Perché la crisi Ucraina non colpisce i farmaceutici

Le aziende del biopharma ricavano dalla regione solo l’1% del loro fatturato e sono basse le aspettative che le sanzioni contro la Russia colpiscano questo segmento di prodotti.

Damien Conover 15/03/2022 | 15:11
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farmaceutici

Il fatturato prodotto complessivamente in Ucraina e Russia dalle aziende farmaceutiche è inferiore all’1% del giro d’affari del comparto. Inoltre i farmaci sono la categoria di prodotti meno esposta quando si parla di rischi legati alle sanzioni economiche.

Non tutte le aziende biofarmaceutiche hanno fornito un commento sulla loro reale esposizione alla regione. Tra quelle che hanno fornito maggiori informazioni sull’impatto della crisi sul loro fatturato, Johnson & Johnson, Eli Lilly, Merck e AbbVie hanno dichiarato che Russia e Ucraina rappresentano meno dell’1% delle vendite totali. Inoltre, l’impatto sugli utili sarà mitigato dalle donazioni a sostegno delle popolazioni colpite.

Ipotizziamo che la crisi abbia delle ripercussioni sulle operazioni degli studi clinici che diverse case farmaceutiche hanno in Ucraina e Russia, ma ci aspettiamo che le aziende abbiano dei piani di emergenza per ovviare alle possibili interruzioni delle sperimentazioni.

Per queste ragioni non ci aspettiamo che il conflitto abbia un impatto significativo sul fair value dei titoli e sulla valutazione del Moat delle aziende dell’industria.

Da inizio anno il settore si è ben comportato bene in Borsa, nonostante la forte volatilità dei mercati. L’indice Morningstar Global Drug-General ha guadagnato il 2,3% in euro al 14 marzo 2022 e non mancano i titoli scambiati a sconto rispetto al fair value. Di seguito l’elenco delle azioni valutate con un Morningstar rating di quattro e cinque stelle.

 

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Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
AbbVie Inc141,58 USD-0,68Rating
Eli Lilly and Co317,16 USD2,21Rating
Johnson & Johnson167,62 USD0,03Rating
Merck & Co Inc91,09 USD0,55Rating

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Damien Conover  is a guest author