Russia, il gigante zoppica in Borsa

Alto rischio e bassi ritorni da dividendi tengono lontani gli investitori internazionali. L’economia è affaticata e troppo dipendente dal petrolio.

Sara Silano 19/03/2013 | 10:03
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Negli indici dell’est Europa la Russia è un pezzo da novanta (nell’Msci Em emerging Europe pesa per quasi il 76%), ma la Borsa di Mosca ha largamente deluso negli ultimi dodici mesi. Il Micex ha perso il 6,1% in valuta locale, contro il 13,5% dell’S&P500, con una sotto-performance quasi del 20%. Più in generale, l’ingranaggio delle azioni russe sembra inceppato da tre anni e oggi il mercato è il più economico tra quelli emergenti.

Trappola del valore
Manolis Davradakis, senior economist di Axa Im, parla di “trappola del valore” per tre ragioni. “La prima è che il premio per il rischio richiesto dagli investitori è alto”, spiega, “perché il mercato ha un’elevata volatilità. La seconda ragione è che il ritorno da dividendi è inferiore agli altri paesi emergenti (solo la Corea del sud fa peggio). La terza è che il paniere è poco diversificato, con un’alta concentrazione in titoli energetici (60% dell’Msci Russia), a cui seguono a distanza i finanziari (15%) e i materiali di base (11%). Questi tre settori sono tutti ciclici, con multipli bassi”.

Le aziende russe hanno macinato utili negli ultimi 15 anni, realizzando il secondo più alto tasso di crescita degli utili per azione (earning per share, Eps) su base annua, dopo la Cina (il confronto è solo tra i paesi emergenti). Per Davradakis, questi livelli non sono sostenibili in futuro, perché le previsioni sui prezzi del petrolio, che sono stati il fattore determinante, sono più moderate. La domanda di greggio, dicono le principali agenzie internazionali, è in declino e la tassazione è sfavorevole al settore energetico.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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