Come arriva la Ue all’appuntamento con COP27?

Da quando l’anno scorso si è chiusa COP26, Commissione, Consiglio e Parlamento europei hanno mostrato un’elevata vivacità di dibattito nell’affrontare le tematiche legate al climate change. Ma le soluzioni approvate, a cominciare da tassonomia e dal regolamento SFDR, sono in continuo aggiustamento.

Fabrizio Guidoni 08/11/2022 | 09:13
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Il momento della verità è arrivato: con l’avvio dei lavori il 6 novembre della COP27 inizierà la verifica di quanto è stato fatto da quanto è stata chiusa la COP26 nel novembre 2021 a Glasgow nel Regno Unito. E anche all’Unione Europea toccherà far vedere al mondo se e quanti “compiti a casa” ha fatto in questo anno sul fronte dell’impegno contro il cambiamento climatico. 

È opinione diffusa che in realtà in tutto il mondo sono stati presi negli ultimi 12 mesi pochi impegni tra quelli stabiliti allora. E saranno altrettanto pochi i progressi da mostrare. Certo, la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina hanno costituito un contesto difficile per tutti. La speranza, ora, è che la nuova Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici riesca a dare nuovo slancio agli impegni dei Paesi per combattere il climate change, stimolando i leader globali riuniti a Sharm el-Sheikh, in Egitto a dare maggiore slancio allo sforzo contro il cambiamento climatico.

Come arriva l’Ue a Sharm el-Sheikh 
L’Unione Europea non è certo stata con le mani in mano in questo ultimo anno sul fronte della lotta al cambiamento climatico. Commissione, Consiglio e Parlamento europei hanno mostrato un’elevata vivacità di dibattito nell’affrontare queste tematiche anche se le soluzioni finali che ne sono derivate non hanno spiccato per numero e dettaglio delle decisioni. 

Tra i molti temi affrontati in questi 12 mesi che hanno proceduto COP27, l’Ue si è impegnata soprattutto su tassonomia, su implementazione del framework SFDR e, in tema di tassazione su chi inquina, sul Carbon Border Adjustment Mechanism. 

Una tassonomia sostenibile in evoluzione nel nome della trasparenza 
Uno dei passi più importanti nell’Unione Europea sul fronte della trasparenza nella lotta al climate change per quanto riguarda il mondo economico è stata l’implementazione del Regolamento sulla tassonomia Ue. Si tratta di un elenco di attività sostenibili che può essere utilizzato da qualsiasi tipo di società per verificare se quello che fa è definibile sostenibile, a cominciare dal rispetto per il clima. Prevede inoltre che ci siano soggetti che hanno un obbligo di rendicontazione di specifici indicatori di sostenibilità anche ambientale, come i partecipanti al mercato finanziario che rendono disponibili prodotti finanziari sostenibili, e come le grandi imprese anche non finanziarie coerentemente con la Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria (NFDR), presto sostituita dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).  

Motore della tassonomia Ue è stata la Commissione, a cui la normativa obbliga anche di giustificare i criteri della tassonomia stessa sulla base di prove scientifiche conclusive. Tra i temi caldi contenuti nella tassonomia, che identifica cosa può essere definito sostenibile anche nel rispetto dell’ambiente, rientrano settori come silvicoltura, la bioenergia, l’energia derivante dall’uso del gas e l’energia nucleare.

L’importanza “green” della Piattaforma sulla finanza sostenibile della Ue 
Per aiutare l’Unione Europea a sviluppare la tassonomia degli investimenti sostenibili, è stata implementata la Piattaforma sulla finanza sostenibile. È costituita da un gruppo di esperti individuati dalla Commissione europea a cui è stato affidato il compito di elaborare raccomandazioni tecniche per la tassonomia dell’Unione Europea.  

