Caso Credit Suisse: come cambia la gerarchia dei rischi

Le modalità del salvataggio da parte di UBS hanno amplificato il rischio di mercato, anziché contenerlo?

Jocelyn Jovene 22/03/2023 | 10:30
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Gli esperti di operazioni di fusione e acquisizione dicono che quando entrambi i prezzi delle aziende interessate scendono, allora significa che il mercato ha seri dubbi sul successo dell’accordo. Così è stato con Credit Suisse dopo il suo salvataggio da parte di UBS, concluso lo scorso fine settimana. Inizialmente, entrambi i titoli hanno registrato un calo del prezzo delle loro azioni. Anche se nel caso di Credit Suisse il ribasso aveva senso, considerato lo sconto implicito applicato nell'operazione di fusione del 59% rispetto all’ultima chiusura del titolo.

Alla fine delle negoziazioni di lunedì 20 marzo, però, Credit Suisse ha chiuso la sessione in ribasso del 55,9%, mentre UBS ha registrato un guadagno dell'1,3%. 

Cosa spiega questa svolta?
Il crollo del prezzo delle due banche svizzere ha rispecchiato la profonda preoccupazione degli investitori per il trattamento degli obbligazionisti, che è risultato molto penalizzante rispetto a quello accordato agli azionisti del Credit Suisse. 

Trattamento inatteso per gli obbligazionisti
Le autorità svizzere hanno di fatto imposto l'annullamento delle obbligazioni contingent convertible (obbligazioni "CoCos" o "AT1"). Questi strumenti finanziari sono destinati a rafforzare il patrimonio delle banche, offrendo al tempo stesso un rendimento relativamente interessante, e in caso di fallimento, almeno in teoria, dovrebbero essere onorate prima delle azioni.

In altre parole, quando una banca fallisce i primi a rimetterci sono gli azionisti, poi gli obbligazionisti, che dispongono in linea di massima di meccanismi che consentono loro di recuperare parte del proprio investimento (attraverso un indennizzo in denaro o una conversione in titoli, ad esempio).

Il salvataggio di Credit Suisse da parte di UBS, invece, ha visto un capovolgimento del normale ordine delle cose, poiché gli obbligazionisti sono stati lasciati completamente senza tutela, mentre agli azionisti è stata offerta una via d'uscita inaspettata.

L'onda d'urto sui mercati si è fatta sentire con forza sui titoli bancari europei e ha provocato un intenso dibattito sull'utilizzo delle obbligazioni CoCo, un mercato che vale più di 200 milioni di euro.

Questa decisione ha costretto anche la Banca centrale europea e la Banca d'Inghilterra a fornire dei chiarimenti.

"Il piano di salvataggio delle banche nel Regno Unito ha un chiaro ordine legale in base al quale azionisti e creditori sostengo le perdite in uno scenario di fallimento o insolvenza... Nella gerarchia delle tutele, gli strumenti AT1 sono senior rispetto al CET1 e secondari rispetto al T2", ha affermato la Banca d'Inghilterra in un comunicato stampa.

Questi annunci hanno in parte rassicurato gli investitori e dunque spiegato il tardivo rimbalzo dei mercati in Europa (e di UBS) durante la sessione di lunedì. 

Chi paga?
Il danno è comunque fatto. Per gli analisti di JPMorgan, “le decisioni prese nel fine settimana di cancellare gli AT1 valutando il patrimonio netto a 3 miliardi di franchi svizzeri potrebbero avere delle ripercussioni sui costi di finanziamento. (…) Nel complesso, prevediamo un costo del capitale proprio più elevato per il settore bancario”.

Anche se il trattamento anomalo di azionisti e obbligazionisti sembra confinato alla Svizzera, che non fa parte dell'Eurozona, l'onda d'urto si è già fatta sentire.

Le conseguenze di questa infelice decisione sono ancora difficili da valutare, ma di certo non ridurranno l'incertezza che attualmente alimenta la volatilità dei mercati finanziari.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Jocelyn Jovene  è Editor di Morningstar Francia

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