Il medagliere dei corporate

Con oltre 140 miliardi di masse in gestione, i fondi che investono in obbligazioni denominate in euro emesse da società private, high yield e non, rappresentano una fetta importante del portafoglio degli investitori. L’offerta è enorme, ma in 21 ricevono un giudizio positivo dagli analisti (e sono disponibili in Italia), con diverse sfumature di rischio.

Francesco Paganelli 21/04/2016 | 09:25

Investire nei bond societari non è una scommessa a rischio zero, ma lo stile di gestione può attutire o amplificare volatilità e rendimenti relativi. In questo universo la competizione è agguerrita (quasi 500 comparti in Europa), e il team di ricerca sui fondi di Morningstar assegna l’Analyst Rating a più di 30 strategie nella categoria Obbligazionari Corporate EUR e a una dozzina di Obbligazionari High Yield EUR, coprendo rispettivamente circa il 70 e il 40% degli assets under management totali. Solo alcuni, però, guadagnano un rating qualitativo positivo. 21 sono disponibili in Italia.

A ciascuno il suo
Tra i fondi che investono nel debito societario una distinzione fondamentale si basa sul merito di credito dei titoli sottostanti: da un lato i comparti c.d. corporate investment-grade (che investono in obbligazioni con rating pari almeno a BBB-, se prendiamo la scala di rating utilizzata da Standard & Poor’s, e Baa3 utilizzando quella di Moody’s), dall’altro quelli che investono nel segmento high yield, per i detrattori “junk bonds”, cioè titoli spazzatura.
Distinguerli è importante: il rating degli emittenti è una misura del rischio di credito e le performance dei fondi riflettono fedelmente questa maggiore incertezza. Nei dieci anni fino a fine marzo 2016, ad esempio, la volatilità della media di categoria Obbligazionari High Yield EUR è stata più del doppio di quella degli Obbligazionari Corporate EUR. Anche la perdita massima a dieci anni (-33% rispetto al -12% per i fondi investment-grade) dà una misura delle oscillazioni dei due universi. D’altra parte, gli investitori richiedono in genere un rendimento più alto per sopportare una maggiore rischiosità (un premio per il rischio, appunto) e, quindi, su orizzonti temporali sufficientemente lunghi è ragionevole attendersi un ritorno superiore dalle strategie high yield (che infatti sui dieci anni battono la media dei fondi corporate di quasi 2 punti percentuali annualizzati).

Le medaglie
Tra i fondi disponibili in Italia appartenenti a queste due categorie, sono 21 quelli che ricevono un rating positivo da parte degli analisti:

Medagliere corporate

Tra questi, il rating più alto è assegnato a Kempen Euro Credit Fund, gestito da un trio di manager che guida un team compatto ma stabile, realizzando risultati eccellenti. La strategia si basa sulla diversificazione delle scommesse attive, spesso contenute. Per chi ha un maggiore appetito per il rischio l’Invesco Euro Corporate Bond, rating Silver, può rappresentare una soluzione interessante. Dal 2006 Paul Caser e Paul Read, che lavorano insieme da quasi venti anni, gestiscono questa strategia decisamente attiva e rischiosa, che può comportare significative deviazioni del benchmark verso quei settori che il team ritiene abbiano maggior valore. Un'altra opzione valida è rappresentata dal fondo Schroder ISF EURO Corporate Bond (rating Bronze), il più grande nella categoria per patrimonio gestito. Il team di gestione è stato profondamente riorganizzato nel 2012: ciò ha creato instabilità, con l’uscita di diversi analisti, ma il gruppo attuale conta un buon numero di risorse (recentemente aumentate). L’approccio di investimento “tematico” è stato ben implementato, e da quando Patrick Vogel è al comando il fondo ha realizzato ottimi risultati.
Sul fronte high yield l’HSBC Euro High Yield Bond (Silver) è guidato da oltre un decennio dal gestore dell’anno 2015 per il reddito fisso Philippe Igigabel. Il manager ha saputo controllare il rischio pur battendo più dell’80% dei concorrenti in termini di rendimenti nei dieci anni fino a fine marzo 2016. Un’alternativa valida è rappresentata dal fondo Candriam Euro High Yield. Anche qui la continuità di gestione (17 anni) è impressionante. Philippe Noyard si concentra sulla selezione degli emittenti, che quindi rappresenta il principale motore delle performance. Il portafoglio aveva (alla fine di gennaio 2016) un posizionamento relativamente difensivo, mentre il track record su diversi orizzonti temporali è robusto: il gestore ha fatto meglio della media di categoria in ciascun anno dal 2010 al 2015.

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Info autore

Francesco Paganelli

Francesco Paganelli  è Fund Analyst di Morningstar in Italia

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