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Perché le utility hanno bisogno di una politica stabile

Le aziende di pubblica utilità per riuscire a guadagnare e a tenere tariffe basse per i loro clienti devono poter fare affidamento su un quadro regolamentare certo. Ma conta anche il management.

Marco Caprotti 22/10/2019 | 10:44

Utili e regolamenti, quando si parla di aziende di pubblica utilità, vanno a braccetto. “Una legislazione che permetta alle utility di avere rendimenti interessanti e costanti ci dà la sicurezza che quell’azienda sarà sempre in grado di guadagnare di più rispetto al costo del capitale”, spiega Andrew Bischof, Senior equity analyst di Morningstar. “Al contrario, una società che opera in una situazione in cui gli interessi dei consumatori vengono messi sempre prima di quelli degli azionisti, farà fatica a recuperare il costo del capitale. Questo spiega perché le utility hanno bisogno di un sistema regolamentare stabile”.

Non si tratta, però, di riempire le tasche dei soci dell’azienda a spese dei consumatori. “Il sistema regolamentare diventa vantaggioso per tutti quando l’azienda può contare sulla capacità del management di controllare i costi operativi. Ogni sforamento, in questo senso, rischia di andare a carico degli azionisti”, spiega l’analista. “Una maggiore efficienza, invece, beneficia sia gli investitori che gli utenti”. Le tariffe, da questo punto di vista, sono un elemento marginale nei conti dell’azienda. “E’ una voce che le utility non possono controllare”, spiega Bischof. “Se sono troppo basse di solito spingono il regolatore a essere più accondiscendente nei confronti dei piani di investimenti”.

Cinque pilastri
Ma come si capisce se la situazione regolamentare nella quale si trova a lavorare un’azienda di pubblica utilità è equilibrato? L’analista di Morningstar ha individuato cinque pilastri (pillar) che possono aiutare a capire se una utility si trova nelle condizioni migliori da questo punto di vista. “I primi quattro pillar (Roe, revenue indipendenti dal costo della materia prima; gestione; stabilità regolamentare e politica) hanno la stessa importanza e contribuiscono al 90% della valutazione”, dice l’analista. “Il quinto pilastro (le tariffe applicate agli utenti) pesa per il 10%, visto che i prezzi sono condizionati da molti elementi al di fuori del controllo dell’azienda”.

-Roe: “se la situazione regolamentare permette alla società di avere un Return on equity (un indicatore della reddività, Ndr) del 9,5%-10%, ci saranno maggiori probabilità di avere ritorni sul capitale investito superiori rispetto al costo”, dice l’analista.

-Revenue indipendenti dal costo della materia prima: maggiori sono le revenue che una utility può creare in questo modo, minori saranno gli svantaggi che la utility dovrà patire per il mancato supporto dei regolatori. Una buona sincronizzazione nella tempistica fra gli investimenti e l’arrivo degli utili permette di avere rendimenti di capitale superiori al costo.

-Gestione: il management spesso può gestire due elementi chiave che possono determinare il return on capital. Uno è la capacità di tenere le spese operative e di capitale all’interno del budget previsto. Il secondo è quello di creare relazioni costruttive con i regolatori e con i clienti.

-Stabilità regolamentare e politica: una utility è ben posizionata se può contare sulla stabilità dal punto di vista dei regolamenti e della situazione politica per almeno cinque anni. La sua situazione migliora se si va oltre al quinquennio. Viceversa, peggiora.

-Tariffe applicate agli utenti: le utility non possono determinare i costi della materia prima, ma possono abbassare le tariffe, ad esempio, diminuendo i costi operativi. Tariffe basse speso spingono il regolatore a dare maggiore supporto ai piani di investimento.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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