Quali saranno i prossimi step della Ue che la Piattaforma sta proponendo? Sono stati identificati due obiettivi che consentirebbero all’Unione Europea di implementare la ristrutturazione del regolamento da applicare alle attività definite sostenibili o non sostenibili secondo la tassonomia Ue. Il primo è trasformare in un percorso più veloce le attività imprenditoriali che hanno ampi margini di miglioramento, ma che al momento stanno causando o peggiorando la crisi climatica. Il secondo riguarda la definizione delle attività che non possono effettuare la transizione. Per queste non ci sarebbe futuro essendo non compatibili con gli obiettivi ambientali. Quindi dovrebbero essere poi dismesse completamente.

La Ue in fibrillazione per alcuni temi caldi 
Come si può intuire, i confini della tassonomia Ue sono in continua evoluzione ed espansione. Dinamica che crea un forte dibattito interno tra i Paesi membri. Ultimo in ordine di tempo l’acceso confronto dopo l’inclusione del gas e dell’energia nucleare nell’elenco degli investimenti verdi nella tassonomia dell’Unione europea.  

Prima dell’approvazione della proposta della Commissione europea avvenuto lo scorso luglio, alcuni Paesi come l’Austria avevano preavvertito il Parlamento europeo che avrebbero impugnato la decisione nei tribunali europei. E così è avvenuto.  

Dopo la discussa decisione di includere il gas e il nucleare nella tassonomia europea, la Commissione europea ha reagito chiedendo alle tre principali autorità di vigilanza europee (ESAS) - l’European Banking Authority (Eba), l’European Insurance and Occupational Pensions Authority (Eiopa) e l’European Securities and Markets Authority (Esma) - di proporre modifiche agli standard tecnici di regolamentazione al fine di includere la disclosure relativa agli investimenti in gas ed energia nucleare. 

Il regolamento SFDR, guida Ue per la finanza green 
Oltre al percorso legato alla tassonomia, nell’ultimo anno la Ue ha proceduto a sviluppare il regolamento Ue 2019/2088 relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (SFDR). Con la sua entrata in vigore il 10 marzo 2021, pochi mesi prima di COP26, la Ue ha dato il via ad una strategia di trasparenza per la finanza green e l’industria del risparmio gestito.   

Uno dopo l’altro, gli asset manager attivi nell’Unione Europea hanno dovuto da allora riclassificare i propri prodotti sostenibili ai sensi dell’articolo 8 se il prodotto finanziario promuove, tra le altre caratteristiche, caratteristiche ambientali o sociali, o una combinazione di esse, e ai sensi dell’articolo 9 se il prodotto finanziario ha come obiettivo investimenti sostenibili. 

È vero che resta ancora molto da fare. Nel luglio 2021, la Commissione, nella sua strategia per finanziare la transizione verso un’economia sostenibile, aveva preso l’impegno di identificare criteri minimi di sostenibilità per i prodotti finanziari articolo 8. Ma ancora non è stato risolto questo punto. In ogni caso è un fatto che la SFDR ha contribuito ad aumentare la trasparenza sui fondi ESG, compresi quelli che investono in un’ottica di lotta al climate change.

Il Carbon Border Adjustment Mechanism dell’Ue 
Parallelamente allo sviluppo della tassonomia e del regolamento SSFDR, l’Unione Europea sta valutando l’introduzione di sistemi di tassazione contro attività a forti emissioni di carbonio. Ha di fatto lanciato il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) dell’Ue, sostenuto dalla Commissione Europea all’interno del pacchetto di leggi denominato “Fit for 55”. Di cosa si tratta? È un meccanismo secondo cui gli Stati membri possono tassare alcuni beni importati sulla base delle emissioni che contengono o del quantitativo di emissioni di gas ad effetto serra generato durante la loro produzione. In sostanza, chi importa questi prodotti dovrebbe comprare dei diritti di emissione in proporzione alle emissioni contenute nei prodotti. La proposta è ora nelle mani dal Parlamento Europeo e dal Concilio Europeo, ma, come sottolineano alcuni esperti di normativa sostenibile Ue, l’iter legislativo sarà probabilmente lungo e tortuoso. Arriverà prima o dopo la COP28 che si terrà nel novembre 2023 negli Emirati Arabi?

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Info autore

Fabrizio Guidoni  collabora con Morningstar come data journalist. Ha una lunga esperienza sul mercato azionario italiano e sulla finanza sostenibile.

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