Chi investe con stile

Fra i gestori equity c’è chi punta su dividendi, valore o crescita. Ma l’investitore non deve farsi distrarre dai propri obiettivi di lungo termine. Meglio attenersi a un piano e individuare manager in grado di creare valore. 

Francesco Paganelli 17/05/2016 | 10:30
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Growth batte value che batte income. Questa è una sintesi di quello che è accaduto sui mercati finanziari negli ultimi tre anni: ma quale sarà l’ordine nel 2019? E nei prossimi dieci anni? Accanto all’approccio tradizionale definito blend, cioè miscela, ci sono gestori che adottano precise filosofie o stili di investimento. Esistono buone ragioni per investire (o non farlo) in ciascuna categoria, in funzione delle proprie esigenze e obiettivi. Ma tentare di anticipare il mercato passando da un orientamento all’altro è quasi sempre una pessima idea. Ci sono però diversi fondi che si distinguono nella propria categoria di appartenenza e che ricevono un giudizio positivo da parte del team di Manager Research di Morningstar. Ecco quali.

Reddito
Nella categoria Azionari Globali – Reddito sono classificati i fondi che investono in società che promettono un rendimento da dividendo (dividend yield) superiore al mercato. Nel lungo periodo l’impatto straordinario dei dividendi sul rendimento totale di un investimento azionario è nei numeri: il loro ruolo, quindi, non interessa soltanto chi desidera un flusso di reddito. Prendiamo ad esempio l’indice MSCI World, che include oltre 1.600 azioni quotate sulle borse di 23 paesi sviluppati, coprendo circa l’85% della capitalizzazione di ciascun paniere. Su orizzonti temporali sufficientemente lunghi (ad esempio 15 anni) quasi la metà del total return è data dal reinvestimento dei dividendi: questa è infatti la differenza tra la performance dell’indice Net total return (che riflette sia l’andamento dei prezzi dei costituenti sia il reinvestimento dei dividendi, al netto delle ritenute fiscali) rispetto all’indice Price return (che riflette soltanto l’apprezzamento delle azioni, escludendo quindi i dividendi). In altre parole, investendo 10 mila dollari 15 anni fa, l’inclusione e il reinvestimento sistematico dei dividendi nell’arco temporale avrebbe incrementato la ricchezza finale di quasi 5.000 dollari (in questo esempio abbiamo ignorato per semplicità costi e tassazione). 

Confronto tra indice Net Return e Price Return
Confronto indici NR e PR

Ne discende l’idea che indirizzandosi verso le società ad alto dividendo i risultati possano essere ancora migliori. Del resto, non è un caso se nel panorama degli Etp “strategic beta” quelli che hanno riscosso maggior successo adottino strategie sui dividendi (definite da Morningstar “Dividend Screened/Weighted”). In realtà è assai raro trovare una formula magica valida in ogni condizione di mercato e le società ad alto dividendo non sono un’eccezione. Confrontando i rendimenti della media di categoria Azionari Globali Reddito con quelli della media dei fondi Azionari Internazionali Large Cap Blend vediamo che negli ultimi 20 anni i primi hanno fatto meglio dei secondi nella maggior parte dei periodi rolling di tre anni (rappresentati in verde). E tuttavia nei tre anni fino a fine marzo 2016 la media di categoria “Income” è indietro di 46 punti base (dato annualizzato, in dollari). 

Confronto tra Azionari Globali Reddito e Large Cap Blend
Confronto Azionari globali

Questi risultati possono dipendere da molti fattori, strutturali e non. Ad esempio, quello settoriale. I fondi con strategie ad alto dividendo tendono a trovare maggiori opportunità in determinati settori (come Utility, Energia e Beni di consumo primari) e meno in altri (vedi la Tecnologia, le cui aziende solitamente reinvestono una percentuale più alta dei propri flussi di cassa invece di distribuire liquidità agli azionisti). Inoltre, cambiano i processi di investimento e, così, i portafogli e le performance: ad esempio, è meglio una società che paga un dividendo modesto, ma offre la promessa di incrementarlo in futuro, o un’azienda che distribuisce la maggior parte degli utili come dividendi, ma ha minori prospettiva di crescita?
Se è vero che non ci sono formule magiche, elementi come l’esperienza del gestore, la disciplina del processo di investimento, la gestione dei rischi e i costi possono fare la differenza. Gli analisti di Morningstar usano una metodologia che si basa su cinque pilastri (Persone, Processo, Società, Performance e Costi) e in questa categoria assegnano un Analyst Rating positivo a due fondi disponibili alla vendita in Italia (vedi tabella).

Azionari globali reddito

Valore
Con “value” si intende generalmente un titolo caratterizzato da bassi tassi di crescita e bassi multipli di mercato, come il rapporto prezzi-utili o prezzo-valore contabile. Le azioni value hanno anche, solitamente, un dividend yield più alto. In sintesi questo stile di investimento si caratterizza per un’attenzione particolare alle valutazioni di mercato, o meglio alla distanza tra prezzo e valore intrinseco di una società, anche chiamato “margine di sicurezza”. Ci sono molti esempi celebri di investitori value – da Benjamin Graham a Warren Buffet, l’Oracolo di Omaha, chairman di Berkshire Hathaway Inc. Inoltre, Fama e French osservano nel loro modello a tre fattori che la classe di azioni value con un basso rapporto prezzo-valore contabile (e le small cap) hanno storicamente fatto meglio del mercato. Ma anche qui non mancano i rischi, rappresentati dalle cosiddette value traps: titoli che sembrano scontati da un punto di vista dei multipli, ma che restano scontati senza “convergere” al loro valore intrinseco teorico.

In questo universo, tre fondi disponibili alla vendita in Italia ricevono un giudizio positivo da parte degli analisti.

Azionari globali large cap value

Crescita
Come suggerisce il termine, i titoli growth si distinguono per gli elevati tassi di crescita di utili e fatturato. Questo maggior potenziale di apprezzamento si riflette di norma in valutazioni più elevate (i multipli già discussi). Anche in questo caso, determinate industrie ne hanno una concentrazione maggiore: l’esempio classico è il settore tecnologico. La popolarità di questa tipologia di azioni rappresenta anche il loro principale rischio: quello di pagare un prezzo troppo caro, sulla base di aspettative di crescita troppo ottimistiche. D’altra parte, l’orientamento verso società in crescita è spesso accompagnato a criteri più stringenti in termini di qualità aziendale; se guardiamo all’Economic moat  (il vantaggio competitivo) dei titoli in portafoglio, per esempio, la percentuale più elevata si trova nei medallists di questa categoria.
In termini di performance storiche, negli ultimi 20, 30 e 40 anni l’MSCI World Value ha battuto l’MSCI World Growth. Ma anche in questo caso il singolo dato nasconde la presenza di cicli, più o meno sostenibili (il picco di crescita delle società growth attorno al 2000, evidenziato in verde, altro non è se non la famosa bolla delle dot com).  Il recente passato vede invece il dominio del growth, il cui indice vanta nelle prime posizioni i giganti Apple e Alphabet, Facebook  e Amazon.

Confronto tra indici globali value e growth
Indici globali value e growth

Tra i comparti con stile growth disponibili in Italia, sono cinque a ricevere un Morningstar Analyst Rating pari o superiore a Bronze, come si vede nella tabella qui sotto.

Azionari internazionali large cap growth

 

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Paganelli

Francesco Paganelli  è Fund Analyst di Morningstar in Italia