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Disoccupato? No, inattivo

Le persone in età di lavoro che non lo cercano sono oltre un terzo della popolazione, con dati preoccupanti tra i giovani. Il calo demografico mette a rischio la crescita e la sostenibilità dei conti pubblici.

Sara Silano 23/09/2022 | 08:58
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Italia-bandiera

A luglio, il tasso di inattività è salito al 34,4%.
L’Italia ha il maggior numero di NEET in Europa.
- Domanda ed offerta di lavoro faticano ad incontrarsi.
- La popolazione in età lavorativa scenderà dal 63,8% del totale nel 2020 al 53,3% nel 2050.

Gli ultimi dati sul mercato del lavoro in Italia indicano che a luglio sono diminuiti sia i disoccupati, sia gli occupati, mentre sono aumentati gli inattivi.

Le persone senza occupazione sono 1 milione 978 mila, in calo dello 0,1% rispetto a giugno. Il tasso di inattività è salito al 34,4% (+0,2 punti, dati Istat).

A luglio, gli occupati sono poco più di 23,2 milioni, in lieve calo rispetto a giugno per la prima volta da agosto 2021.

Il dato che più fa riflettere, però, è quello degli inattivi, ossia le persone in età di lavoro (15-64 anni) che non lo cercano. Si tratta di oltre un terzo della popolazione, con dati preoccupanti soprattutto tra i giovani.

Gli inattivi in Italia (gennaio 2017 – luglio 2022)

Gli inattivi in Italia (gennaio 2017 – luglio 2022)

Fonte: Istat. Valori assoluti in milioni, dati destagionalizzati.

Il record negativo dei giovani NEET
Secondo l’ultimo Osservatorio sul mercato del lavoro di Itinerari previdenziali (agosto 2022), l’Italia ha il maggior numero di NEET (ragazzi che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi di formazione) di tutta l’Europa, con oltre 2,9 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni in questa condizione. Rappresentano il 24,4% dei giovani italiani, un dato che è superiore di quasi 10 punti percentuali rispetto alla media dell’Unione europea (14,3%, fonte Eurostat).

Il Belpaese è fanalino di coda per il tasso di occupazione globale, con un distacco di circa 10 punti percentuali rispetto alla media dei 27 membri dell’UE, per occupazione femminile (14 punti di differenza) e giovanile (il tasso è di poco superiore alla metà della media europea, dati Eurostat 2021).

Domanda e offerta non si incontrano
“Dopo decenni trascorsi a raccontarsi che ‘manca il lavoro’ sarebbe il momento di ammettere che il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori e che il problema non sono divieti e incentivi, ma politiche che consentano a domanda e offerta di incontrarsi”, si legge nel rapporto di Itinerari Previdenziali. “Basti pensare che in Francia, nazione che ha un numero di abitanti simile a quello dell’Italia, i lavoratori sono oltre 34 milioni (più del 57% della popolazione); in Germania, con 80 milioni di abitanti, quanti lavorano - compresi i mini-job - sono 41,5 milioni (il 52%); in Italia, su una popolazione in età da lavoro di oltre 36 milioni, si è arrivati solo a giugno 2022 a quota 23 milioni”.

Un problema fondamentale in Italia è la difficoltà a far incontrare la domanda e l’offerta. Secondo il Bollettino del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro), nel trimestre agosto-ottobre, le imprese avrebbero bisogno di assumere circa 1,3 milioni di lavoratori, ma si fa fatica a trovare il 41,6% delle figure ricercate, con punte di quasi il 72% per artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, del 71% per gli operatori della cura estetica e del 65% per fabbri ferrai e costruttori di utensili. Tra le cosiddette professioni high skill spiccano, invece, tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni (57,5%), tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (57%) e tecnici della salute (55%).

La motivazione più segnalata per cui non si trovano queste figure è l’assenza di candidature (quasi il 27% dei casi). Un altro 10,9% è rappresentato dalle competenze insufficienti.

Il futuro non è roseo
Nella seconda parte del 2022, l’occupazione in Italia potrebbe risentire di vari fattori, incluso il caro-energia e il rallentamento economico, con conseguente diminuzione del tasso di crescita delle assunzioni.

“La combinazione tra una dinamica delle assunzioni che non cresce e un incremento del mismatch tra domanda e offerta dà l’impressione di un mercato del lavoro arrivato ai limiti delle proprie capacità, e che si ferma davanti a una domanda che non sale e a un’offerta che è sempre più incapace di soddisfare la domanda. Il che rischia di compromettere le prospettive di crescita o quantomeno di causare pesanti squilibri”, si legge nell’Osservatorio di Itinerari previdenziali.

Il mercato del lavoro corre due rischi che potrebbero manifestarsi contemporaneamente. Da un lato l’industria e i servizi altamente specializzati accuseranno mancanza delle professionalità richieste; dall’altro i comparti a bassa produttività non troveranno manodopera perché non offrono condizioni appetibili per l’offerta, in termini di salari, orari e precarietà.

“Questo dovrebbe essere il problema di chi si occupa di mercato del lavoro diventando, e salvo sorprese, il tema dominante a partire dalla fine del 2022”, concludono da Itinerari previdenziali.

A rischio crescita e conti pubblici
In effetti, la quantità e qualità dell’offerta di lavoro, soprattutto in una fase di declino demografico, incidono sul potenziale di crescita economica dell’Italia e, di conseguenza, sulla sostenibilità del debito pubblico.

La questione demografica non va sottovalutata. Le previsioni Istat indicano un calo da 59,6 milioni al 1° gennaio 2020 a 58 mln nel 2030, a 54,1 mln nel 2050 e a 47,6 mln nel 2070.  Il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3 nel 2050 mentre la popolazione in età lavorativa scenderà in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale. Secondo il rapporto Istat, inoltre, i flussi migratori sono “contrassegnati da una profonda incertezza”, perché dipendono da molti fattori, tra cui le modifiche normative, le pressioni esercitate dai Paesi di origine e le politiche di integrazione.

Previsioni di nascite e decessi in Italia, scenario mediano e intervallo di confidenza al 90% (2020-2070)

Previsioni di nascite e decessi in Italia, scenario mediano e intervallo di confidenza al 90% (2020-2070)

Fonte: Istat, dati in migliaia.

“Con un numero crescente di persone che vanno in pensione e flussi migratori ancora bassi, la popolazione italiana in età lavorativa continuerà a diminuire nei prossimi anni”, dice Carlo Capuano, vice president sovereign rating di DBRS Morningstar. “Ciò richiede una maggiore attenzione allo sviluppo del capitale umano, un fattore che di solito viene considerato secondario rispetto al capitale fisico per spiegare il debole potenziale di crescita e la produttività del lavoro dell'Italia”.

 

 

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia