Tematici: dove investe il private equity

Efficienza e razionalizzazione dei costi di impresa, wealth management, biopharma e intelligenza artificiale sono stati i temi preferiti nel 2023. Ecco i fondi e gli ETF per investire in PE.

Francesco Lavecchia 19/04/2024 | 10:13
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Infografica con grafici e simboli di investimenti

- Negli Stati Uniti, si contraggono gli investimenti in tecnologia, ma resta l’interesse per l’intelligenza artificiale.

- Il tema farmaceutico è più forte negli Stati Uniti.

- In Europa, wealth management e asset management sono i segmenti della finanza preferiti dal PE.

 

Quali temi preferiscono gli investitori privati? I dati pubblicati da Morningstar PitchBook per il 2023 indicano che gli investimenti dei fondi di private equity (PE) continuano a premiare le aziende tecnologiche e quelle che offrono beni e servizi alle imprese (industria Business-to-business).

I gestori dei fondi di PE hanno un approccio all’investimento di lungo periodo, per questo motivo sapere in quale direzione si muovono i loro capitali può farci capire quali sono i mercati e i settori che questi investitori ritengono possano crescere in futuro.

Il PE ha sofferto la risalita dei tassi

I numeri del report di Morningstar PitchBook evidenziano come il mercato del private equity abbia sofferto la stretta monetaria operata dalle banche centrali. I fondi di PE fanno uso di una forte leva finanziaria e l’aumento dei tassi di interesse si è tradotto in una riduzione del capitale investito in questo settore del 29% rispetto al 2022. La tendenza che invece non è cambiata rispetto agli ultimi anni è la preferenza dei gestori per le aziende che operano nel settore Business-to-business (B2B) e in quello tecnologico.

I numeri dell’Annual Global Report di Morningstar PitchBook, relativi al valore dei deal realizzati dai fondi di PE, dicono che sia negli Stati Uniti che in Europa questi due settori hanno catturato circa il 50% del nuovo capitale investito nel corso del 2023. Rispetto all’anno precedente, negli Usa si è registrato un aumento degli investimenti nei settori healthcare, finanza e B2B, mentre il comparto tecnologico è quello che ha registrato la contrazione più significativa, passando dal 29,1% al 20,7% del valore complessivo delle operazioni concluse, il dato più basso degli ultimi tre anni. In Europa, invece, il peso dell’high-tech è rimasto pressocché invariato, mentre si è registrato un aumento degli investimenti nel comparto energia e in quello finanziario a discapito delle aziende B2B.

Gli investimenti in tecnologia

Il dato relativo al valore del deal conclusi per l’acquisizione di aziende tecnologiche negli Usa necessita di essere interpretato. Il fatto che gli investimenti del PE nell’high-tech siano diminuiti di 9 punti percentuale, sul totale, non deve far pensare che gli investitori privati abbiano perso l’appetito per queste aziende che hanno una forte propensione alla crescita e che promettono di spingere l’economia reale e i listini di tutto il mondo anche nei prossimi anni.

A pesare su questo numero è stato l’attuale contesto macroeconomico. Gli elevati tassi di interesse, infatti, hanno un impatto non uniforme sul valore delle aziende, in quanto penalizzano maggiormente le valutazioni delle società growth, come quelle tecnologiche, che hanno aspettative molto alte sulla crescita degli utili futuri, piuttosto che quelle value dei settori finanza ed energia.

“Al netto del negativo impatto sul valore delle aziende, l’appetito del private equity per il comparto tecnologico, e in particolare per le società attive nei segmenti del cloud computing e del SaaS (software as a service), è alimentato dalla crescente domanda, da parte delle aziende, di maggiore spazio di archiviazione dei dati, di applicativi che le permettano di migliorare la loro efficienza operativa e di strumenti avanzati di sicurezza informatica. Ne sono un esempio le acquisizioni di New Relic da parte di Francisco Partners e TPG Capital per 6,5 miliardi di dollari e il deal per 2,5 miliardi di dollari tra il fondo Blackstone e Civica”, scrive Blazej Kupec, senior content manager di Moonfare in un suo report pubblicato lo scorso febbraio.

New Relic è una società americana nell’industria del software che offre alle aziende degli applicativi basati sul cloud che consentono ai siti web e alle app mobili di monitorare le interazioni degli utenti e le prestazioni software e hardware degli operatori di servizi.  La britannica Civica, invece, leader globale nell’industria dei software per il settore pubblico, offre servizi tecnologici di automazione e razionalizzazione a clienti che spaziano dal governo locale a quello centrale e federale, al settore sanitario e sociale.

La domanda di archiviazione, elaborazione e connettività dei dati è in costante aumento a causa della crescita esponenziale dei contenuti digitali, dei servizi di cloud computing e dell’applicazioni di GPU (Graphics processing unit, unità di elaborazione grafica utilizzato per accelerare la creazione di immagini), e questo rende il segmento dei data center e delle altre infrastrutture digitali un mercato molto importante per i fondi di PE. Ne è la prova l’investimento fatto da Bain Capital in Chindata Group Holdings, azienda leader nella fornitura di soluzioni per data center nei mercati dell'Asia-Pacifico.

