Raccolta fondi, il primo trimestre salva il 2018

L’anno scorso l’industria europea del risparmio gestito ha registrato flussi netti per 208 miliardi di euro, il peggior risultato dal 2011. Hanno pesato molto gli ultimi mesi. Nel complesso, male i prodotti a reddito fisso e gli alternativi. Continua la corsa della gestione passiva. 

Valerio Baselli 24/01/2019 | 16:50

L’aumento della volatilità dei mercati e le diverse fasi di turbolenza che ne sono scaturite nel corso del 2018 hanno rappresentato una sfida complessa per gli investitori, soprattutto durante l’ultimo trimestre dell’anno. Tra ottobre e dicembre, infatti, l’industria europea del risparmio gestito ha registrato 94,4 miliardi di rimborsi netti (fondi monetari esclusi). In questo senso hanno pesato come un macigno i 46 miliardi di euro di deflussi netti avvenuti nel solo mese di dicembre e che hanno colpito praticamente tutte le categorie a lungo termine.

Per quanto riguarda l’intero 2018, tuttavia, la raccolta dei fondi aperti a lungo termine è in territorio positivo, grazie soprattutto a un eccezionale mese di gennaio. L’anno passato, l’industria europea dei fondi, compresi gli Exchange traded fund ed esclusi i prodotti monetari, ha registrato afflussi netti pari a 152 miliardi di euro, risultato ben distante dal record del 2017 (774 miliardi).

Nonostante i significativi riscatti pari a 16,1 miliardi di euro nel quarto trimestre, i fondi azionari hanno registrato una raccolta netta di 76 miliardi sull’intero anno, seguiti dai prodotti bilanciati, che hanno avuto entrate nette per 69,3 miliardi. Le brutte condizioni di mercato, invece, hanno inciso sui fondi a reddito fisso, i convertibili e gli alternativi, per i quali il bilancio 2018 è negativo a causa dei forti riscatti del quarto trimestre. Queste tre categorie hanno registrato il segno meno per la prima volta dalla crisi finanziaria nel 2008.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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