Chi non si fida di corporate e high yield

I risparmiatori scappano dai fondi dedicati alla carta societaria, nonostante le performance e stanno iniziando a chiedere solo i rating migliori. Il futuro dell’alto rendimento resta legato alle sorti del petrolio. 

Marco Caprotti 20/04/2016 | 09:52

Corporate e high yield sono un buon affare? Dipende da che punto di vista si guardano. Di sicuro, dicono gli analisti, per ora vince la selezione. Lo studio delle categorie Morningstar mostra che i prodotti dedicati alle obbligazioni societarie nel 2015 hanno guadagnato (mediamente e in euro) l’1,9%, mentre quelli specializzati sulla carta ad alto rendimento hanno segnato +2,11%. I due segmenti qualche soddisfazione l’hanno data anche a chi li ha in portafoglio da qualche tempo. L’osservazione del Max drawdown mostra che, dai massimi degli ultimi tre anni, il debito societario ha perso il 3,6% (da marzo 2015) mentre quello high yield il 4,3% (da giugno 2015).

Buoni risultati, se si considerano, ad esempio, i timori di rallentamento dell'economia americana, che rischiano di condizionare altre regioni. Il tutto in un contesto di rialzo dei tassi di interesse Usa per i quali la Federal Reserve sembra guardare essenzialmente ai numeri sull’occupazione. Oppure la frenata dell'economia cinese, sulla cui entità gli economisti hanno ormai smesso di fare previsioni. Poi c’è il crollo del prezzo del petrolio, dovuto in parte al rallentamento globale e in parte alla guerra dei prezzi in corso fra Stati Uniti (che contano sull’estrazione dello scisto) e i paesi dell’Opec (guidati dall’Arabia Saudita).

I corporate diventano selettivi
Le analisi di Morningstar dicono che i deflussi che si stanno registrando nel settore obbligazionario in euro sono legati a diversi fattori. Da una parte c’è uno scenario di mercato che continua a essere complesso: i titoli governativi hanno rendimenti molto bassi o negativi e gli spread per le emissioni di minore qualità si sono ampliati a causa delle preoccupazioni per il quadro macro. Ma c’è dell’altro. “Chi cerca corporate è diventato più selettivo”, spiega Dave Sekera, analista obbligazionario di Morningstar. “I trader ci dicono che la carta societaria più richiesta è quella con rating minimo di singola A per i prodotti nella parte a breve della curva”. Di solito questo indica che i gestori hanno denaro che vogliono far lavorare, ma che hanno anche il dubbio che possa esserci una frenata. Per questo motivo preferiscono non rischiare di ritrovarsi in mano delle obbligazioni di scarsa qualità se le cose dovessero andare male. “Se l’attività economica, soprattutto nelle aree sviluppate, dovesse rallentare, i settori difensivi come i beni di consumo e i segmenti altamente regolamentati come i bancari Usa e le utility probabilmente riuscirebbero a conservare meglio il loro valore rispetto ai comparti più ciclici”, dice Sekera.

High yield: occhio al barile
Nonostante la volatilità che si osserva sui mercati azionari e obbligazionari e a dispetto delle incertezze create dalla situazione del petrolio, gli investitori continuano a cercare rendimento attraverso gli high yield. L’indice Bank of America Merrill Lynch dedicato a questa asset class mostra che il differenziale di credito resta di 121 punti base più alto rispetto alla media di lungo periodo. “Questo, dal punto di vista degli andamenti storici, è un elemento interessante, ma noi consigliamo agli investitori di non essere troppo compiaciuti”, dice Sekera. “Ci aspettiamo che nel breve termine l’andamento degli high yield e dei prezzi del petrolio resti legato a doppio filo. Molto dipenderà dagli accordi che i produttori riusciranno a prendere sui livelli di estrazione. Il mercato prima di tornare ad acquistare oro nero vorrà vedere sul tavolo un accordo molto forte fra gli estrattori. Altrimenti i prezzi del barile potrebbero precipitare velocemente trascinandosi dietro il mercato degli high yield”.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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