Emergenti e Coronavirus, ora si guarda anche alla ripresa della Cina

Covid-19 ha avuto un impatto pesante anche sui mercati in via di sviluppo il cui futuro è però sempre più legato a quello del resto del mondo. Nel paese asiatico, intanto, il livello di emergenza scende e l’attività economica si risveglia. Dopo una fase di rallentamento, dicono gli analisti di Morningstar, il Pil tornerà a rafforzarsi.

Marco Caprotti 12/03/2020 | 13:53
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Il contagio da Coronavirus partito dalla Cina ha frenato la corsa dei mercati emergenti. Il futuro delle aree in via di sviluppo ora dipenderà essenzialmente da due fattori.

Uno è l’evoluzione che si avrà nelle economie del resto del mondo di quella che ora è stata ufficialmente definita una pandemia visto che, ad esempio, la correlazione fra le aree sviluppate e gli emergenti è sempre più forte (tanto che, secondo alcuni operatori, per cercare la diversificazione che davano gli emerging, ora conviene spostarsi sui frontier).

L’indice Morningstar Emerging Markets in un mese (fino all’11 marzo e in euro) ha perso il 17%, portando a -15,8% la performance da inizio anno (+20,3% nel 2019).

Indice Morningstar EM da inizio anno
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Dati in euro aggiornati all’11 marzo 2020
Fonte: Morningstar Direct

Andamenti che si sono riflessi in quelli della categoria Morningstar che raccoglie i fondi che investono nei mercati emergenti a livello globale: in un mese ha perso il 16,5%, portando -15,3% la performance da inizio anno (+21% nel 2019).

Cina sotto osservazione
L’altro elemento da considerare è la Cina, che continua a restare sotto il microscopio degli investitori, anche per il peso che il paese ancora definito emergente ha nei benchmark dedicati alle regioni in via di sviluppo (ad esempio, rappresenta più del 30% della composizione del paniere Morningstar EM).

Gli ultimi report redatti dalle autorità sanitarie cinesi dicono che è stato superato il picco di trasmissione dei contagi da Covid-19 e la parabola ora è in fase discendente. Nella città di Wuhan, dove si è sviluppato il primo focolaio, l’11 marzo sono stati registrati solo otto contagi (il minimo da quando la vicenda è iniziata) e non si esclude un graduale ritorno alla normale attività, anche economica, del paese in tempi relativamente brevi.

L’attenzione adesso si sposta sui progressi che il colosso asiatico riuscirà a registrare da ora in poi. “Noi abbiamo abbassato la nostra previsione sulla crescita del Pil reale della Cina nel 2020, portandola al 2,2% rispetto alla nostra stima precedente che parlava di 4,7%”, spiega Karen Andersen, strategist di Morningstar.

Confrontandolo con dati ufficiali del paese, non sempre affidabili, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dal 1976. “La Cina è l’epicentro del contagio e le rigorose contromisure prese dal governo hanno pesato molto sull’attività economica del primo trimestre”, continua Andersen. “Allo stesso tempo, però, è riuscita a contenere i rischi in maniera tale da non mettere in pericolo le potenzialità di lungo periodo. Per questo ci attendiamo una ripresa più sostenuta negli anni che seguiranno al 2020”.

Va detto che le previsioni di Morningstar per la Cina sono sempre state più prudenti rispetto al consensus, anche prima che scoppiasse l’epidemia. “Prevediamo un tasso medio di crescita del Pil reale del 3,5% nei prossimi 10 anni”, dice Andersen. “Si tratta di un dato molto più basso di quello previsto, ad esempio, dal Fondo monetario internazionale che, prima della crisi Coronavirus, parlava di un progresso di quasi il 6% nel prossimo quinquennio”.

Previsioni Morningstar sulla crescita della Cina e confronto con il consensus
cina

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.