Fondi pensione, occorre cambiare l’approccio linguistico

Secondo Nadia Vavassori (Amundi) la comunicazione va ripensata, soprattutto con i giovani, puntando sul concetto d’investimento di lungo periodo e di pianificazione dei redditi post-vita lavorativa. Sui costi, poi, mette in guardia dal semplice utilizzo dell’ISC. 

Valerio Baselli 13/04/2022 | 14:42
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Gli italiani hanno tradizionalmente un rapporto difficile con la previdenza complementare. Da una parte c’è la consapevolezza che l’assegno dell’Inps non basterà, dall’altra c’è però spesso una specie di blocco che impedisce di compiere l’ultimo passo. Cosa manca per far sì che i risparmiatori e i lavoratori pensino al fondo pensione semplicemente come parte integrante – di lungo periodo – del proprio portafoglio finanziario e non a qualche cosa di lontano nel tempo, di cui ci si potrà occupare più tardi?

La Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) ha recentemente pubblicato i dati sui costi delle forme previdenziali del secondo pilastro (fondi pensione negoziali, aperti e piani individuali di risparmio). Per fare questo confronto – dal quale si evince che le forme negoziali siano le più convenienti in termini di commissioni medie – la Covip ha usato l’ISC, indicatore sintetico dei costi. È il parametro più adatto?

Ne abbiamo parlato con Nadia Vavassori, responsabile della business unit dedicata alla previdenza complementare di Amundi Sgr.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.