2018, Wall Street non basta a sollevare gli indici globali

A livello regionale solo il listino Usa resta in territorio positivo, mentre le Borse peggiori sono quelle dei paesi emergenti. Tra i settori, brillano i titoli healthcare. Male le commodity. Gli energetici sono i più convenienti.

Francesco Lavecchia 17/12/2018 | 10:22
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Nel 2018 sorridono solo gli Usa. I listini americani sono stati gli unici a mantenersi in territorio positivo registrando un rendimento in linea con quello dello scorso anno e superiore al 4% (indice Morningstar US market al 12 dicembre 2018 in euro). Al contrario, è andata male ai mercati emergenti che hanno vanificato i guadagni realizzati nel 2017 registrando una perdita in doppia cifra. Il risultato peggiore è stato quello riportato dalle Borse del Medio Oriente e dell’Africa (-16,57% in euro), sulle quali ha inciso il pessimo andamento del listino sudafricano (-18,8) che pesa per quasi il 20% sulla capitalizzazione di mercato della regione. Negative sono state anche le performance delle Borse emergenti in Asia ed Europa e, in particolare, quelle di Corea del Sud, Cina e India.

Gli emergenti soffrono il calo dei tecnologici 
I listini dei paesi in via di sviluppo hanno accusato la cattiva intonazione delle aziende appartenenti ai settori tecnologia (-15%) e beni di consumo ciclici (-16%), che contano rispettivamente per il 23% e per il 9% della capitalizzazione di mercato dell’indice (Morningstar EM). I ribassi più significativi sono stati quelli di Tencent Holding (-19%) e Samsung (-17%) tra i tecnologici e della brasiliana Ambev (-30%) tra i consumer cyclical. Le vendite registrate da inizio anno, però, non hanno modificato le convinzioni degli analisti di Morningstar che hanno confermato il fair value di questi titoli, che ora sono scambiati a tassi di sconto molto interessanti.Ai mercati sviluppati, invece, non è bastata la buona performance degli Usa (che pesano per circa il 60% sull’indice Morningstar DM), sostenuta dagli acquisti su tecnologici e titoli healthcare come Microsoft, Apple e Pfizer.

Mercati sviluppati traditi da Eurozona e Regno Unito
A far girare in negativo il bilancio della regione sono state le pesanti perdite dei listini dell’Eurozona (indice Morningstar Eurozone) e del Regno Unito (Morningstar UK index) che, insieme, rappresentano oltre il 15% della capitalizzazione di Borsa dell’intera area e che da inizio anno hanno ceduto rispettivamente il 9,6% e l’11,7% (al 12 dicembre in euro). Molto negativo è stato l’andamento di tutte le piazze finanziarie dell’Area euro e in particolare di Francoforte, Parigi e Milano. Il Regno Unito ha invece pagato il pessimo andamento dei settori maggiormente rappresentativi come finanza e beni di consumo difensivi e ciclici, che hanno registrato ribassi superiori al 10% a causa delle forti vendite su titoli come British American Tobacco, Imperial Brands, HSBC e Lloyds Banking Group. Gli analisti di Morningstar riconoscono a entrambe le aziende nell’industria del tabacco un Moat elevato e assegnano un rating di 5 stelle (il loro rapporto Prezzo Fair value è pari a 0,6). I due bancari, invece, hanno un Moat medio e sono scambiati a un tasso di sconto del 30% circa (i fair value e i rating sono aggiornati al 13 dicembre 2018).

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Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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