Le vere protagoniste del settore tecnologico sono state però le società attive nel campo dell’intelligenza artificiale. In base ai dati pubblicati da S&P Global Market Intelligence, nel 2023 i fondi di private equity a livello globale hanno investito la cifra record di 2,18 miliardi di dollari, più del doppio di quanto impiegato nell’anno precedente e superiore alla somma raccolta complessivamente da tutti gli altri segmenti del settore tecnologico. Una fetta consistente di questi capitali è stata investita in OpenAI e Anthropic, due società accomunate dall’aver sviluppato modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), ovvero ChatGPT e Claude.

L’inflazione spinge al rialzo gli investimenti in B2B

La crescita dell’inflazione ha reso ancora più urgente la necessità, da parte delle imprese, di razionalizzare i costi operativi. Per questo motivo cresce la domanda di servizi aziendali in outsourcing in aree quali il supporto IT, la logistica e la consulenza professionale”, aggiunge Kupec nella sua relazione.  I dati di PitchBook per gli Stati Uniti mostrano una crescita degli investimenti del PE nel settore del B2B rispetto allo scorso anno. Nel 2023 il comparto ha attirato circa un terzo dei capitali complessivamente investiti dai fondi di private equity, rispetto al 28,8% dell’anno precedente. Lo scorso anno, gli investimenti nel settore dei servizi Business-to-business hanno avuto grosso modo lo stesso peso anche in Europa, ma in diminuzione rispetto all’anno precedente.

Healthcare più rilevante negli Usa

Il peso del settore salute è rimasto sostanzialmente invariato nel 2023 sia negli Stati Uniti che in Europa, rispettivamente pari al 12,4% e all’8,3%. “La maggiore rilevanza del comparto healthcare per il mercato privato statunitense è da attribuire alla diversità dei sistemi sanitari: negli USA il sistema è in gran parte privato, mentre nei paesi del Vecchio continente c’è una forte predominanza dei sistemi sanitari pubblici che limita il raggio di azione del PE. Tuttavia, negli ultimi anni c’è una maggiore spinta da parte dei governi nazionali a migliorare l’efficienza nell’erogazione dei servizi sanitari e sociali e la tendenza a esternalizzare a fornitori privati l’assistenza per le cure non ospedaliere”, scrive Kupec nel suo report.  

I temi dell’invecchiamento demografico e delle malattie croniche attirano da tempo gli investimenti dei fondi di private equity nel settore salute, ma il 2023 è stato ancora di più l’anno delle aziende del biopharma che hanno assorbito quasi il 50% dei capitali privati investiti nel settore healthcare a livello globale (dati pubblicati da Bain & Company nel loro Global Healthcare Private Equity Report).

Finanza in crescita in Europa

In Europa, gli investimenti del PE nel settore finanziario hanno registrato una forte crescita nel 2023: il valore dei deal conclusi è aumentato di circa il 20%, rispetto all’anno precedente, facendo salire il peso del comparto sul valore complessivo degli accordi siglati oltre il 10%. “Questo dato si giustifica con il fatto che i gestori dei fondi di PE hanno mirato al settore assicurativo e dell’asset management, entrambi maturi per un consolidamento e bisognosi di un miglioramento sotto il profilo tecnologico”, scrive Marie Kemplay, senior reporter di Morningstar PitchBook in uno dei suoi report.

“Nell’attuale contesto di mercato, caratterizzato da un elevato costo del denaro e da una ridotta propensione al rischio, le società di servizi finanziari a bassa intensità di capitale, come quelle dell’asset management e wealth management, sono state obiettivi allettanti per gli investimenti in PE. Queste imprese sono caratterizzate da un’elevata conversione di cassa, da una base di clienti persistente e da modelli di business relativamente a basso consumo di capitale”.

Investire in PE attraverso i prodotti del risparmio gestito

Gli investitori retail interessati a prendere posizione sui mercati privati possono farlo attraverso alcuni fondi che investono in società impegnate in attività di private equity. La categoria Morningstar dedicata ha guadagnato il 20% lo scorso anno e nel primo trimestre del 2024 è salita ancora dell’8,5% (in euro).

Al momento, gli investitori retail italiani hanno un numero limitato di opzioni per prendere posizione su questo settore attraverso l’acquisto di prodotti del risparmio gestito. Tra i comparti appartenenti alla categoria Azionari Settore Private Equity, solo due fondi comuni di investimento e un ETF sono disponibili alla vendita in Italia. Tra questi, l’iShares Listed Private Equity UCITS ETF USD (Dist) è quello valutato da Morningstar con il miglior Medalist Rating, pari a Bronze.

Il comparto presenta un notevole vantaggio in termini di costi rispetto ai competitor, grazie a un livello commissionale che lo colloca nel secondo quintile più basso dei fondi appartenenti alla stessa categoria. Morningstar, inoltre, valuta la qualità del team di gestione e del processo di replica dell’indice di riferimento come superiore alla media.

 

 

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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