L’Etf azionario piace large

Gli ultimi dati Morningstar sui flussi dei replicanti hanno mostrato la tendenza a preferire gli azionari. Meglio se a larga capitalizzazione.  

Azzurra Zaglio 16/05/2013 | 15:16
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L’azionario inizia a prendersi qualche rivincita sull’oro. Anche nella gestione passiva. Nell’ultimo trimestre del 2012, i dati Morningstar sui flussi netti degli exchange traded fund parlavano di un accenno di preferenza per gli azionari, ma è solo nel 2013 che è avvenuta la svolta con la fuoriuscita dagli Etc (Exchange traded commodity) sull’oro. Nel dettaglio gli Etc sui metalli preziosi (per lo più prodotti sull’oro) hanno avuto deflussi per quasi 1,15 miliardi di euro; per contro nei soli primi due mesi dell’anno i flussi netti in Etf azionari sono stati pari a 3,6 miliardi di euro e l’andamento di marzo e aprile conferma il trend.

Il ritorno alle azioni è legato alla ricerca di rendimenti più appaganti in un contesto macro meno teso. L’euro non è crollato, i problemi di bilancio degli Stati Uniti sono stati vissuti più come una drammaturgia politica e i mercati emergenti, anche se hanno rallentato la corsa, non sono crollati. In più, il reddito fisso e i metalli preziosi negli ultimi mesi hanno perso un po’ del loro smalto. Se però guardiamo alla sola Italia, le prospettive economiche sono ancora caratterizzate dall’incertezza. Gli investitori sono consapevoli che l’economia è in recessione e la situazione politica rimane fragile. Ecco perché tra i replicanti azionari, preferiscono quelli large-cap con un’ampia diversificazione geografica.

Meglio internazionali
Se consideriamo i flussi degli Etf a livello europeo, i replicanti azionari più popolari sono quelli che hanno indici di riferimento ampi, come l’Msci World, l’Euro Stoxx e l’Msci Emerging Markets.  Tuttavia, l’eccezione che conferma la regola c’è sempre. Anzi, dai nostri dati, ce ne sono ben due: gli Etf che tracciano l’andamento dell’S&P500 e quelli che replicano gli indici azionari giapponesi come il Nikkei e l’Msci Japan. Nel primo caso, infatti, gli investitori europei stanno scommettendo sulla migliore prospettiva di crescita dell’economia americana; nel secondo caso invece è l’effetto noto come “Abe trade”, ossia l’aspettativa  che la combinazione di una politica monetaria meno aggressiva e un’espansione di quella fiscale potrebbe portare il Giappone fuori dal lungo torpore economico (un ventennio).

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Azzurra Zaglio

Azzurra Zaglio  è stata Redattrice di Morningstar in Italia.

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