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Svolta BCE, euro previsto in salita: occhio all’effetto valutario

Nell’ultimo anno la moneta unica ha perso circa il 12% rispetto al dollaro, ma ora la tendenza potrebbe invertirsi. Ecco cosa potrebbe significare per gli investitori e come proteggere il proprio portafoglio.

Valerio Baselli 13/06/2022 | 10:21
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Valute

Il 12 maggio scorso, per la prima volta in 20 anni, l'euro si è avvicinato alla parità con il dollaro americano, aggirandosi intorno a 1,04 dollari. Da allora è salito leggermente, raggiungendo oggi (10 giugno) quota 1,06, ovvero il 12% in meno rispetto a un anno fa.

Questo è tutto tranne che un dettaglio per gli investitori dell'Eurozona che detengono attività denominate in altre valute, poiché quando effettuano questo tipo di allocazione, si ritrovano inevitabilmente esposti alle fluttuazioni dei tassi di cambio. Lasciare le esposizioni in valuta estera senza copertura potrebbe portare a una scommessa implicita, e nella maggior parte dei casi non voluta.

La relazione tra i tassi di cambio e i rendimenti del mercato locale svolge un ruolo importante nel comportamento delle attività estere. Nella maggior parte dei casi, i movimenti valutari e i rendimenti sono correlati positivamente, quindi il rischio valutario di solito aumenta la volatilità.

Come funziona
Il rendimento dei titoli stranieri è dato dalla performance di mercato che, però, deve essere corretta con l’andamento della moneta estera rispetto alla divisa locale. E questo può marcare una differenza importante. Sostanzialmente, se il denaro straniero si apprezza contro la valuta locale, l’effetto sarà positivo, in quanto gli attivi denominati in altra currency acquisteranno valore solo per la spinta del mercato Forex. Al contrario, se la moneta locale (per noi l’euro) dovesse rafforzarsi, questo fatto da solo avrebbe un effetto negativo sugli asset esteri. 

Ad esempio, il Morningstar US Market Index ha perso il 16,4% da inizio anno in dollari, mentre la versione in euro è riuscita a limitare le perdite fermandosi al -10,7%, grazie al tasso di cambio favorevole per gli investitori del Vecchio Continente (dati al 9 giugno). D’altro canto, l’indice Morningstar Eurozone ha perso l’11,6% in euro da inizio anno, mentre la sua versione in dollari ha segnato una perdita del 17,2% nello stesso periodo. A seguito della stessa dinamica, l’indice Morningstar UK è scivolato dello 0,5% in euro da inizio anno, mentre il suo rendimento in sterline è stato positivo e pari allo 0,7%.

Per fare invece un esempio nel caso di apprezzamento dell’euro nei confronti di una valuta estera, il Morningstar Japan Index ha perso il 9% in euro da inizio anno, mentre la versione dello stesso benchmark in yen giapponesi è scesa solo dello 0,6%. Il valore dell’euro rispetto allo yen giapponese è infatti aumentato di circa il 10% nel 2022 (dati sempre al 9 giugno).

In questo caso, quindi, gli investitori giapponesi che detengono attività denominate in euro hanno beneficiato della forza della nostra moneta (l'indice Morningstar Eurozone in yen ha perso solo l’1,5% tra il 1° gennaio e il 9 giugno), mentre per gli investitori dell'Eurozona investiti in attività giapponesi sarebbe stata una scelta saggia coprirsi dal rischio di cambio con uno strumento adatto.

Euro-dollaro, fine della discesa?
“La forza del dollaro negli ultimi mesi è stata una conseguenza del ciclo di rialzi dei tassi da parte della Fed e, naturalmente, di una certa debolezza dell'economia europea legata alle ricadute della guerra in Ucraina”, spiega Peter Kinsella, global head of FX strategy di Union Bancaire Privée (UBP).

“Il cambiamento imminente della politica monetaria da parte della BCE è un fattore importante per l’euro, perché la fine dei tassi negativi sui depositi probabilmente porterà nel corso del tempo a un ritorno di afflussi elevati di capitali verso l'Eurozona, in particolare da parte degli investitori obbligazionari. Di conseguenza, è probabile che l'euro potrà beneficiare di questa dinamica nei prossimi anni, e che un ritorno ai livelli di circa 1,15 sia del tutto possibile entro la fine del 2023”, continua Kinsella.

Nella riunione della settimana scorsa, infatti, l’istituto guidato da Christine Lagarde ha annunciato la fine del programma di acquisto di obbligazioni, oltre al primo rialzo dei tassi di 25 punti base alla prossima riunione del consiglio il 21 luglio e anche un secondo rialzo a settembre, ma di misura ancora da definire in base alle prospettive inflazionistiche (secondo molti osservatori potrebbe essere di 50 punti base).

Anche i dati europei positivi potrebbero spiegare in parte il recente rimbalzo dell'euro: il prodotto interno lordo dell’UE è stato rivisto al rialzo allo 0,6% nel primo trimestre dell’anno (QoQ), dallo 0,3% stimato in precedenza.

Per gli investitori in euro, questa dinamica suggerisce di adottare alcune strategie prudenti di copertura, in moda da evitare il rischio di un apprezzamento significativo dell'euro e di un deprezzamento della valuta estera.

Coprirsi ha un costo
Tuttavia, come dimostra il grafico sottostante non si deve fare l’errore di credere che il rendimento coperto dal rischio di cambio coincida perfettamente col rendimento in valuta locale. Innanzitutto, perché c’è sempre una commissione più alta da pagare.

Inoltre, i gestori di fondi (o gli emittenti di ETF) per creare uno strumento hedged, spesso utilizzano contratti derivati, i quali sono soggetti, tra l’altro, all’effetto rolling. Cos’è l’effetto rolling? I contratti future devono periodicamente essere sostituiti alla scadenza; il “rendimento roll” è determinato dalla differenza tra il valore del contratto in essere e quello dei periodi successivi. Questo yield può essere positivo o negativo.

Ne vale la pena?
Il principale vantaggio della copertura monetaria è una significativa riduzione del rischio valutario. Ma questo vantaggio ha come rovescio della medaglia delle commissioni più elevate e un ventaglio di scelta più limitato.

“Il primo elemento da verificare quando si decide se coprirsi o meno è la relazione attesa tra i rendimenti locali e i tassi di cambio, la quale dovrebbe essere positiva per giustificare qualsiasi attività di copertura valutaria, proprio perché una correlazione positiva causerebbe un aumento della volatilità”, afferma Daniel Sotiroff, senior manager research analyst di Morningstar. “In generale, questa relazione è stata positiva in passato e dovrebbe continuare a essere positiva in futuro, ma possono verificarsi eccezioni come, ad esempio, il mercato azionario giapponese”.

Gli investitori dovrebbero anche essere consapevoli del loro orizzonte temporale. “I rendimenti attribuibili ai tassi di cambio possono fluttuare nel tempo e aumentare la volatilità, ma tendono ad avere un impatto modesto nel lungo termine”, spiega Sotiroff. “Tuttavia, l'impatto può essere piuttosto drammatico a breve termine”.  

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.