. Ma qualche opportunità d’acquisto esiste ancora.

Marco Caprotti 15/05/2013 | 10:13
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La bacchetta di Mario Draghi ha fatto magie per i titoli del comparto finanziario. Ma ora, dicono gli analisti, l’incantesimo potrebbe spezzarsi. Da quando il presidente delle Bce a luglio dell’anno scorso ha detto che l’istituto centrale avrebbe fatto tutto il necessario per salvare l’euro, i titoli bancari sono saliti di quasi il 50%. Una performance niente male per un segmento legato a filo doppio al ciclo congiunturale che dovrebbe essere abbacchiato per le deboli prospettive economiche del Vecchio continente.

Lasciare o tenere?
Logico quindi che gli operatori inizino a chiedersi se valga la pena puntare ancora su questi titoli e dove sono (se ci sono) le opportunità di acquisto. “Secondo noi le azioni del settore bancario europeo sono valutate correttamente e non ci sono ulteriori margini di miglioramento”, dice senza girarci intorno Erin Davis, analista di Morningstar. “Ai valori attuali non ci sono i margini di sicurezza sufficienti per continuare a puntare sul settore. Soprattutto alla luce dei rischi che corre l’economia della regione e della possibilità di nuovi shock, come quelli a cui abbiamo assistito per il salvataggio di Cipro”.

Se si guarda alle valutazioni del comparto (mediamente 0,9 volte rispetto ai valori di libro) sembra quasi che il mercato dia per scontata una imminente ripresa dell’Europa. Un’eventualità che, tuttavia, i numeri faticano a dimostrare. La Commissione Europea ha pubblicato le stime trimestrali sull’economia europea, abbassandole di un decimo sul 2013 (da -0,3% a -0,4%) e di due decimi sul 2014 (da +1,4% a +1,2%). La seconda lettura degli indici Pmi di aprile ha fatto registrare una leggera revisione verso l’alto dei dati, con il composite area Euro a 46,9 dalla prima lettura di 46,6 e contro il 46,5 di marzo. I dati rimangono comunque su livelli coerenti con un Pil (Prodotto interno lordo) in contrazione. Il dato generale sulle vendite al dettaglio europee di marzo è stato in linea con le attese, a -0,1% mese su mese. Alle variazioni negative di Italia, Germania e Spagna si è contrapposto il rimbalzo dei consumi in Francia. E lo scenario rimane quantomeno incerto in Europa, vista la situazione del mercato del lavoro. “Alla luce di questa situazione gli investitori dovrebbero aspettare una discesa di almeno il 40% del valore dei titoli prima di prendere in considerazione l’acquisto dei bancari”, continua l’analista di Morningstar.

Oltre ai rischi legati alla congiuntura, bisogna poi considerare quelli connessi alle scelte politiche dell’Europa. Le banche potrebbero finire nuovamente nel mirino dei legislatori se si decidesse di procedere al salvataggio di uno stato attraverso prelievi forzosi sui conti correnti. Una iattura per i risparmiatori, ma anche un bel guaio per le banche che, presumibilmente, si troverebbero ad avere a che fare con una corsa al ritiro dei soldi da parte dei correntisti. “In una situazione del genere gli istituti di credito avrebbero anche difficoltà a reperire capitali sul mercato”, dice Davis.

Per chi non vuol mollare
Chi, magari per ragioni di diversificazioni o per fiducia in ulteriori strappi al rialzo, preferisse non lasciare del tutto il settore, secondo l’analista dovrebbe guardare ai gruppi più grandi e meglio capitalizzati come Hsbc, Standard Chartered e Julius Baer. “Questi istituti sono basati in Europa ma realizzano una buona parte dei loro affari nei mercati ad alto tasso di crescita”, spiega. “Per questo possono avere incrementi degli utili maggiori rispetto ai concorrenti che sono più concentrati sul Vecchio continente. Non manca, poi, qualche titolo a sconto. “Barclays e Ubs vengono trattate a valori del 10% al di sotto dei nostri obiettivi di prezzo”, dice Davis. “Entrambe la banche hanno poi dei manager nuovi che in passato si sono fatti la reputazione di trasformare le società che guidavano in investimenti a basso rischio”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.