Etp, i migliori e i peggiori di novembre

Il palladio e le banche americane dominano la Top 10 del mese. Male i metalli preziosi e alcuni mercati emergenti, come Turchia e Messico. 

Valerio Baselli 19/12/2016 | 10:04
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La fotografia mensile dell’industria degli Exchange traded products (Etp) conferma l’alta volatilità dei listini in quest’ultima parte dell’anno. Gli Etp, infatti, essendo strumenti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo. Inoltre, i replicanti vengono sempre più utilizzati come strumenti per posizioni tattiche di breve periodo. Perciò i rendimenti riflettono fedelmente quello che viene definito come il sentiment degli investitori.

Secondo i dati Morningstar, in novembre, tra il miglior Etp (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono oltre 40 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o short).

Chi sale…
Tra i migliori replicanti del mese si trovano soprattutto metalli industriali, come il rame, piombo e soprattutto palladio. Quest’ultimo è un metallo raro. I suoi usi più comuni sono nell’industria automobilistica per le marmitte catalitiche, nelle telecomunicazioni, in odontoiatria, nel settore elettrico, oltre che in gioielleria. Il palladio è attualmente scambiato a circa 695 dollari l’oncia (segnando un rimbalzo di oltre 26 punti percentuali dall’inizio dell’anno) principalmente a causa della buona salute del settore automobilistico mondiale, con vendite record soprattutto in Cina e negli Stati Uniti.

Nella Top 10 di novembre, troviamo anche due replicanti esposti ai titoli finanziari americani. Il settore bancario è considerato come uno dei principali beneficiari della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, essendo favorevole a una minore regolamentazione. “Nel medio-lungo periodo, crediamo che gli istituti di credito saranno in generale avvantaggiati dal Governo Trump che promette di tagliare i costi legati al rispetto della compliance normativa”, afferma Greggor Warren analista azionario di Morningstar.

E chi scende
Dal lato dei “perdenti”, invece, i primi cinque posti sono occupati da Etf esposti all’attività di estrazione dell’oro. Il prezzo del metallo giallo è crollato dopo il risultato elettorale americano, dai 1.303 dollari l'oncia del 9 novembre a 1.164 dollari del 9 dicembre. Mentre i timori sulla crescita globale e il crollo del mercato azionario a inizio anno avevano indotto gli investitori a una posizione difensiva, il miglioramento delle prospettive economiche nei paesi sviluppati, la risalita del dollaro e dei rendimenti obbligazionari hanno probabilmente indotto gli investitori auriferi a prendere profitto dalle loro posizioni.

Tra i peggiori, troviamo infine dei fondi dedicati ai mercati azionari di Turchia e Messico. Quest’ultimo, in particolare, potrebbe risentire pesantemente di una politica statunitense più chiusa al commercio internazionale.

Etf Migl 11 16

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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