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Gli internazionali non ritrovano la performance

Per le categorie global equity l’anno è iniziato in maniera difficile. Il contesto mondiale resta complicato. Ma, dicono gli analisti, non conviene lasciare il segmento. 

Marco Caprotti 19/05/2016 | 09:04
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Il 2016 non sembra essere il momentum dell’azionario internazionale. Da inizio anno le diverse categorie Morningstar dedicate a questo segmento dell’universo dei fondi (Global large cap blend, Global large cap value, Global large cap growth e Global small cap) hanno messo tutte a segno rendimenti negativi (rispettivamente, in euro: -5,69%, -4,47%, -7,23% e -4,8%). Il 2015, dal punto di vista delle performance, è andato sicuramente meglio. Soprattutto per chi ha puntato su growth (+11,74%) e small cap (+12,52%). Ma anche chi si è concentrato su blend e value non si è potuto lamentare (+8,83% e +6,82%).

Cosa c’è sul tavolo
Oggi, più di ieri, gli argomenti di discussione fra gli investitori riguardano la maturità del ciclo Usa e i rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed. Oppure i rischi di hard landing generati dalla transizione di lungo termine dell’economia cinese verso un mix di domanda aggregata. C’è poi la discesa disordinata dei prezzi delle commodity che ha messo in crisi i paesi esportatori, le società di estrazione e lavorazione e ha fatto pensare a un coinvolgimento del settore bancario. Ma più in generale c’è un diffuso pessimismo, collegato alla bassa crescita, al diminuire della spinta demografica e alla vulnerabilità delle economie, con possibili implicazioni sulla fiducia degli operatori.

A tutto questo si è aggiunto, solo per restare nel Vecchio continente, la possibile Brexit (l’uscita del Regno Unito dalla Ue) con effetti imprevedibili su tutti i mercati della regione e, sempre dal punto di vista politico, la crisi dei migranti che alimenta le tendenze populiste anti Unione europea.

La diversificazione vince sempre
Ce ne sarebbe abbastanza per tenersi lontani dalle categorie dedicate al global equity. “Ma sarebbe un errore”, spiega Marta Norton, analista azionaria di Morningstar. “In questo modo un investitore rischia di perdersi tutte le opportunità che ci sono in giro per il mondo sia in termini di quantità che di qualità. Il tutto si lega a un discorso di diversificazione. Ogni paese ha i suoi momenti buoni e le sue fasi negative. Avere la possibilità di guardare al di là dei propri confini permette di limitare alcuni dei rischi che si possono trovare a livello domestico o in altri asset che si hanno in portafoglio”. In questo senso le diverse categorie internazionali sono riuscite ad assolvere almeno una parte del loro lavoro. L’analisi del Max drawdown mostra che dai massimi degli ultimi tre anni (toccati fra maggio e giugno del 2015) le diverse categorie che formano il segmento hanno perso circa il 13%. Lo stesso indicatore per l’azionario italiano segna -22% mentre, ad esempio, per le commodity è arrivato a -66%. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.