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Mercati privati, cosa fa un unicorno in portafoglio

Le startup che superano il miliardo di valutazione non sono più così rare come un tempo. Negli ultimi decenni i mercati privati sono cresciuti attirando nuovi investitori. Adesso, però, le condizioni economiche e finanziarie sono cambiate.

Sara Silano 27/12/2022 | 10:45
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Unicorno

Foto di Annie Spratt - Unsplash

Satispay, l’innovativo sistema di pagamento alternativo alle carte di credito e debito, ha annunciato a fine settembre di aver superato la soglia di valutazione di un miliardo di euro e, di conseguenza, di essere diventata un unicorno.

Nel mondo degli affari, questo termine indica le startup private che hanno raggiunto una valutazione di oltre un miliardo. E’ stato coniato nel 2013 dalla venture capitalist, Aileen Lee, che ha scelto il mitico animale con il corpo di cavallo e un unico corno in mezzo alla fronte, per sottolineare la rarità statistica delle iniziative imprenditoriali di successo.

In realtà, gli unicorni non sono più così rari come un tempo. Secondo i dati di Pitchbook (società del gruppo Morningstar) nel mondo ce ne sarebbero 1.257 (di cui 438 in Europa) per un valore collettivo di circa 4 mila miliardi di dollari.

I servizi di alcune di queste società li usiamo nella nostra vita quotidiana senza saperlo, come Sumup, che offre soluzioni per pagamenti con carte e digitali alle piccole imprese, o Doctolib, che permette di prenotare appuntamenti medici e gestire la propria salute, oppure Bitpanda, una piattaforma di trading su criptovalute, materie prime, titoli ed ETF.

La crescita degli unicorni

La crescita degli unicorni

I numeri dei mercati privati
L’aumento degli unicorni è frutto della forte crescita dei mercati privati negli ultimi decenni. Il patrimonio è triplicato nell'ultimo decennio, oltrepassando i 10 mila miliardi di dollari a fine 2021. Il numero di società supportate da venture capitalist supera quota 92 mila in tutto il mondo. Sono aumentati anche gli investitori sui private markets, con l’ingresso di soggetti nuovi a questo segmento come i fondi comuni di investimento e i fondi sovrani.

L'esplosione degli unicorni, iniziata nel 2017, ha fatto uscire dalla nicchia queste aziende e ha determinato un aumento dei capitali investiti. Secondo i dati Pitchbook, fino al 2021, i deal sugli unicorni rappresentavano meno del 2% dei finanziamenti di venture capital negli Stati Uniti, ma poi hanno catturato circa un terzo del totale investito nel settore, portando a un cambiamento non solo nelle scelte di investimento dei venture capitalist, ma anche nell’interazione con i partecipanti ai mercati pubblici.

Perché ci sono più unicorni
I ricercatori di Pitchbook hanno osservato come le aziende oggi tendano a rimandare la quotazione sulle Borse ufficiali, con il conseguente aumento delle valutazioni delle società private. Il valore mediano di una società nel momento in cui entra nel mercato pubblico ha superato 1,4 miliardi di dollari nel 2021, una soglia che la rende a tutti gli effetti un unicorno. Inoltre, queste startup tendono a collocarsi nell’ultima fase del ciclo di finanziamento da parte delle società di venture capital, ossia quella che precede il collocamento in Borsa, per cui gli investitori hanno più probabilità di successo, cioè che la startup non fallisca, e potenzialmente maggiori opportunità di guadagno.

Tutti questi fattori hanno attirato sui mercati privati i fondi pensione, i gestori patrimoniali, le compagnie assicurative e i fondi sovrani. Morningstar ha stimato che solo negli Stati Uniti ci sia stata una impennata degli investimenti dei fondi comuni in questa asset class, che a fine 2021 ha raggiunto quasi i 23 miliardi di dollari, rispetto ai 110 milioni di dollari del 2007.

Il patrimonio dei fondi comuni investito sui mercati privati negli Stati Uniti

Il patrimonio dei fondi comuni nei mercati privati

Mercati privati al test del 2022
Gli unicorni possono rappresentare le aziende leader del domani, come insegna la storia di Amazon, Tesla o Uber. Ma sono difficili da valutare, perché i dati sono scarsi, o difficilmente reperibili, o poco comparabili tra loro. Queste criticità possono falsare il quadro reale, ad esempio facendo sembrare i mercati privati meno volatili o più redditizi di quelli pubblici. Il tema è ancora più rilevante con l’attenuarsi dei confini tra asset alternativi e tradizionali e l’ingresso delle società non quotate nei portafogli degli investitori individuali.

Nell’ultimo anno, poi, si sono aggiunte nuove preoccupazioni dal momento che il quadro economico e finanziario è cambiato, con conseguente aumento della volatilità e dell’avversione al rischio degli investitori. Gli effetti sono stati più evidenti negli Stati Uniti rispetto all’Europa. Oltreoceano, le valutazioni delle startup nell’ultima fase pre-quotazione sono scese e il debutto in Borsa è diventato più difficile. Inoltre, le turbolenze dei mercati potrebbero portare a una riduzione dei flussi di capitali dagli investitori “non tradizionali” per i private markets, come i fondi comuni o i piani previdenziali, che, al contrario, avevano avuto un ruolo importante negli ultimi anni.

Le performance degli unicorni
Il cambio di sentiment degli investitori è evidente nell’andamento degli indici Morningstar Pitchbook che sono stati lanciati a novembre 2022 per tracciare le performance degli unicorni. Questi benchmark si basano su un modello proprietario per la valutazione delle società private che valgono 1 miliardo di dollari o più e che tiene in considerazione le precedenti operazioni di finanziamento (post-money valuation), i deal dei venture capitalist in società private simili e la mappatura rispetto alle industrie dei mercati pubblici.

Da inizio anno, in dollari, l’indice Morningstar Pitchbook Global Unicorn ha perso circa il 5%, ma nell’ultimo triennio ha avuto un rendimento medio annualizzato superiore al 28% (dati al 25 dicembre in dollari). A livello regionale, il paniere statunitense si è comportato meglio di quello europeo nel triennio.

 

L'articolo è stato pubblicato la prima volta su We Wealth il 5 dicembre 2022.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia