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Cosa sono i derivati?

Questi prodotti finanziari possono avere diverse finalità, dalla copertura dai rischi alla ricerca di una maggiore esposizione a un asset. Ecco gli strumenti Morningstar per costruire un portafoglio.

Francesco Lavecchia 22/10/2020 | 11:02
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Stocks and bonds abstract article

C’è un modo per non aver paura delle cose: imparare a conoscerle. Questo meccanismo mentale che ci porta a catalogare come rischio tutto quello che non ci è noto si innesca anche quando ci occupiamo dei nostri investimenti. Così capita che gli strumenti derivati, che non godono di grossa reputazione dopo la crisi finanziaria del 2008, siano spesso concepiti unicamente come una fonte di rischio. Anche se questo non è vero.

Cosa sono e a cosa servono
Ma andiamo con ordine partendo dalla definizione: i derivati sono dei contratti in base ai quali la transazione tra chi compra e chi vende un asset si conclude fisicamente in una data futura, ma a un prezzo predefinito al momento dell’accordo tra le parti. Tali strumenti si chiamano in questo modo perché il loro valore deriva dall’andamento del prezzo dell’attività oggetto del contratto (chiamata sottostante), come ad esempio titoli azionari, obbligazionari, indici, materie prime o qualsiasi fattore di rischio che possa essere misurato come il tasso di cambio tra due valute o lo spread tra due tassi di interesse.

I derivati sono utilizzati dai gestori principalmente per tre finalità:

  • ridurre il rischio finanziario prendendo delle posizioni contrarie a quelle assunte in portafoglio in modo da compensare gli effetti di una potenziale perdita (copertura o hedging). Se ad esempio il gestore investe in titoli denominati in dollari potrebbe decidere di coprirsi dal rischio di cambio dollaro/euro andando corto su un currency future. In questo modo, nel caso in cui il dollaro si deprezzasse rispetto all’euro, la perdita in portafoglio sarebbe compensata dal guadagno realizzato dal future;
  • scommettere sul futuro andamento di un asset aumentando l’esposizione allo stesso al fine di massimizzare il rendimento (speculativa). In questo caso se il gestore volesse esporsi maggiormente al mercato azionario di un paese potrebbe andare lungo su un future con sottostante l’indice di quel mercato. In questo modo realizzerebbe un’esposizione reale molto più elevata rispetto al capitale investito;
  • creare un’esposizione su un asset difficilmente acquistabile. È questo il caso di ETF sulle materie prime che invece di acquistare fisicamente la commodity realizzano una replica sintetica del valore dell’asset attraverso un contratto future.

Come capire in che modo il gestore usa i derivati 
Ma come riusciamo a capire se e in che modo il fondo in cui investiamo utilizza questi strumenti? Prima di tutto ricordiamo che i comparti destinati alla clientela retail emessi in Europa devono essere conformi alla normativa UCITS e dunque non possono presentare un’esposizione massima connessa agli strumenti derivati superiore al valore netto del portafoglio gestito. Per questo motivo non dobbiamo temere che abbiano fini speculativi.

Detto questo, Morningstar ha di recente introdotto delle nuove statistiche e datapoint di portafoglio che permettono agli utenti di capire meglio se e in che modo il gestore sta utilizzando degli strumenti derivati. All’asset allocation classica si affiancano altre due rappresentazioni del portafoglio: Esposizione Economica e Valore di Mercato. Va precisato che per generare queste statistiche Morningstar raccoglie datapoint particolari e pertanto queste due sezioni sono disponibili solo per i fondi delle società di gestione che ci forniscono questo tipo di informazioni.

Nella sezione Asset Allocation Classica è rappresentata l’esposizione reale del fondo alle varie asset class e il valore della liquidità tiene conto anche di quella implicita legata all’utilizzo dei derivati, chiamata cash offset. Cosa si intende per liquidità implicita? Quando si acquista un derivato si versa un deposito pari soltanto a una frazione del nozionale (margine), la differenza tra il valore nozionale del derivato e il margine è quello che implicitamente il gestore prende in prestito (se è andato lungo) o concede in prestito (se è andato corto) quando utilizza un derivato. Il cash offset ha dunque la funzione di rappresentare la leva utilizzata dal gestore e quella di riconciliare tutte le poste in portafoglio al total net asset del fondo in modo da avere un valore netto dell’asset allocation pari a 100. Se il gestore è andato lungo sul derivato il cash offset andrà nella liquidità corta. Al contrario, se è andato corto sul derivato il cash offset andrà nella liquidità lunga.

La sezione dell’Esposizione Economica mostra la reale esposizione del fondo alle varie asset class mentre non viene rappresentato il cash offset dei derivati (il valore netto degli asset in questo caso non fa somma 100) oltre a quegli strumenti come i currency forward e gli interest rates perché tipicamente usati per ridurre il profilo di rischio del fondo e non per creare un’esposizione economica. La sezione Valore di mercato, invece, assolve a una funzione contabile e rappresenta gli asset del portafoglio in base al loro valore di mercato. In questa sezione i derivati rientreranno nella liquidità, sotto forma di margine pagato per l’acquisto dello strumento, mentre gli altri asset non sono rappresentati in base alla loro esposizione reale ma al loro fair value.

Un esempio concreto
Facciamo un esempio: il fondo sottostante ha un’esposizione lunga e corta superiore al 100% e in entrambi i casi notiamo che la percentuale di liquidità è superiore all’80% (Figura 1). Questo ci segnala che il comparto in questione presenta dei derivati in portafoglio. Per capire con quale finalità il gestore utilizza questi strumenti ci serviamo delle sezioni Esposizione economica e Valore di mercato. Se passiamo alla seconda sezione vediamo che la percentuale di liquidità lunga e corta si riduce sensibilmente. Questo perché l’Esposizione economica non rappresenta il cash offset dei derivati (Figura 2). Se passiamo alla terza sezione vediamo che il valore di mercato di obbligazioni e azioni non è significativamente diverso dall’esposizione reale rappresentata nell’Esposizione Economica (Figura 3). Questo significa che i derivati utilizzati non servono per aumentare in maniera significativa l’esposizione a un asset ma hanno la finalità di coprirsi da alcuni rischi come quelli legati alla variazione dei tassi di cambio e dei tassi di interesse. Se, al contrario, l’esposizione economica agli asset fosse stata molto più grande rispetto al valore di mercato degli stessi allora in quel caso ci saremmo trovati davanti a un fondo che utilizza i derivati per aumentare la propria esposizione a un asset attraverso la leva finanziaria.  

Figura 1: Asset allocation classica
Exp classica

 

Figura 2: Esposizione economica
Exp econmica

 

Figura 3: Valore di mercato
Exp valoredimercato

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia