Questione di stile

Le principali Borse hanno chiuso il 2002 in negativo, ma i titoli value hanno perso meno dei growth. Oltre alla selezione geografica e settoriale acquista importanza anche tra i piccoli risparmiatori quella per strategie d'investimento.

Sara Silano 03/01/2003 | 10:41
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Il concetto di stile di investimento è entrato nel linguaggio comune dei piccoli risparmiatori di recente, mentre è molto noto tra gli istituzionali per l’importanza che ha nella diversificazione di portafoglio, dal momento che un fondo che investe in società orientate alla crescita (growth) reagisce diversamente alle condizioni di mercato rispetto a uno specializzato in titoli value, caratterizzati da una minor sensibilità alla volatilità di Borsa.

Attraverso lo Style Box di Morningstar è possibile comprendere come lo stile influisce sulla propria asset allocation. I fondi sono classificati combinando due parametri: la dimensione delle società (grandi, medie e piccole) e lo stile di investimento (value, growth o misto). Concentrando l’attenzione sui fondi domiciliati in Italia,

risultano prevalenti (circa 300) quelli che puntano su società a larga capitalizzazione e uno stile blend (misto). Seguono i large cap value (oltre 90) e i large cap growth (69). Sono ancora pochi, invece, i fondi specializzati in società di medio-piccole dimensioni.

All’interno dello Style Box i rendimenti variano in modo sensibile. I principali listini azionari europei hanno registrato performance negative a due cifre da inizio anno, con il Dj Eurostoxx50 in calo di circa il 37%, ma i fondi di diritto italiano specializzati in large cap value hanno contenuto il ribasso sotto il 23% (dati al 2 gennaio), mentre quelli che puntano su società a larga capitalizzazione orientate alla crescita hanno perso oltre il 28%. Al contrario, nel 1999, in pieno boom di Internet, le Borse erano positive, ma i rendimenti maggiori erano offerti dai titoli growth.

Il concetto di stile di investimento non coincide con quello di settore, anche se spesso si tende a credere che i titoli growth siano i tecnologici e quelli value i difensivi. La strategia growth privilegia le azioni che hanno un buon potenziale di crescita, misurato con il metodo dei multipli, mentre quella value si focalizza sulle società che risultano sottovalutate dal mercato, i cui prezzi sono più bassi rispetto al livello di utili, dividendi e al valore contabile dell’azienda. La selezione prescinde dal comparto di appartenenza della società.

Se guardiamo alla categoria dei fondi Azionari tecnologia, media & telecom, notiamo che nell’ultimo anno non ci sono state grandi differenze tra quelli specializzati in titoli growth e value. Entrambi hanno perso in media oltre il 44%, valore ben superiore a quello dell’insieme di fondi che adottano uno stile orientato alla crescita. D’altro canto, nello stesso periodo gli Azionari Risorse naturali, difensivi per eccellenza, hanno contenuto il ribasso sotto il 20% a differenza dei large cap value nel loro complesso.

Lo stile di investimento rappresenta quindi un ulteriore criterio per la selezione dei fondi da mettere in portafoglio, oltre a quello geografico e settoriale. E si tratta di un criterio che è trasversale a questi ultimi e consente una miglior diversificazione degli asset. Un portafoglio che combina stile growth e value risulta inoltre più bilanciato e di conseguenza permette di cavalcare le fasi rialziste dei mercati senza incorrere in gravi perdite durante quelle ribassiste. Non bisogna dimenticare, infine, che molti fondi ottengono buone performance utilizzando uno stile di gestione misto.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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