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Trappole mentali: overconfidence e come prevenirla

Gli investitori hanno spesso troppa fiducia nelle proprie capacità, si reputano più bravi di quello che sono e non poche volte finiscono per scottarsi.

Valerio Baselli 03/06/2022 | 09:52
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Overconfidence

Benjamin Graham, economista considerato il padre del value investing, nel 1949 affermava: “Il maggior problema nonché il peggior nemico di ogni investitore è se stesso”.

L’overconfidence (eccesso di fiducia) è probabilmente il bias comportamentale più comune e conosciuto quando si parla di investimenti.

Il modo più frequente con cui la overconfidence è stata studiata è quello di chiedere alle persone quanto sono fiduciose sulle loro convinzioni o sulle risposte che forniscono. In uno studio del 2006 intitolato Behaving Badly, si dimostrò che il 74% dei 300 gestori professionisti intervistati credevano di aver fornito prestazioni superiori alla media. Del restante 26% degli intervistati, la maggioranza si considerava nella media. In pratica, quasi il 100% del gruppo di studio riteneva di aver raggiunto risultati nella media o superiori. Chiaramente, solo il 50% del campione può essere superiore alla media, il che dimostra il livello irrazionalmente elevato di overconfidence di questi gestori.

Da un punto di vista psicologico, la overconfidence scaturisce dall’asimmetria nel peso che gli investitori danno alle informazioni di cui dispongono. In pratica, quando abbiamo un’idea d’investimento, le informazioni che potrebbero supportare la nostra tesi sono mentalmente considerate più attendibili delle informazioni che vanno nella direzione contraria. Non solo, se col passare del tempo la nostra tesi non si avvera, anche in questo caso la fiducia nella nostra scelta tende a rimanere stabile. Questa distorsione è conosciuta anche come confirmation bias, la tendenza cioè a ignorare i dati e le informazioni che potrebbero convincerci di aver avuto torto.

Un altro tipo di trappola mentale legata all’overconfidence è la cosiddetta “fallacia della mano calda” (hot hand fallacy in inglese). Si tratta della convinzione errata che una persona che ha avuto successo in un evento precedente abbia maggiori possibilità di successo in altri tentativi. Come ha spiegato il premio Nobel Richard Thaler in una famosa scena del film The Big Short – La grande scommessa, questo è il classico errore che le persone commettono: pensare che ciò che sta accadendo ora continuerà ad accadere in futuro.

Nel corso degli anni, molti studi hanno confermato l’esistenza della “troppa fiducia” e molte delle sue proprietà sono state chiarite. In particolare, ci sono alcuni punti fermi: meno si sa, più si è sicuri (vale anche il contrario: più si sa, meno si è sicuri); con domande più difficili, si tende a essere più fiduciosi; la overconfidence non è correlata né con l’età né con il genere sessuale o col quoziente intellettivo.

Insomma, ne siamo tutti soggetti, soprattutto quando il problema in esame è difficile e la conoscenza personale limitata. Due caratteristiche ben presenti nell’attività d’investimento.

A livello di conseguenze concrete, diversi studi (il più importante è probabilmente quello pubblicato dai professori Terrance Odean e Brad Barber nel 1996 e intitolato Trading is Hazardous to Your Wealth) hanno dimostrato che, in generale, gli investitori danneggiano le loro performance lorde e nette facendo frequentemente trading (che viene visto come un segnale dell’eccessiva fiducia nelle proprie capacità di selezionare azioni/obbligazioni/fondi) rispetto a una semplice strategia di acquisto e mantenimento, indipendentemente dalle dimensioni del portafoglio, dai mercati in rialzo e in ribasso o dagli stili azionari.

Un’ulteriore prova, questa, del fatto che la maggior parte degli investitori, soprattutto quelli attivi, sia professionisti che dilettanti, tendono ad avere difficoltà a battere gli indici di mercato in modo consistente, come dimostrato dall’ultimo Morningstar Active-Passive Barometer.

In conclusione, rivedere i propri dati e costi di trading può essere un buon esercizio per ridurre l’eccesso di fiducia. Nel condurre la revisione, è importante rimanere obiettivi e porsi domande come “perché ho comprato quel titolo?” o “perché ho venduto?”. Se si riesce a identificare gli schemi comportamentali della propria attività di trading, sarà più facile correggere eventuali errori.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.