Lotta al climate change: non c’è solo Exxon

Le questioni ambientali sono un rischio finanziario materiale sempre più importante per i grandi gestori di patrimoni. Ne abbiamo parlato con Allianz GI che ha una delle più alte percentuali di voto a favore delle risoluzioni ESG nelle assemblee degli azionisti delle aziende in portafoglio.

Sara Silano 23/06/2021 | 09:51
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Emissioni-carbonio

“La battaglia in Exxon è stata molto più di una questione di posti nel consiglio di amministrazione. Ha portato in primo piano le pressioni degli azionisti per affrontare la questione climatica”. Così Jackie Cook, direttore della Sustainability Stewardship research di Morningstar, ha commentato quello che è accaduto nell’assemblea annuale del gigante petrolifero americano, diretto discendente della Standard Oil di John D. Rockefeller.

La vicenda ha avuto grande eco nei mass media nelle scorse settimane, perché, in contrasto con le indicazioni del vertice, sono stati eletti nel consiglio di amministrazione dei candidati proposti dall’hedge fund “attivista” Engine N. 1, che da tempo critica i comportamenti anti-ambientalisti della compagnia petrolifera, che spesso ha negato il climate change o che esso dipenda dai comportamenti umani. Determinante è stato il sostegno che il piccolo fondo, con una partecipazione di appena lo 0,02% nella compagnia petrolifera, ha avuto dalle grandi società di gestione, tra cui BlackRock, Vanguard e State Street che insieme detengono oltre il 20% delle azioni di ExxonMobil, oltre che dai grandi fondi pensione statunitensi, incluso Calpers.

In primo piano le questioni climatiche
E’ un segnale che le questioni ambientali vengono percepite dagli azionisti-investitori come un rischio finanziario materiale sempre più critico. “La governance climatica è un aspetto particolarmente importante nel governo societario di una compagnia energetica”, spiega Cook. “Oltre a portare un vento nuovo nel Cda di Exxon, i nuovi membri hanno competenze ed esperienze nelle energie rinnovabili e nel guidare la transizione”.

La battaglia in Exxon è stata supportata anche da Allianz Global Investors, che dicono gli analisti di Morningstar, “ha una delle più alte percentuali di voto a favore delle risoluzioni ESG nelle assemblee degli azionisti delle aziende in portafoglio”. L’asset manager, che ha un ESG Commitment level pari a Basic (per la metodologia clicca qui), pubblica le decisioni di voto, incluse le motivazioni per quelle chiave, sul suo sito e sta lavorando all’aggiornamento delle linee-guida sul proxy voting per renderle più dettagliate con riferimento alle tematiche ambientali e sociali.

“Abbiamo votato a favore della risoluzione per i nuovi membri del board di Exxon”, dice Matt Christensen, responsabile globale degli investimenti sostenibili e ad impatto di Allianz GI nella sua prima intervista in Italia. “Prendiamo seriamente in considerazione il climate change nelle decisioni di voto. Supportiamo, in particolare, le risoluzioni sulla disclosure climatica e gli obiettivi di azzeramento delle emissioni, anche quando l’indicazione dei vertici aziendali è di non farlo”.

Oltre il voto, l’engagement
Ma non ci sono solo le questioni ambientali. Nel 2020, Allianz GI ha partecipato a 10.183 assemblee degli azionisti a livello globale, in crescita dalle 9.532 dell’anno precedente, pari al 95% del totale dei meeting a cui poteva intervenire. “Nel 72% dei casi abbiamo votato contro o ci siamo astenuti ad almeno una proposta all’ordine del giorno, a testimonianza del fatto che ci opponiamo attivamente alle risoluzioni che non incontrano le nostre aspettative”, commenta Christensen.

Oltre al voto in assemblea, uno strumento molto usato, soprattutto in Europa, dai gestori per far sentire la loro voce nelle aziende in cui sono investiti è l’engagement, ossia il dialogo attivo con i vertici manageriali per produrre dei cambiamenti positivi. Secondo l’ultimo Stewardship report, nel 2020 Allianz GI ha intrapreso oltre 300 attività di engagement in tutto il mondo in 224 società, su quasi 500 differenti argomenti. Circa il 60% ha riguardato questioni di corporate governance, condotta negli affari e trasparenza. Un quinto è stato sui rischi e gli impatti ambientali e circa il 10% su aspetti sociali.

La transizione delle industrie più inquinanti
Per quanto riguarda il cambiamento climatico, la società ha sviluppato una nuova strategia d’investimento (Climate Engagement With Outcome) basata su un dialogo attivo con i dieci più grandi emittenti di anidride carbonica in portafoglio con l’obiettivo di incoraggiarli a ridurre l’impatto dannoso e favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni. “Consideriamo tutti e tra i fattori ESG in relazione al climate change”, spiega Christensen. “Le pratiche variano da settore a settore. Ma alcuni esempi di target ambientali sono l’azzeramento delle emissioni nette e l’incoraggiamento ad avere un approccio science-based (standard definiti dalla Science Based Targets initiative, Ndr). Vogliamo essere partner nella transizione e ci interessano anche gli impatti sociali sui lavoratori e le comunità locali, il coinvolgimento della filiera e i programmi di riqualificazione. A livello di governo societario, responsabilità e competenze del Cda sono fondamentali, così come i piani di remunerazione legati agli obiettivi ambientali. Ci siamo dati tre anni per vedere se ci saranno cambiamenti in questi grandi emittenti di carbonio. Se non ci saranno, i nostri fondi che seguono questa strategia (non tutta la gamma di Allianz GI, Ndr) disinvestiranno da tali partecipazioni”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia