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Fondo, ma quanto mi costi?

Le commissioni possono influire sul rendimento finale. Ecco quali sono le principali voci da tenere d’occhio.

Marco Caprotti 21/02/2017 | 09:12
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Occhio al costo. Questa voce, infatti, può determinare il successo di un investimento in fondi. Da diverse analisi di Morningstar, ad esempio, emerge che spesso i comparti che si fanno pagare di più, non sono migliori dei concorrenti meno cari.

Le spese correnti
La direttiva comunitaria europea Ucits IV ha introdotto il concetto di “spesa corrente”. Si tratta di un indicatore che sostituisce il Ter (Total expense ratio) nelle documentazioni ufficiali sui fondi: calcola la percentuale di costo sul patrimonio medio del fondo e include, oltre alle commissioni di gestione, anche le spese di revisione, di pubblicazione del valore della quota, il compenso per la banca depositaria, le spese legali e giudiziarie e il contributo di vigilanza. Sono escluse le fee di intermediazione che i gestori sostengono per le transazioni sui titoli, gli oneri di ingresso e uscita a carico del risparmiatore, quelli fiscali e le eventuali performance fee. Le spese correnti (in inglese Ongoing charges) sono reperibili nel documento informativo chiave per gli investitori (Kiid) e sul sito morningstar.it.

Di seguito riportiamo le principali voci di costo per un investitore in fondi.

Ingresso e uscita
Con l'esclusione dei fondi detti no load, gli altri prevedono delle commissioni d'ingresso e/o di uscita. Le prime sono calcolate in percentuale sul capitale investito e possono decrescere con l'aumentare della somma conferita. Le seconde, invece, possono diminuire man mano che si allunga il periodo di investimento. Le commissioni di ingresso e di uscita sono negoziate di volta in volta e spesso non si pagano affatto. Nei documenti ufficiali viene riportata quella massima.

Commissioni di gestione
La management fee è una delle voci di costo più importanti per chi sceglie un fondo comune. Rappresentano una percentuale annua del capitale investito che serve a remunerare il lavoro della società di gestione e il servizio di consulenza. Variano secondo la natura del fondo, perché le diverse tipologie richiedono un impegno differente da parte del gestore.

Performance fee
La commissione di performance o incentivo può essere presente o meno nel profilo di costo di un fondo. Come dice il termine stesso, sono un “incentivo” per la società di gestione a generare un rendimento positivo per l’investitore. Possono avere strutture assai differenti tra loro a seconda che si faccia riferimento a un indice o meno e al tipo di benchmark. Le sgr che usano l’high watermark (tradotto letteralmente, livello dell’acqua alta) nel calcolo di queste commissioni, fanno pagare il cliente solo quando il valore del fondo supera i massimi assoluti e quindi solo quando il prodotto guadagna nel lungo periodo.

Commissioni di collocamento
Sono previste per i fondi a durata predefinita e a cedola, che tanto successo hanno avuto in Italia negli ultimi anni. Si tratta di fee a carico del fondo, prelevate in un’unica soluzione e ammortizzate linearmente nell’orizzonte temporale dell’investimento, solitamente di cinque anni (Per approfondimenti, clicca qui e qui).

Visita il mini-sito dedicato a MiFID II 

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.