Compro large o small?

È sempre più di moda parlare di titoli small o large cap e i fondi comuni di investimento sono un utile strumento a disposizione dei risparmiatori per investire in società a piccola o a grande capitalizzazione. Ecco i vantaggi e gli svantaggi delle une e delle altre.

Phoebe Davison, 11/05/2001 | 12:59
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La capitalizzazione di mercato è ormai una variabile entrata con forza nelle valutazioni delle società e dei fondi che acquistano partecipazioni in esse. La parola “cap” si riferisce alla dimensione della capitalizzazione di mercato della società, pertanto, nel definire una società large cap o small cap si sta dando un’informazione relativa al numero delle quote emesse, moltiplicato per il valore corrente del titolo. Per esempio, una società con 1 milione di azioni quotate al prezzo di 1,50 euro ciascuna ha una capitalizzazione di mercato di 1,5 milioni di euro.

I risparmiatori possono investire in large cap o small cap o acquistandone direttamente i titoli in borsa, oppure sottoscrivendo un fondo d’investimento o una sicav specializzati in tali società. Esempi di large cap son

o offerti dai titoli del Mib30, mentre gli indici come il Midex contengono titoli di small cap.

Le società di gestione hanno ormai inserito nella loro gamma di offerta prodotti sempre più specializzati nell’investimento in titoli in base alla capitalizzazione delle relative società e la scelta da parte dell’investitore nei confronti dell’una o dell’altra strategia di investimento deve ovviamente partire da un’accurata analisi del proprio profilo di rischio e del proprio orizzonte temporale. In quest’ottica, investire in fondi che a loro volta scelgono principalmente titoli large o small cap fa la differenza.

Inserire in portafoglio titoli small cap, significa innanzitutto partecipare al risultato di società di piccole dimensioni solitamente non così ben seguite dagli analisti e dagli investitori professionisti come le società a larga capitalizzazione. Ciò accade perché il numero delle società più piccole è elevato e ciascuna di esse ha una quota di mercato relativamente modesta. E mentre una società appartenente al Mib30 può vantare un numero cospicuo di analisti facenti capo a diverse società di gestione e case di investimento che seguono ogni movimento dei loro titoli, la maggior parte delle small cap ha solo un’analista che ne segue l’andamento o addirittura nessuno.

Questa prerogativa però può trasformarsi anche in un vantaggio: la possibilità di scoprire titoli small cap poco noti ma con un elevato potenziale di crescita, è più elevata. Gli esperti dibattono sul fatto che le società a piccola capitalizzazione di solito performano meglio delle più grandi perché sono abili nell’espandersi e nel crescere più velocemente delle large cap, ma questo, naturalmente, non è sempre vero.

Tra i minus delle small cap c’è di sicuro il fattore rischio. Innanzitutto, da un punto di vista societario, esse sono più soggette a fallimenti rispetto a una più consolidata e stabile società a grande capitalizzazione. In secondo luogo le small cap sono anche meno “liquide” delle loro colleghe più grandi, dove per liquidità si intende la facilità con cui gli asset possono essere comprati e venduti. Far incontrare venditore e compratore per titoli small cap può risultare difficile e quando non è possibile uscire prontamente dalle proprie posizioni nei momenti di difficoltà, l’investimento risulta poco flessibile.

Le large cap sono solitamente operatori più famosi e più stabili. Chi non ha mai sentito nominare società come Fiat, Generali, Montedison, Telecom!. Tutti i fondi che investono sulle large cap sopportano minori rischi dal momento che investono in società forti di una lunga storia e di risorse consolidate. Analogamente la loro liquidità li favorisce poiché è facile per gli investitori privati e i gestori di fondi muovere denaro su questi titoli.

Ma anche essere un player di grandi dimensioni ha i suoi svantaggi: ad esempio è più facile prevederne i movimenti mentre è più bassa la possibilità di anticipare le attese.

Il rischio societario e il rischio azionario

E’ bene porre l’accento sul fatto che esiste una differenza netta tra rischio della società e rischio incorporato in un’azione di quella società. Il rischio-società è molto più basso per le large cap perché, come spiegato, si tratta di società grandi che possono vantare risorse e successi passati e abilità di superare i cicli negativi. Le società più piccole, invece, spesso sono giovani e il rischio di fallimento è maggiore. Una società più grande può resistere meglio un shock che colpisce il suo settore, una più piccola può incontrare maggiori difficoltà di fronte allo stesso shock.

Il rischio incorporato dalle azioni è, al contrario, meno legato alle dimensioni della capitalizzazione di mercato del titolo. Ad esempio, se l’attenzione del mercato si concentra sullle large cap, i prezzi delle small cap di conseguenza scendono e risulterà meno rischioso investirvi. L’investitore che si è trovato nelle condizioni di poter acquistare a prezzi bassi sopporterà un rischio minore derivante da un ribasso del mercato e potrà trarre beneficio da un eventuale.

La maggior parte dei fondi è focalizzata sui titoli di large cap. La chiave di riuscita per l’investitore è quella di costruire un portafoglio ben bilanciato che sia esposto su entrambi i gruppi di titoli in modo da massimizzare i profitti e minimizzare il rischio totale del suo portafoglio. Il tool Portafoglio ai Raggi X nella sezione My Portfolio può essere d’aiuto in questo caso: esso infatti mostra la percentuale del proprio portafoglio investita in base alla capitalizzazione di mercato -large, mid e small cap- oltre allo stile di investimento adottato dal gestore del fondo -value, blend e growth.

I differenti stili di investimento –value, blend e growth, saranno trattati nella prossima analisi sugli stili di gestione. L’analisi sulla gestione attiva a confronto con la gestione passiva è stata pubblicata il 23 aprile con il titolo “Gestito o non gestito”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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